Programma di concerto 2025-26

PROGRAMMA DI CONCERTO per l’inverno-primavera 2025-26

PRESENZE

  • Egon KORNAUTH – 3 KLAVIERSTÜCKE OP. 23: Präludium/Improvisation/Walzer
  • Bela BARTÓK – 6 DANZE IN RITMO BULGARO da Mikrokomos VI° volume
  • Alessandro TENAGLIA – SUITE 2025
    Ouverture alla francese/Passacaglia/A voce sola/Senza tempo/Katastrophé
  • Bela BARTÓK – ALL’ARIA APERTA, II°QUADERNO: Musica della notte/La caccia
  • Alessandro TENAGLIA – SONATA in 1 movimento
  • Franz SCHUBERT – IMPROVVISO OP.90 N.1

Tu hai portato…

Oggi mi é stato detto:

“tu non hai mai portato problemi, hai portato solo cose belle ed eleganti e senza tornaconto personale”.

Questa affermazione in risposta a una nuvola spessa di brutte chiacchiere messe in giro in quel contesto da finti amici invidiosi che avevano bisogno di una vittima.

Beh, il tempo é galantuomo, e a volte qualcuno puó anche vedere le cose con un po’ di obiettivitá.

Le mie liriche messe in musica: eccole

Non

Non al cielo azzurro ornato di nuvole bianche
Non alle stelle e alla luna nel nero profondo
Non al mare increspato dalla brezza estiva di sera
Non alla furia di libecciata invernale alla scogliera
Non al profilo di monte al tramonto
Non a castello e non a cattedrale
Non a via di mattoni colonne portali
A nulla di tutto il mondo mi confido
Nulla contiene la spinta a nulla di immenso
Ad alcuna meraviglia rivolge domanda
Ma al vuoto: si, il vuoto rimane
Che nel buio mi lascia in attesa
Del canto
E infine, prosciugato
Nel verbo.

Chi sei?

Chi sei?
All’acqua che bevo
Alla sedia che resta
Alla luce oltre la finestra
Al libro chiuso che aspetta
Alla mia mano che prende una tazza
Al mio ginocchio piegato
Alla porta che vedo di striscio
Al mio naso libero da occhiali
Allo spartito che tace
Alla giacca che aspetta l’armadio
Chi sei?
Cosí, di botto
Chi sei? senza preavviso
A un soprassalto sgomento
A un occhio sprofondato
Chi sei?
Come un sospiro
Che cerca uno specchio
Chi sei?
Chi sei?
Chi sei?

Io m’innamoro

Al cammino sulla spiaggia m’innamoro
Col sole in testa e il vento sulla schiena
E quando per tornare mi volto
Sul petto sul viso sulle cosce la sferzata
Mi spezza il fiato e del suo odore mi traspira
E mi rende la forza al mio ritorno

Respiro il vento contro.                   

Vivo lo sento forte sul corpo
E mare e spiaggia e cielo e sole
Dell’abbraccio col vento sono il letto.

Di chi ha negli occhi
E nel sorriso e nella voce
Tutto quel vento
E non lo sa,                                

Quando senza parole mi dice:
Sono di un mondo alieno
E di te non voglio fare a meno.

In verità io son a dire tutto questo
In quello specchio scompare tutto il resto.

Io m’innamoro.

Presenza (der Lindenbaum)

Presenza di ogni giorno mese anno età
Forte a lunghi passi, silente a balzi
Pesante da piegare le spalle
Da invecchiare il respiro.                 

Al pianto mi hai stretto per decadi ed ere
Prendendo fiato tra musica e fogli
Fino a cespugli di rose e al mio tiglio
Privo di fonte però, davanti alla porta.

Da un ampio molo proteso ti tuffi
Da un’erta boscosa senza stupide palme
A vivere mi lasci privato del lutto
Sciolta come vita e sale nel mare.

Dall’esserci e dal suo gesto forte
A camminare nel vento a passo svelto
E nel sole senza alcun sconcerto
In mezzo a tutto il resto ti saluto
Morte.

“Nur wer die Sehnsucht kennt…” “auf ewig wieder jung”

Solo chi conosce… Retorico e quindi vero
Solo la mancaza rimane
Che nel ripetersi la sua legge trova
Se verità esiste
E’ che nessuno conoscere potrebbe
Quel che non altri, ma egli stesso, ritrova
E pur non riconosce

Frante onde infinite del fraintendimento
Aggrappate a misteriosi rimandi ed echi
Delle impossibilità incatenate nel fatto
Istante eterno nella bianca veste

All’ultima vertigine solo il bianco resta
E il canto di anime diverse in questo specchio oscuro
Nei fuochi schiantati tra mancanza ed immenso
Solo suono
Sola voce
E in quella voce posso infine stare

Solo

NUOVA MUSICA IN PUBBLICAZIONE: SUITE 2025; 5 LIRICHE 2025; 2 LIRICHE 2025

Per la prima volta pubblico delle mie composizioni musicali.

Le prime esecuzioni non sono ancora state fatte.

Ce ne sono altre in arrivo.

Non aggiungo altro: naturalmente, è qualcosa di molto importante per me. Una vera novità di sostanza.

N.B. Verifico che i pdf non risultano scaricabili dal telefonino, ma lo sono se connessi dal p.c.

Marina Jarre: 100

Nell’agosto 2022 ho recensito per un blog nel frattempo scomparso dal web (purtroppo! era Cabaret Bisanzio di Lorenzo Leone) il libro di Marina Jarre “I padri lontani”, appena ripubblicato da Bompiani sotto la cura editoriale di Marta Barone.

Ripubblico questo pezzo in onore di questa grande scrittrice nel ricordare i 100 anni della sua nascita.

Marina Jarre I padri lontani Bompiani 2021

Marta Barone, curatrice di questa nuova edizione di questo libro irrinunciabile, apre il suo saggio introduttivo, dal titolo “La caparbia distanza”, con la seguente frase: “Marina Jarre è stata un grande e protratto mistero”.

Tutto è in questo titolo e in questo incipit. Ma sarebbe una perdita non venire a scoprire i significati di queste parole nel tessuto narrativo autobiografico di questo libro.

Autobiografia netta: niente di niente sulla problematica legata all’autofiction.

Una vita che ha oggettivamente ragioni di interesse per essere narrata.

Avrebbe potuto essere romanzata cogliendo diverse occasioni succosissime, credo che qualunque scrittore non avrebbe davvero resistito, e sicuramente il successo di mercato sarebbe stato a portata di mano. Però Marina Jarre ha seguito un’altra strada, per cui questo libro è infine irrinunciabile per un lettore che sappia cosa sia “leggere”.

Mai una concessione nè un’indulgenza. Una spietatezza sulla cresta del confronto diretto con Dio, che in questo libro assume una connotazione profondamente laica: tra cultura di fede evangelica valdese radicata di taglio identitario, e un senso dell’autocoscienza che non può proprio concepire di uscire da sè per farsi consolare in alcun modo e da alcuno.

Non voglio di proposito dare i luoghi, davvero inconsueti, di una vita vissuta in una dimensione totalmente europea e col senso del confine con l’Altro all’interno del quotidiano familiare.

Tutto va scoperto.

È un libro assai poco italiano, ma non solo perchè non vi si rilevino quei minimi connotati di identificazione, appunto, italiana, bensí perchè i temi e le evoluzioni sono davvero altri rispetto ad una sorta di koinè culturale italiana, generica e falsa, ma comunque di fatto esistente. Mancano le categorie di base perchè un lettore italiano possa trovare sè stesso rispecchiato in ciò che viene leggendo in questo libro, e nel modo in cui l’autrice asciuga e prosciuga il racconto, con aperture improvvise e lancinanti alla dimensione emozionale, che pare proprio ogni tanto traboccare a gocce da un boccale costantemente tenuto sul filo del troppo pieno, e quelle gocce emotive, che cadono quando meno ce lo si aspetta, prendono le sembianze di un senso di perdita del sè, molto piú che di un’effusione, pur umana; di un’emozione che comunque si sente ribollire ovunque, pur se costantemente distillata; gocce che si infrangono, ineluttabili, perdute.

Marina Jarre ci parla di sè, di sua madre, di sua sorella, di sua figlia. È un percorso matrilineare netto e assoluto.

Eppure, il titolo riguarda “I padri lontani”, e con ragione.

Non si tratta di un libro a tema sulle donne, perchè la sua pregnanza è ben maggiore di un qualunque ottimo libro di una donna sulle donne. Mi è parso, leggendolo, di entrare in un modo di essere donne che non può essere ricondotto a nulla che io abbia letto in precedenza, o in cui in qualche maniera mi sia imbattuto. Sicuramente si tratta di un libro che le donne, tutte, dovrebbero leggere, ma con questo ho posto un inutile limite.

La Storia stessa si riverbera nelle storie di queste donne in modalità talmente dirette e ineludibili, e l’indagine su di sè è talmente radicale, che ogni lettore trova di certo ragioni, se non di rispecchiamento, sicuramente di confronto.

La lingua: strettamente connaturata al modo di affrontare i temi, risulta asciugata, essenziale; eppure, a tratti, con pieghe subitanee di retorica, che potrebbero apparire incongrue, soprattutto perché pare programmatico il rifiuto di ogni idea di “bello scrivere”, alla ricerca di una semplicitá come esito di continui tagli, continue riduzioni del superfluo.

Ma infine, perchè vi scrivo di questo libro? Perchè, iniziatolo, non ho potuto lasciarlo, e non per seduzione, ma per totale antiseduzione: Marina Jarre DEVE dire quel che dice, e lo deve dire con pulizia, a tutti i livelli.

La pulizia profonda è frutto di grande, immenso lavoro, e non si trova a buon mercato: non è simpatica, non concede ombre in cui nascondersi.

Non lo legga un lettore sentimentale, estetizzante, arguto, brillante. Questo libro ha bisogno di lettori che lavorino alla pulizia, in ogni senso. Una lettura tanto rara da essere unica, e irrinunciabile.

HANNO SCRITTO DI “WALDEMAR”


Che piacere leggere “Waldemar”, che appagamento quando si ha a che fare con un’ opera che si presta a molteplici chiavi di lettura, animata d un meccanismo narrativo perfettamente oliato il cui funzionamento non attenua il gusto del lettore ma anzi lo amplifica.
Biografia di un personaggio le cui passioni sono sempre eccessive (rispetto alla morale comune, all’ opportunità, a volte persino per l’ oggetto stesso del suo amore), omaggio all’ opera di Isherwood, una vicenda caratterizzata da andirivieni temporali mai casuali, l’ opera risolve nel migliore dei modi il dibattito tra finzione, (auto)biografia, critica letteraria. Qui al centro di tutto c’è la forza di una narrazione trascinante che non solo coinvolge il lettore dall’ inizio alla fine ma lo spinge a andare oltre i confini della vicenda narrata per immaginare un seguito alle vicende dei personaggi. Che è ciò che si dovrebbe chiedere a un libro e “Waldemar” ci riesce in pieno. MAX BIENATI

Personalmente, e su questo mi dilungherò un poco, sono stato attratto dagli effetti metatestuali o metaletterali, sottintesi o no, che costituiscono pause o momenti di riflessione pregnanti (e allettanti). Questi momenti sono occasionati dalle inserzioni di passi di Isherwood, di cui il romanzo è debitore sin dal titolo. Sicché già nel terzo capitolo, significativamente intitolato «Nudo», il corpo svestito o che si sveste o che si riveste – messaggio sociale, rituale, simbolico – cagiona subito una riflessione sulla scrittura. La quale, si sa, è (anche) svelamento di sé, messa a nudo (esistenziale, spinosa, condizione liminare). Chi dunque si mette a nudo nei romanzi di Isherwood? Chi in questo Waldemar? La ‘risposta’ di Tenaglia sopraggiunge un tantino tranchant: In tutto ciò Waldemar nudo è il corpo (leggendario) che si fa superficie scrittoria. Quanti Waldemar in questo romanzo! LORENZO LEONE

Ma chi è Waldemar e cosa rappresenta? Egli è un giovane tedesco che incarna l’eros assoluto e spontaneo, la naturalezza, l’energia, la pura gioia, la vertigine sessuale, l’istinto che agisce in quanto tale e quindi non è mai immorale ma, semmai, pre-morale. Jonathan è un moderno Waldemar: un Waldemar non più tedesco bensì, rovesciandone i canoni ariani, africano. Insomma, Waldemar è per Saverio un modello di riferimento, sia umano che artistico. Umano perché è mero corpo che dà il piacere sessuale al di fuori della morale, e artistico perché, da personaggio “appartato” (appartato come Jonathan), quale sembra essere Waldemar in Ritorno all’inferno, dove c’è un narratore che parla in prima persona e che si chiama Christopher e che potrebbe essere Isherwood stesso, in verità ne è il protagonista. Perché in Ritorno all’inferno, «l’io narrante, Christopher, fa la biografia di Waldemar, ma come se non fosse così, non lo dichiarerebbe mai: di sghembo». Allo stesso modo di come in Waldemar, Saverio, interrogando le opere di Isherwood, in fondo non faccia altro che scrivere la biografia di Jonathan. GIANLUCA MINOTTI

Christopher Isherwood, se non lo si conosce, sa diventare subito una vera sorpresa. Una figura dai molti talenti, testimone per vocazione di tanti luoghi e non pochi pericoli, cuore sempre attento ai moti d’animo altrui e al loro ricco evolversi.
L’idea di legare Isherwood agli studi di Saverio, del quale seguiamo l’intera vita, è la catena di trasmissione di tutte le forze del romanzo: che ne scolpisce molte, di forze, non solo una. C’è forza nel sopravvivere al lutto da bambini, senza perdere né la tenerezza né la voglia di scoprire la vita; c’è forza nello scommettere su sé stessi, anche quando i modelli prevalenti dirotterebbero il destino ben altrove; c’è forza nello scegliere l’amore, anche prima di sapere se a quel corpo saprà corrispondere il nostro; c’è forza -la più grande- nell’affiancare la morte altrui ed accettare di scoprire, poco alla volta, quale segno ci lascerà. C’è il coraggio di vivere senza indugiare mai nell’incoscienza, attraversando tutto senza raccontarselo più semplice di come sia: l’incoscienza, quella beata, la puoi solo osservare con occhi amanti, un po’ come Christopher guarda Waldemar. Ha fatto tanti chilometri con me, questo bellissimo romanzo, e resterà legato alle sensazioni di questo periodo e al suono delle conversazioni col caro amico Alessandro Tenaglia, che lo ha scritto. È un libro difficile da lasciare; non mi era mai capitato di calibrare la lettura del finale con l’arrivo del treno in stazione, riuscendo a chiuderlo proprio sul suo frenare per farmi scendere. Ho viaggiato ancora, dopo quella sera, e pur avendolo finito l’ho riportato con me. In onore del senso di dipendenza con cui lui, il libro, ha deciso che lo leggessi; e per la voglia di averlo a tiro, non appena mi occorra chiedergli ancora qualcosa. VALERIA PICARDI

A prima vista il romanzo è la storia di Saverio, dal racconto dei suoi viaggi giovanili e della sua personale ricerca di sé, al racconto del suo ritorno a casa. Al contempo, il romanzo è però anche una riflessione dello scrittore sui temi e i simboli che operano nel racconto e, più in generale, una metariflessione sul senso dello scrivere, che Alessandro Tenaglia sviluppa a partire da un serrato dialogo con le opere di Christopher Isherwood. ELIO ANTONUCCI


“Waldemar” è un libro che arricchisce. Mi ha riportato indietro nel tempo ad un’epoca in cui i libri erano scritti con un’autenticità e una profondità che mi ha fatto piacere ritrovare in questo romanzo.
In “Waldemar” i personaggi sono reali, tanto che sembra quasi di conoscerli intimamente. Con il loro personale percorso di vita rendono reale uno scenario di emozioni, eventi e qualità umane che va ammirato come un dipinto: facendo un passo indietro e valutando il quadro generale, che emerge con chiarezza al termine della lettura.
L’intreccio è appassionante, intenso e ricco di evoluzioni sorprendenti che portano avanti questa saga familiare fatta di difficoltà, eventi drammatici controbilanciati da momenti di una delicatezza assoluta.
Nella storia del protagonista, Saverio, tutti i personaggi hanno un ruolo fondamentale ma ho apprezzato particolarmente il modo in cui sono stati costruiti i personaggi femminili, la cui forza d’animo, lucidità o grande umanità emerge in tutto l’intreccio e quasi accompagna Saverio nella sua evoluzione, come un fiume d’amore che lo spinge avanti. Il contraltare sono i personaggi maschili, che, come Saverio, affrontano un percorso interiore di crescita e scoperta del sé più profondo, a volte inaspettato.
Molto interessanti anche le parti del testo relative a Waldemar, il personaggio di Isherwood che dà il titolo al libro. Sono momenti preziosi per riflettere su temi quanto mai attuali, come le dittature, riemergere del totalitarismo, il plagio delle masse.
La scrittura è sempre fluida, leggera ma con grande capacità comunicativa che raramente ho trovato in uno scrittore.
In definitiva è un libro che consiglio di leggere, diverso dal solito, che vi lascerà davvero qualcosa di prezioso. Simone Perria

Lezioni di storia del teatro musicale venute benino

Ho sempre amato parlare di musica e di melodramma, e da quando sono a Udine ho gli insegnamenti aggiuntivi che me ne danno occasione.

Amo parlarne a qualcuno per fargli aprire nuove porte, scoprire nuovi percorsi, intraprendere nuovi viaggi.

Registrando le lezioni per facilitare gli studenti, ho il vantaggio di mantenerne traccia io stesso.

Qui alcune di quelle venute meglio.