Poesia da…

Sono davvero colpito. Ieri sono stato ad una presentazione-reading presso l’Universitá di un poeta morto appena lo scorso marzo, ricordato con sincero affetto ed evidente commozione. Poeta epico, viene definito, e a dipingerne la figura poliedrica si citano i suoi studi in antropologia, la sua ricerca sulle culture ancestrali, si proiettano alcuni filmati in cui suona l’arpa celtica e canta. Siamo all’Universitá, e il gruppo dei suoi sodali lo aveva candidato al Nobel.

Incredibilmente, non é il primo poeta con cui mi capiti di cadere in contatto che sia stato candidato al Nobel. Un altro ne conosco, in Abruzzo.

Ora: sinceramente per un Nobel mi aspetto un’altra evidenza. Ma quel che mi fa pensare é che un gruppo di supporto, in entrambi i casi, che abbia una sua facoltá a farlo, abbia proposto queste candidature.

In entrambi i casi ci sono pubblicazioni, ma non dalle maggiori case editrici: sgombriamo il campo dai soliti discorsi sulle spartizioni editoriali.

No: in entrambi i casi peró ci sono persone molto intraprendenti, che hanno facoltá a proporre candidature al Nobel e che si sono fatte prendere da tale entusiastico proposito.

Infondato, poeticamente davvero infondato.

E rifletto sugli esiti di tanta produzione poetica, ma anche in tutte le altre arti, che vive in un cono d’ombra e lí resterá, nascondendo molti possibili tesori non celebrati neanche da un gruppetto di amatori.

Che spreco.

Come funziona la candidatura al Premio Nobel:

  1. Non si può candidare personalmente: Il Premio Nobel non permette l’autocandidatura. 
  2. Nominatore: Una persona con i requisiti (professori universitari, membri del Parlamento, ecc.) deve presentare la candidatura. 
  3. Candidatura in formato PDF: La candidatura si invia al nominatore, che poi la trasmetterà al Comitato Norvegese per il Nobel. 
  4. Requisiti del Nominatore: I nominatori devono essere membri di assemblee nazionali, professori universitari, vincitori del Nobel per la Pace, eccetera. 
  5. Selezione: Il Comitato Norvegese per il Nobel valuta le candidature e seleziona i vincitori. 
  6. Premio: Il premio viene assegnato il 10 dicembre a Oslo. 

Chi può candidare?

I nominatori possono essere: 

  • Membri di assemblee nazionali e governi nazionali di stati sovrani e capi di stato.
  • Membri della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia.
  • Membri dell’Istituto di Diritto Internazionale.
  • Professori universitari, professori emeriti e professori associati di storia, scienze sociali, legge, filosofia, teologia e religione.
  • Rettori universitari e direttori universitari (o loro equivalenti).
  • Direttori di Istituti di ricerca per la pace e Istituti di politica estera.
  • Persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace.
  • Membri del Consiglio (o loro equivalenti) di Organizzazioni che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace.
  • Membri attuali e precedenti del Comitato Norvegese per il Nobel.
  • Ex consiglieri del Comitato Norvegese per il Nobel.

la conversazione … nella prospettiva del 17 maggio, giornata contro l’omofobia

Che bella cosa: saper conversare davvero.

Mi é capitato, per mia fortuna, e non poche volte. Resta poi l’esigenza di conversare cosí, e questo puó diventare un problema, perché non si puó fare con tutti. Il discrimine non sta in quanti libri si siano letti nella propria vita, o quali scuole e universitá si siano frequentate, ma nella capacitá di cercare la sostanza, nella disponibilitá a porsi sinceramente, nell’apertura a ció che l’interlocutore porta per noi di nuovo e sconosciuto, nel non mettersi sullo scranno del docente che impartisce la sua lezione.

Chi sa conversare appartiene a una specifica aristocrazia assolutamente paritaria: chi per un motivo o per l’altro si sente superiore non puó appartenervi. Per farne parte, occorrono doti fuori dell’ordinario, e quindi notabili, dunque nobili per merito.

Aggiungo una specificazione: domani, 17 maggio, ricorre la giornata contro l’omofobia.

E cosa c’entra con questo nobile tema della conversazione?

Una modalitá profondamente violenta anche se molto mascherata in cui si nasconde una radicata e radicale omofobia sta in quel modo di conversare che spesso gli uomini etero hanno con gli uomini omosessuali: l’apparente accoglienza fraterna, ma l’irrefrenabile necessitá di spiegare come vanno le cose, di mostrare di saperne di piú, di fare apprezzamenti che farebbe un maestro con l’alunno delle elementari. La totale incapacitá di accogliere l’altro come un pari, che puó anche avere una sua idea di come vanno le cose, che a volte su qualche argomento potrebbe saperne di piú, che dell’apprezzamento paternalistico fuori luogo giustamente si infastidisce.

L’uomo etero che sta bene con se stesso non fa mai cosí. Ne conosco, per mia fortuna, e sono cari amici, con cui  conversare ottimamente.

L’uomo etero che ha dei dubbi, peró, fa cosí per rassicurarsi, e per dimostrare a se stesso di essere migliore e soprattutto di non essere come quello stupido frocio.

Speranza in atto

Se il funerale di Francesco risulterá essere davvero l’occasione simbolica di una pace giusta per l’Ucraina e di una solida tregua preludio a vera pace in Palestina, tutta la retorica che ci ha travolto svanirá come neve al sole e la dimenticheremo facilmente, perché resterá una possibilitá di avere davvero speranza in un mondo migliore. L’immagine di Zelensky e Trump che parlano, Trump che sembra finalmente ascoltare, Zelensky che puó spiegare con calma, é davvero potente.

“E sempre in bocca al lupo”

“E sempre in bocca al lupo!” é quello che si sentiva sempre augurare Nicola Zingaretti da suo padre, nel quotidiano, e il senso era: ce la puoi fare, io sto con te.

Non é di alcun interesse per me dire se “La casa degli sguardi” é un buon film o quanto e come lo sia.

So che ha espresso qualcosa di importante in modo fortissimo.

Per me, vuol dire Girolamo e Saverio. Quel che sapevo e volevo dire sul rapporto padre-figlio l’ho scritto in Waldemar. Io ho dovuto inventarmelo scrivendo un romanzo.

E non aggiungo altri pensieri, che sarebbero solo meno compiuti.

Un padre come Zingaretti nel film é una benedizione. Ne ho incontrato qualcuno nella mia vita, raramente, ma è successo, e ho considerato una benedizione almeno poterli conoscere da amico.

Periodo visuale

Polveri in acrilico su tela, circa 90×160, 1998
Polveri in acrilico su legno, circa 60×60, 1995
Polveri in acrilico su legno, circa 60×60, 1995

Polveri in acrilico su legno, circa 90×90,1995

Polveri in acrilico su legno, circa 60×60, 1995
Polveri in acrilico su legno, diametro circa 80, 1995

Polveri in acrilico su tela, circa 120×70, 1996
Polveri in acrilico su stoffa sintetica, circa 160×80, 1997
Polveri in acrilico su tela, circa 120×80, 1998
Polveri in acrilico su tela, circa 90×90, 2001
Polveri in acrilico su legno, circa 80×80, 1999
Polveri in acrilico su legno, circa 45×80, 1999
Polveri inacrilico su legno, circa 80×45, 1999
Polveri in acrilico su tela, circa 70×40, 1999
Polveri in acrilico su tela, circa 70×45, 1999
Polveri in acrilico su tela, circa 70×45, 1999
Polveri in acrilico, olio, pennarello su legno, 2005

Ma che titolo si puó dare?

“Sa Professore, mi stavo commuovendo per quello che lei ha detto spiegando Così fan tutte, e poi Il flauto magico, parlando di Mozart che con la sua musica ci mostra la vita così com’è, e anche la scorsa lezione mi sono commossa, quando spiegava Nozze di Figaro e il finale…”

“Ah guarda, con l’altro gruppo leggevo il libretto di Nozze di Figaro, e arrivati al perdono finale, anche solo leggendo le poche parole del libretto, mi sono venute le lacrime, perchè avevo comunque in mente la musica di Mozart. Ormai sono come una vecchia zitella che piange per nulla…”

“Ma no, Professore, io la capisco, io capisco perchè diventando grandi ci si commuove facilmente: è perchè voi lo sapete com’è la vita, già lo sapete, e quindi capite tutti i dettagli. Noi giovani non capiamo niente perchè siamo impegnati a vivere!”

“Grazie di cuore, I., io amo insegnare per trovare questi momenti di contatto…”

“No Professore, io ringrazio lei!”

E sono uscito per avviarmi a piedi verso la macchina parcheggiata poco  lontano, passando per il centro. Mentre mi avvicinavo alla Piazza, ho sentito da lontano una fisarmonica che suonava La vie en rose, come già mi era capitato altre volte. Un musicista  di strada si siede su un gradino da molti mesi, e spesso suona questa canzone, e la suona benissimo. Mi ha sempre colpito. Mentre mi avvicinavo, sentivo che suonava tanto bene, con delicatezza, ma anche con un virtuosismo discreto, faceva tanti abbellimenti sottovoce, arpeggi, ribattuti, appena sussurrati, che rendevano la melodia ancora più vibratile. Lo vedo. Un piccolo uomo dignitoso, capelli e barba bianchi, molto abbronzato, vestito semplicemente ma con cura. Continuo a camminare, ma mi sento come fossi a Parigi, e così mi giro e vado a fermarmi davanti a lui, anzi, al suo fianco, dopo aver sfilato una banconota dal mio portafoglio. Mentre lo ascolto, lui china il capo dopo avermi guardato un momento, e va avanti a lungo, ripetendo la melodia con sempre nuove leggere, complesse, poetiche variazioni. Gli occhi mi si riempiono di lacrime che solcano le mie guance. Nel frattempo un giovane sui 30 anni, passando, prende una moneta e la poggia con cura nel contenitore di plastica, badando di non far rumore per non disturbare la musica e l’emozione. Quando finisce, il Musicista mi guarda e mi sorride ringraziandomi. Io mi avvicino, lui si alza.

“Mi ha toccato il cuore”

“Grazie… Mi fa sempre piacere quando qualcuno mi ascolta davvero…” e sorride con un po’ di timidezza.

“Come si chiama”

“La vie en rose…”

“Ma no, la canzone la conosco! Lei, come si chiama lei?”

“Liubo”

“Da dove viene?”

“Dall’Ucraina… E lei come si chiama?”

“Alessandro”, e ci stringiamo la mano.

“Sa, io insegno in conservatorio…”

Lui si mette un po’sulla difensiva

“Ah… E cosa suona?”

“Il pianoforte… ma… (con la voce spezzata) lei mi ha toccato il cuore…”

Lui mi sorride di nuovo, disarmato, grato, fratello. Gli stringo ancora la mano e me ne vado, continuando a piangere. Pensavo di chiamare subito i miei amici, B., J., ma ho avuto pudore. Hanno da fare, non possono perdere tempo con queste fantasie di un tipo strano.

Ho camminato ancora quasi un’ora: non ricordavo più dov’era la mia macchina, appena fuori del centro storico, e i 10 minuti realmente necessari si sono moltiplicati per cinque, per sei.

Si, a diventar vecchi ci si commuove perchè giá si conosce la vita. Conosco La vie en rose, conosco Parigi, sono dentro di me, e quando traboccano lo fanno in lacrime. Conosco la musica e tutte le emozioni che ci nuotano libere e vive, e i loro schizzi vitali si fanno lacrime. E invecchiando a volte non si trova facilmente la direzione per continuare a vivere.

Mi sono quasi scoraggiato, perso nel non trovar la macchina. Ma sapevo giá, anche, che non serviva a nulla, che ero solo patetico, e che dovevo continuare a cercare. Ormai stanco, l’ho trovata. Sono tornato a casa, mi son preparato la cena. Ho chattato con J. parlando di altre cose.

Non ho mai smesso di pensare a Liubo. Se invitarlo domani alla proiezione e poi a cena. Ho paura che si senta a disagio. Ma lui é un musicista che tocca il cuore, un fratello… Chissá, domani forse é ancora lí al suo posto…