Settembre…

A settembre si compone questo mosaico di un’annata complicata e difficile, ma evidentemente anche carica di energia. Una spinta creativa che non avrei mai immaginato: mai pensato di scrivere musica! Eppure, è dovuto succedere. Certo, ci sono versi e testi, ci sono citazioni letterarie, ci sono immagini, perchè una cosa sola non mi basta mai. È cosí, a chiudere un settembre che chiude un’annata, mentre ottobre farà da interregno per un’altra annata, che affronto in un modo interlocutorio. Si vedrà.

PERSONE E SUONI: TESTI

PERSONE E SUONI

composizione per violoncello, organo e voce recitante

TESTO N. 1

Il modello della relazione si struttura sulla base di due soggetti, uno di fronte all’altro, che possono essere in un contesto, o costituire essi stessi un contesto autonomo.

Uno prende il ruolo di dare il tono della situazione, l’altro, in opposizione e attrazione, e tutto ciò che può essere tra queste due condizioni, prende il ruolo di colui che domina la situazione, essendone la contraddizione interna,

ma anche il termine con o contro cui il primo soggetto può definirsi.

La condizione della relazione tra questi due soggetti in azione è simbolica.

Si tratta del dialogo,

del dialogo archetipico,

della strutturazione del logos che si suddivide in due soggetti

e che in tale suddivisione trova la sua verità, terza, che è tensione e ricerca.

Ben lo sapeva Socrate,

e Platone,

che nei suoi Dialoghi ci restituisce la tensione di ricerca filosofica di Socrate

nel suo dialogare maieutico ad aiutare la nascita della verità.

Che non completa mai la sua nascita.

La musica può essere estremamente sintetica, e riassumere tutto in due suoni,

uno di fronte all’altro,

due poli.

La musica, con il minimo, può esprimere l’essenziale.

Della vita.

Il problema è che normalmente nessuno lo avverte,

neanche i musicisti che esprimono quell’essenziale suonando i loro strumenti,

ma perdendosi nella realtà della produzione dei suoni e nelle sue regole,

e parimenti chi ascolta non lo avverte:

vuole sentire qualcosa che gli piaccia.

La musica, per questi motivi, non regge tanto a tale sintesi e al suo peso specifico esorbitante.

Come nella vita delle persone, ha bisogno di alleggerirsi,

di cercare diversivi, mutazioni, altri orizzonti.

Ha bisogno di giocare.

Come dei ragazzi su una spiaggia assolata d’estate:

sono pieni di vita, non possono certo accontentarsi di contemplare il mare e il sole e la sabbia:

no, devono viverli, conquistarli, immergervisi, respirarli, sudarli…

devono giocare!

E basta un pallone, un’occasione di un mezzo banale che concentri l’attenzione,

per trasformare l’archetipo dialogico di ricerca… in gioco.

Che il gioco parta! Un bel calcio poderoso di inizio per accendere la partita!

Quei giocatori non si conoscevano prima, e resteranno sconosciuti tra loro dopo, ma giocheranno senza esclusione di colpi, per stabilire chi prevale dando il proprio nome al gioco stesso, e chi cercherà di strapparne il dominio.

Giocheranno anche con quel gruppetto che con ostinazione vuole provare a stabilire regole paritarie, tutti uguali, siamo in 12 e nessuno vale più degli altri 11! Vengono lasciati a costruire il loro movimento ostinato, mentre la forza archetipica del dialogo resta salda nella sua determinazione, per quanto sgangherata.

Che parta il primo calcio! Lontano! Lontanissimo!

TESTO N. 2

Alla fine resta il caldo immobile della spiaggia assolata.

Il gioco ha esaurito le sue dinamiche, almeno per il momento, e lascia i due soggetti esausti,

quasi muti.

Hanno giocato insieme con energia, non si conoscevano prima e non si conoscono adesso,

ma hanno condiviso l’essenza della relazione, l’hanno vissuta, l’hanno costruita,

e ora sono lì, vicini, stanchi,

che respirano.

Puro respiro, profondo, regolare, che scende nel corpo di ciascuno e ne risale.

Anche il respiro è dialogico: inspira, espira.

Anche il battito del cuore è dialogico: sistole, diastole.

L’essenza di due suoni

con cui la musica sa esprimere la struttura profonda del pulsare della vita

e della relazione con cui si identifica la vita stessa

ne è archetipo.

TESTO N. 3

La bipolarizzazione dialogica è in primis interna al singolo,

ha un suo ritmo a due fuochi nella stessa individuazione del soggetto.

La spinta sempre incompiuta alla nascita è il principio divisibile dell’individuo,

della sua stessa esistenza come soggetto.

Quando due siffatti individui respirano insieme

può capitare che si incontrino con coincidenza di fasi, con facilità e fondersi,

ma possono anche mantenere la propria individualità,

seguire il proprio dialogo interno mantenendo fasi indipendenti da quelle altrui.

Si può percepire tutto questo come un urto.

La mancanza di coincidenza genera una sgradevolezza, una scomodità.

Come se Socrate si fosse mai posto il problema di rendere gradevole la ricerca della verità

e la sua estrazione alla nascita mai compiuta.

La maieutica, all’interno dell’individuo che cerca di diventare soggetto, e tra i soggetti,

non è mai gradevole, né comoda.

La gradevolezza, nella musica come nella vita, ha sempre preso troppo spazio,

e ha inquinato la ricerca, ha intaccato gli archetipi.

Nel respiro, profondo, di due entità soggettive che restano indipendenti ed estranee,

Oltre lo schema oscurante del gradevole,

l’incontro può trovare una nuova definizione,

per arrivare a modificare lo scontro,

dopo il gioco senza remissione di colpi, franco, vero,

in un puro esserci uno di fronte all’altro,

restando quel che si è,

e diventando,

nel respiro,

inspira,

espira,

sistole,

diastole,

una nuova sintonia

oltre la pretesa di assumere e dare identità

e di opporvisi dominandola

semplice esserci

uno di fronte all’altro

insieme

pari

nel respiro che scende nel profondo del corpo

e che ne risale oltre i limiti del proprio capo

su

in alto

distinti

diversi

insieme

luminosi

Assennato

Assenato é la parola.

Quando vorresti, forse dovresti, dire tante cose, ma non ne hai la spinta, l’impulso, perché ti é venuta a mancare la speranza che farlo possa portare a qualcosa di meglio.

Quando certe azioni ricevute hanno generato lo stato d’animo per cui ogni cosa che dici e che fai potrebbe essere usata contro di te.

Quando la realtà si staglia nella sua natura di interessi incrociati sempre potenzialmente, e spesso in atto, in conflitto.

Quando ti senti spinto a fare altro, pur di respirare un po’.

In un insieme di delusioni, le più varie, e anche inattese.

Tornare al proprio sé e restarci attaccati.

Fare una cosa alla volta,  sempre dicendoti alla fine: l’hai fatta, prendine giusta soddisfazione, anche da solo.

Una  testimonianza e un parere importanti

Queste parole cosí fondate e stringenti per una volta vengono da una persona che conosco personalmente, una persona che in un momento specifico della mia vita mi ha aiutato in modo sostanziale e inequivocabile, e cui a distanza di quasi 30 anni porto riconoscenza e stima che nel tempo si accrescono. Ciao Simon. Grazie anche di questa testimonianza e di questa opinione autorevole.

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Come va a finire

Senza esser nessuno, mi permetto di dire che, oltre ogni propaganda da ogni lato, la Russia deve trovare il modo di chiudere questa guerra perché la sua economia é al collasso, e Trump la aiuta nel farlo col massimo dei vantaggi possibili per Putin e per se stesso. L’Ucraina finalmente avrá un avvicinamento sostanziale all’Europa, che dovrá comprare armi dagli USA, e in Ucraina si stabilirá una enorme roccaforte armata a difesa dell’Europa. Alla fine, ci saranno nuove elezioni in Ucraina, cui Zelensky non parteciperá, gli verrá offerto un incarico di altissimo livello internazionale e un sostanziale esilio dorato, che lui accetterá di buon grado, mentre in Ucraina salirá al potere un Presidente “moderato” ben visto da tutti, in modo che tutti gli affari tra Europa, Russia e Usa possano ripartire, il petrolio russo esser venduto e acquistato, le nostre bollette scendere un po’, e i nostri populisti di sinistra e di destra restare un po’ zittiti. La ricostruzione in Ucraina sará il grande affare che rimetterá in moto l’economia europea. La prossima guerra di prestigio interno per Putin é giá iniziata in Azerbaigian, ma andrá avanti lentamente, e non sará di grande interesse internazionale.
Forse ci scapperá anche il Nobel per la pace a Trump, per neutralizzarlo, e iniziare la neutralizzazione delle destre estreme, di cui Meloni é il laboratorio internazionale.

Programma di concerto 2025-26

PROGRAMMA DI CONCERTO per l’inverno-primavera 2025-26

PRESENZE

  • Egon KORNAUTH – 3 KLAVIERSTÜCKE OP. 23: Präludium/Improvisation/Walzer
  • Bela BARTÓK – 6 DANZE IN RITMO BULGARO da Mikrokomos VI° volume
  • Alessandro TENAGLIA – SUITE 2025
    Ouverture alla francese/Passacaglia/A voce sola/Senza tempo/Katastrophé
  • Bela BARTÓK – ALL’ARIA APERTA, II°QUADERNO: Musica della notte/La caccia
  • Alessandro TENAGLIA – SONATA in 1 movimento
  • Franz SCHUBERT – IMPROVVISO OP.90 N.1

Tu hai portato…

Oggi mi é stato detto:

“tu non hai mai portato problemi, hai portato solo cose belle ed eleganti e senza tornaconto personale”.

Questa affermazione in risposta a una nuvola spessa di brutte chiacchiere messe in giro in quel contesto da finti amici invidiosi che avevano bisogno di una vittima.

Beh, il tempo é galantuomo, e a volte qualcuno puó anche vedere le cose con un po’ di obiettivitá.

Le mie liriche messe in musica: eccole

Non

Non al cielo azzurro ornato di nuvole bianche
Non alle stelle e alla luna nel nero profondo
Non al mare increspato dalla brezza estiva di sera
Non alla furia di libecciata invernale alla scogliera
Non al profilo di monte al tramonto
Non a castello e non a cattedrale
Non a via di mattoni colonne portali
A nulla di tutto il mondo mi confido
Nulla contiene la spinta a nulla di immenso
Ad alcuna meraviglia rivolge domanda
Ma al vuoto: si, il vuoto rimane
Che nel buio mi lascia in attesa
Del canto
E infine, prosciugato
Nel verbo.

Chi sei?

Chi sei?
All’acqua che bevo
Alla sedia che resta
Alla luce oltre la finestra
Al libro chiuso che aspetta
Alla mia mano che prende una tazza
Al mio ginocchio piegato
Alla porta che vedo di striscio
Al mio naso libero da occhiali
Allo spartito che tace
Alla giacca che aspetta l’armadio
Chi sei?
Cosí, di botto
Chi sei? senza preavviso
A un soprassalto sgomento
A un occhio sprofondato
Chi sei?
Come un sospiro
Che cerca uno specchio
Chi sei?
Chi sei?
Chi sei?

Io m’innamoro

Al cammino sulla spiaggia m’innamoro
Col sole in testa e il vento sulla schiena
E quando per tornare mi volto
Sul petto sul viso sulle cosce la sferzata
Mi spezza il fiato e del suo odore mi traspira
E mi rende la forza al mio ritorno

Respiro il vento contro.                   

Vivo lo sento forte sul corpo
E mare e spiaggia e cielo e sole
Dell’abbraccio col vento sono il letto.

Di chi ha negli occhi
E nel sorriso e nella voce
Tutto quel vento
E non lo sa,                                

Quando senza parole mi dice:
Sono di un mondo alieno
E di te non voglio fare a meno.

In verità io son a dire tutto questo
In quello specchio scompare tutto il resto.

Io m’innamoro.

Presenza (der Lindenbaum)

Presenza di ogni giorno mese anno età
Forte a lunghi passi, silente a balzi
Pesante da piegare le spalle
Da invecchiare il respiro.                 

Al pianto mi hai stretto per decadi ed ere
Prendendo fiato tra musica e fogli
Fino a cespugli di rose e al mio tiglio
Privo di fonte però, davanti alla porta.

Da un ampio molo proteso ti tuffi
Da un’erta boscosa senza stupide palme
A vivere mi lasci privato del lutto
Sciolta come vita e sale nel mare.

Dall’esserci e dal suo gesto forte
A camminare nel vento a passo svelto
E nel sole senza alcun sconcerto
In mezzo a tutto il resto ti saluto
Morte.

“Nur wer die Sehnsucht kennt…” “auf ewig wieder jung”

Solo chi conosce… Retorico e quindi vero
Solo la mancaza rimane
Che nel ripetersi la sua legge trova
Se verità esiste
E’ che nessuno conoscere potrebbe
Quel che non altri, ma egli stesso, ritrova
E pur non riconosce

Frante onde infinite del fraintendimento
Aggrappate a misteriosi rimandi ed echi
Delle impossibilità incatenate nel fatto
Istante eterno nella bianca veste

All’ultima vertigine solo il bianco resta
E il canto di anime diverse in questo specchio oscuro
Nei fuochi schiantati tra mancanza ed immenso
Solo suono
Sola voce
E in quella voce posso infine stare

Solo

Aggiungo poi i versi de L’Onda, che non sono miei, ma di mia madre: Maria Luisa Filippone Tenaglia.

In realtà, io ho messo insieme per questa lirica per canto e pianoforte due suoi componimenti indipendenti:

1

Il cielo grigio

la casa vuota

il corpo dolente

triste il tramonto

2

Avanza spumosa l’onda

ritorna più arzilla,

innalza la cresta biancastra

lambisce la riva grigiastra

e sassosa; ritorna più lieve,

si trae nel mare.

Lontana rispunta leggera,

avanza costante, tranquilla;

la riva l’aspetta, l’accoglie;

rientra nel gorgo, si spegne,

finisce nel nulla, nel gorgo.

NUOVA MUSICA IN PUBBLICAZIONE: SUITE 2025; 5 LIRICHE 2025; 2 LIRICHE 2025

Per la prima volta pubblico delle mie composizioni musicali.

Le prime esecuzioni non sono ancora state fatte.

Ce ne sono altre in arrivo.

Non aggiungo altro: naturalmente, è qualcosa di molto importante per me. Una vera novità di sostanza.

N.B. Verifico che i pdf non risultano scaricabili dal telefonino, ma lo sono se connessi dal p.c.