
Magda 1
Frau Magda Levy-Strauss cercava di distrarsi guardando le vetrine dell’Avenue Louise. Era uscita da casa sua in Rue du Buisson e si era avviata con calma verso lo studio del suo maestro di canto. Il grande boulevard che stava percorrendo era illuminato da un tiepido ed insolito sole per il consueto grigiore dell’autunno di Bruxelles, ma comunque quel pomeriggio restava triste e spento come sempre. Non aveva mai amato quella città, anche se era forse il posto giusto per lei. Tranquilla, elegante, internazionale, Bruxelles era un posto anonimo, dove era facile far dormire le voci e perdersi senza avvedersene in un oceano di cortese estraneità al suono di voci amabilmente falsettate; la voce di testa come simbolo di asessuata educazione nell’abitudine della lingua parlata aveva sempre dato a Frau Levy-Strauss un senso di riposante astrazione, che ben contribuiva a rimandare indietro le sue infantili cognizioni teutoniche delle voci dei grandi, ed anche se quella finta innocenza nel tono della voce della gente di Bruxelles, nella parte francese della città, quella che crede di essere una seconda Parigi, fosse per lei vistosamente artificiosa, la confortava molto quel modo di parlare perennemente aggraziato. Sembrava mancare ogni tipo di tensione. Bruxelles aveva poi un’altra caratteristica che ben si adattava a Frau Magda: era forse l’unico posto al mondo dove anche un sole splendente nel cielo terso e azzurro, il che peraltro compariva raramente, non toglieva alle strade, ai palazzi, ai grandi alberi, alle case antiche il ricordo del consueto grigiore; nulla a Bruxelles poteva cancellare il memento mori mai espresso ma da tutti vissuto.
Il modo in cui era venuta a conoscere il suo maestro di canto era molto curioso. Un giorno di quattro anni prima, rimettendo in armadio una giacca di suo marito, vide cadere un bigliettino e non poté fare a meno di leggerlo. “Ci vediamo sabato mattina al caffè di Rue du Bailli alle 10 e poi andiamo nel nostro solito nido alla Trinité: non vedo l’ora di farti tante carezze dove più ti piace… Monsieur Thomas è già stato informato, ci terrà la stanza rossa. Un caldo bacio. Jasmine.”
Frau Levy-Strauss sapeva benissimo che suo marito si incontrava con qualche signora, e sapeva che non era certo per le sue capacità amatorie che lui poteva conquistare una donna. Era normale, tutti gli uomini d’affari hanno una moglie decorosa e decorativa, e un’amante per far finta di essere ancora giovani, ed era parte del gioco fare in modo che lo si sapesse, come se il rendere nota la propria vitalità sessuale fosse una credenziale nel mondo del business, fosse un modo per far vedere di essere del tutto all’altezza della gara per l’arricchimento. Purché lom spazio lasciato all’esibizione della giovinezza dei sensi fosse educatamente arginato in un ambito preciso e non intaccasse le buone apparenze ufficiali. Del resto, Magda non poteva lamentarsi: aveva sempre ricevuto tutte le più educate attenzioni dal marito, era sempre stata formalmente rispettata, lui la portava sempre con sé nelle circostanze ufficiali e mondane, e la deferenza con cui in tali situazioni era presentata era per lei una garanzia di serenità, e le dava la possibilità di vivere negli agi borghesi di una capitale senza mai dover ripetere due volte una sua qualunque richiesta. Lei sapeva di essere una moglie perfetta, sempre curata e fine nelle sue sete bianche, con un che di nobilmente malinconico nella
pelle diafana e negli occhi distanti tra loro e distanti da ogni oggetto, con le sue perle perennemente sul polso sinistro in vari giri, e in un filo attorno al collo.
Ma era comunque una donna, anche se sapeva che ormai non poteva competere con le giovani, e non le giovava a nulla sapere di avere comunque una posizione di maggior forza rispetto a quelle… Non osava neanche nominarle. Comunque la sua curiosità di vedere chi fosse “quella” la portò a far colazione alle 9,45 di quel sabato mattina in un caffè di Place de la Trinité da cui poteva ben vedere
i tavoli in vetrina dell’altro caffè, quello dell’appuntamento, ed anche buona parte di tutta la piccola piazza davanti alla graziosa chiesa barocca. Suo marito arrivò puntuale alle 10 (era sempre stato un tipo preciso). In leggero ritardo arrivò quella. Era una donna alta, troppo alta per suo marito, con un soprabito rosso aperto ed una bella capigliatura scura sciolta al vento. Rideva e ammiccava, e suo marito rideva imbarazzato. Dopo mezz’ora i due si alzarono, girarono a destra in Place de la Trinité ed entrarono, dopo aver suonato e senza aver risposto, in un portone anonimo di fianco al ristorante greco, che subito si chiuse dietro le loro spalle.
Per un anno intero Magda aveva fatto finta di niente e aveva cercato il coraggio di suonare a quel portone e chiedere con una scusa a quel Monsieur Thomas chi fosse la bruna sfacciata. Il suo orgoglio femminile ferito la portava ad un’ulteriore umiliazione, ma non poteva fare a meno di pensarci, la sua curiosità montava sotterranea. Suo marito, come nessun altro, non si accorse mai di niente, neanche dell’ulteriore allontanamento dello sguardo di sua moglie da ogni cosa, e questo la
rendeva ancora più adatta al ruolo che lui le aveva assegnato, e per il quale la sua Magda era tagliata ad arte.
Alla fine, una mattina piovosa di dicembre, Magda suonò. Pioveva e tardavano ad aprire, e lei si bagnava. Infine comparve un signore piccolo ma ben fatto, vigoroso e dalla voce molto timbrata, di età indecifrabile, con occhi freddi e taglienti come lame. “Chi è?”
Da “la vove di Mignon – Viaggi nel canto tra Goethe e Schubert”