Coraggio e necessità

“Mentre cedo la mia opera al pubblico, mi sorge il timore che molti, nonostante tutto il lavoro che la sostanzia, la stimeranno un’improvvisazione insufficientemente documentata. É ormai destino di chi vuol trattare problemi culturali di doversi arrischiare su diversi terreni che non conosce a fondo. Supplire prima a tutte le mancanze del mio sapere era escluso per me, e me la sono sbrigata rispondendo di ogni dettaglio per mezzo di un rimando. Per me si trattava di scrivere o non scrivere. E di una cosa che mi stava molto a cuore
Perció ho scritto” (Leida, giugno 1938).
Conclusione della prefazione a “Homo Ludens” di Johan Huizinga

Proprio oggi riflettevo (come se una riflessione avesse certo il suo inizio…) sulle autocensure che le vicende dello scorso anno hanno attivato in me. 

Qualcosa che mi è molto caro ho dovuto scrivere, in musica, facendo diventare musica anche dei versi scritti negli ultimi 4 anni. 

“Ascoltando le tue liriche ho capito meglio come sei fatto”: come se fosse un complimento, o se avesse un qualche interesse per qualcuno, capire come sono fatto.

“Ma Girolamo da dove esce? non ci corrisponde a nessuno che conosciamo della famiglia”, e così per molti altri personaggi e molte altre situazioni dei miei romanzi: come se l’importante dello scrivere e pubblicare fosse soddisfare le curiosità guardone e pettegole di chi vuole scoprire eventuali miei segreti personali. Posto che siano così originali.

Quel che davvero avevo da dire e  ho detto probabilmente per molti dei miei lettori è stato solo uno sfondo, e non così importante.

Per molti altri, al contrario, quel che avevo da dire, e ho detto, e ho detto al mio meglio, è andato a segno, e ha fermentato creando un ottimo vino rosso e denso di emozioni. Per loro, ne è valsa la pena, che io scrivessi. Per me, ne è valsa la pena, che anche altri mi fraintendessero: grazie a questi.

Bisogna prendersi responsabilità e coraggio anche dei fraintendimenti inevitabili. Sperando che non soverchino tutto il resto.

Prendere la decisione di scrivere è un atto di coraggio. A me, per necessità, il coraggio non è mai mancato. Non sono un temerario, ma sono un reattivo, e al momento giusto faccio quel che devo fare senza pensarci troppo.

Le autocensure indotte da motivazioni esterne non possono durare: “Per me si trattava di scrivere o non scrivere. E di una cosa che mi stava molto a cuore. Perció ho scritto.”

Persino nello stile mi ritrovo: chiudere la frase con un punto, e ricominciare con un “E…”.

E nessuno creda che finisca così.

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