
Ecco una serie di piccoli estratti da questo Liederabend in cui con Giovanna Lanza ho potuto fare un’esperienza davvero speciale.
Seguiranno altri materiali meglio acconciati.
https://youtu.be/2biLxOsvECM?feature=shared
https://youtube.com/shorts/k96u0ezOYQc?feature=shared
https://youtu.be/P9EmspuDwFs?feature=shared
https://youtube.com/shorts/MJOPWeDItX8?feature=shared
Oltre il verso:
il Lied come vibrazione dell’indicibile
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INTRODUZIONE AL PROGRAMMA
Il Lied parte sempre dalla parola poetica, e vorrei prima di tutto partire da alcuni tratti essenziali di questi due Poeti, Eichendorff e Müller, molto diversi e distanti tra loro, ma in realtà con importanti affinità.
Joseph von Eichendorff (1788-1857) è un poeta intimo e sognante che esprime un romanticismo sincero ma lontano da ogni spinta rivoluzionaria o passionale. Se la generazione romantica va connotata per il suo carattere indomito e per la sua giovanile necessità esistenziale di esprimere i tumulti dell’anima in un mondo che viveva sotto la cappa della restaurazione post-napoleonica e della censura, Eichendorff ne rappresenta un aspetto raccolto e solitario: giovane di nobile famiglia, dipinge nei suoi versi bozzetti vivaci o incantati di un mondo che dal reale trascolora nell’onirico, nel sogno ad occhi aperti, in un incanto cui si abbandona come al mondo cui veramente sente di appartenere. Emblematico in questo il componimento Mondnacht, che in pochi versi appunto ci regala una visione che trascende la semplice descrizione e la semplice nostalgia, ma apre a un mondo in cui il tempo resta sospeso. Va detto però che è stato Robert Schumann con la sua musica a rendere questo incanto un momento di perfezione: si tratta di uno dei capolavori assoluti dell’intera letteratura liederistica nel suo complesso, dove la mano del Compositore porta questi versi di Eichendorff ad un’elevatezza e ad una pregnanza che da soli assolutamente non raggiungono.
Eichendorff narra anche delle leggende popolari, seguendo quella ricerca propria di tutto il movimento romantico tedesco di una nuova mitologia autoctona a partire dalle fiabe popolari e dalle saghe nordiche e che prescinda completamente dall’eredità classica. Una di queste è Waldesgespräch in cui si racconta della bella strega Melusina e della sua capacità incantatrice. Il tono è leggero, da poesia popolare, e anche Schumann nella sua scrittura musicale ne tratteggia la drammaturgia con mano leggera e spirito da cantastorie.
Ecco: in questa narrazione dal tono semplice e popolare troviamo la maggiore affinità tra i due Poeti presentati in questo programma. Eichendorff cerca un tono semplice e popolare con la cura del nobile colto che di quella semplicità ha bisogno per liberare la propria anima. Wilhelm Müller (1704-1927) è poeta che viene dal popolo: figlio di un calzolaio, si è meritato, grazie a intelligenza e duro lavoro, di proseguire negli studi classici fino a diventare professore di filologia, non senza aver rinunciato per un periodo agli studi universitari a Berlino per arruolarsi volontario e patriota nell’esercito prussiano. Uomo che si immergeva nella vita quanto negli studi, nei suoi versi non è uscito da luoghi simbolici spesso retorici, di una retorica popolare che però in lui, che proveniva realmente da una famiglia semplice di lavoratori, riesce a mantenere un’innegabile freschezza, quella stessa spontaneità che deve aver colpito il pur esigente Schubert. Oggi non viene ricordato che per i due meravigliosi monumenti al Lied scritti da appungto da Schubert, il ciclo Die schöne Müllerin e il suo seguito, Die Winterreise, che in questo programma viene eseguito quasi per intero. In entrambi i cicli protagonista è lo stesso giovanotto: nel primo ciclo si racconta il suo bandalzoso vagare per boschi seguendo il corso di un ruscello, e interrogando il ruscello stesso, il sole, gli alberi, la luna e le stelle, i fiori e le nuvole per trovar risposta a quella voglia di vivere che non ha risposte ma solo curiosità sensibilità entusiasmo, e a quel sentimento d’amore che da quando nasce vuole solo realizzarsi. Purtroppo il nostro giovanotto, povero e sognatore, nulla può contro la prestanza e la maturità del Cacciatore per conquistare il cuore della Bella Mugnaia, e non gli resta, ormai finita la bella stagione, che affrontare in solitudine il suo Viaggio D’Inverno. I suoi pensieri sono ancora rispecchiati in un tiglio, o in una cornacchia, o in un organetto di strada, ma qui è Schubert che esorbita e spedisce i pensieri cupi di un giovanotto vittima di una delusione amorosa in quel territorio assoluto in cui l’umor nero, la nostalgia, la delusione, il dolore diventano vertigini dell’umano che non sa più come vivere. Die Winterreise è creazione schubertiana di tale intensità e perfezione artistica nella musica in cui i semplici versi di Müller mai avrebbero potuto immaginare di trovarsi ad essere occasione per il raggiungimento di tale altezza e profondità. Schubert è nel suo ultimo anno di vita, ma di una vita breve: ha solo 30 anni, è un giovane pieno di sogni e di passione, ma tanto malato e troppo sensibile per essere solo un giovanotto qualunque. Nella Winterreise il viaggio è quello nel buio della mente, nell’oscurità dell’umano, e non a caso questi Lieder sono interpretati indifferentemente da cantanti uomini o donne: il personaggio del giovanotto dei versi di Müller attraverso la musica di Schubert diventa l’Essere Umano che annega nel dolore cui non riesce a dare nomi ne confini. La scrittura di Schubert sembra in molti momenti di questo ciclo andare verso l’intensa e drammatica contrazione che ritroveremo nella musica espressionista di Berg, sembra a tratti che da questi Lieder nascano poi la figura di Wozzek e di Lulu insieme. La riduzione all’essenziale, ma anche la ripetizione ossessiva di questo essenziale, e il tratto ossessivo dell’essenziale: in questi Lieder Schubert ci porta in una definizione a-storica, oserei dire a-stilistica, di un romanticismo notturno che trova in sé stesso il proprio paradigma e la propria unicità.
Alessandro Tenaglia
https://www.operamundus.com/news/i-lieder-di-schuman-e-schubert-al-conservatorio-di-udine/