Geografie dai miei libri La Voce di Mignon: il Lago Maggiore


La terrazza dove era stata servita la cena faceva parte di una villa settecentesca di stile neoclassico, con marmi rosa al pavimento, bianche colonne a reggere un aereo loggiato interno in secondo ordine ed un bel trionfo affrescato sul soffitto con tinte tenui e luminose alla maniera del Tiepolo, anche se non privo di qualche ingenuità prospettica che tradiva una mano di valore non elevatissimo. Il salone, ornato nei suoi angoli di statue di eroi classici di buona fattura e di candido marmo di Carrara, dava su quella meravigliosa terrazza, non troppo grande in verità, ma perfetta nelle sue proporzioni, e soprattutto affacciata su un angolo di lago incantevole, da cui baluginavano le luci dei paesi distesi sulla costa ed arroccati sui monti, e da cui per un tratto breve ma magico l’orizzonte non si chiudeva sull’altra sponda ma lasciava l’illusione che il lago, appena interrotto dal profilo delle Isole Borromee, fosse infinito, complice la tenue foschia che avvolgeva i tratti del paesaggio in lontananza. Waldi era doppiamente felice per aver tenuto il suo concerto in un orario tardo pomeridiano, consentendogli di ammirare nell’ultima luce del crepuscolo estivo quella meraviglia di paesaggio da quel pezzo di paradiso condensato su quella terrazza. La fortuna di poter cenare in tale luogo da favola era capitata perché uno dei fondatori benemeriti della società concertistica per cui Waldi aveva suonato era il proprietario della villa, il conte Adriano Obertenghi. Quando gli organizzatori gli avevano detto che dopo il concerto si sarebbe stati ospiti di tale conte, Waldi ringraziò, ma tra sé pensò che sarebbe stata una di quelle serate paludate e noiose che gli avrebbero tolto uno dei più attesi piaceri. Con un certo cortese distacco strinse la mano al conte quando gli fu presentato, ma subito la sua preconcetta freddezza si sciolse quando avvertì, al primo contatto ed al primo incrocio dei loro sguardi, che questi era un tipo franco, interessante e gioviale. Obertenghi gli disse subito che era felice di poter passare una bella serata con lui ed i suoi amici, e Waldi intuì dal modo in cui glielo diceva che tutto sarebbe andato bene.
(La voce di Mignon, viaggi nel canto tra Goethe e Schubert, cap. Waldi, 2)

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