Annotazioni sul suonare in pubblico, dopo aver ascoltato un concerto pianistico. Festival di Husum, pianista Christian Grøvlen.

Si può mostrare carattere e avere dita che sanno correre producendo un bel suono. Bene.

Si può decidere, eseguendo un pezzo noto, che basti accentuare le due caratteristiche per poter fare qualcosa di interessante. No: non basta. Irritante.

Si può accettare la sfida di suonare un pezzo grande e difficile che non suona nessuno, e quindi, da una parte, esser liberi dal confronto e dalla necessità di fare qualcosa che “si noti”, e, dall’altra, utilizzare tutte le proprie risorse intellettuali, virtuosistiche, di ricerca creativa per inventare un’interpretazione che non esiste ancora. E vincere la sfida.

Si puó poi, nei bis, liberi, dare spazio a qualcosa di davvero personale e che si ama molto, come una propria composizione. Bisogna aver saputo comporre, prima, ovviamente, ma a questo punto del concerto tutto è stato già fatto, il contratto (con l’organizzazione e col pubblico) è stato onorato, e quindi si può anche pensare di esser da soli con la Musica e col Pianoforte.

La propria intimità con la Musica e col Pianoforte, si direbbe ora casualmente in pubblico, ma in realtà con la ricchezza dell’energia propria  dell’essere in pubblico, di avere tanta gente attenta ad ascoltare, e che nutre la creatività dell’interprete, dopo aver suonato bene un programma molto impegnativo.

E arriva il miracolo. Quello che non si raggiunge ogni volta, quello che non è dato a tutti raggiungere.

Perchè bisogna avere davvero qualcosa di prezioso e di importante dentro di se’, altrimenti non succede proprio nulla.

Io ero nel pubblico, che ha percepito il miracolo. Qui, adesso, ne ho cercato le parole per dirlo e perchè ne resti l’eco.

Festival di Husum 2024, recital di Christian Grøevlen.

Battaglia vinta con energia, intendimento, gusto e inventiva  riguardo alla sonata di Sinding op. 91: abbiamo un giovane uomo di carattere che suona il pianoforte davvero con gran classe, e che ha qualcosa di serio da dire.

Miracolo avvenuto con un pezzo  da una sua opera lirica non ancora pubblicata dal titolo “Edda Gabler”.

Ho ringraziato di cuore il pianista per il dono ricevuto avendo partecipato al suo concerto. Non gli ho detto semplicemente che era bravo. L’ho ringraziato.

Seconda volta

Eseguirò di nuovo questo programma specialissimo debuttato a Udine in Conservatorio lo scorso 9 luglio e accolto con tanto calore.

Stavolta, data la destinazione, sarà incorniciato a dovere da due composizioni lisztiane molto speciali, e assolutamente in tema.

È un programma inaspettatamente vario, in cui mi identifico molto, e che replicherò ancora varie volte.

Apocalypse Now

Non dimenticherò mai le mie sensazioni quando ho visto questo film al cinema appena uscito.
Non ho mai voluto rivederlo in tv.
Non si può guardare in tv comodi in poltrona e distratti.

Un’opera in cui autore e protagonista rischiano la vita, e il deus ex machina l’ha già persa, ma dall’oltre-mondo dove si trova tira fuori il monologo piú devastante che attore abbia mai vissuto. Perchè da quando compare Brando, tutto è solo un suo monologo.

Un artista può solo morire nella sua opera. Dopo averla compiuta, non sarà piú lo stesso. Coppola e Sheen sono arrivati alla materializzazione estrema di questo processo, hanno prodotto i loro rispettivi capolavori assoluti, rischiando l’annientamento totale. Brando era già oltre l’annientamento, ed è stato il loro mentore in questo processo, doloroso e terribilmente pericoloso, ma meravigliosamente fruttifero.

Nel mio piccolo, nella mia minuscola esperienza, ho conosciuto questo processo, che per me è stato doloroso e pericoloso, ma fruttife

Chi sono?

Mi guardo allo specchio e penso: ma come mai avrei potuto immaginare di diventare cosí?

No, non si tratta di autocommiserazione.

Quel che vedo mi piace.

Sono abbronzato, un’aureola di pelo virile bianco orna le mie spalle su fino alla nuca, spalle abbastanza piene, non ossute, che migliorerò in palestra, e i tatuaggi sul mio torace villoso argentato e le mie braccia impiumate sono belli, eleganti, unici. Le lunghe basette bianche e i baffi compensano la pappagorgia, che alla fine non mi sta male.

Gli occhi e lo sguardo mi fanno sempre piú impressione: la somiglianza con quelli di mia madre invecchiata, le stesse borse agli occhi, e allo stesso tempo con l’espressione di mio fratello, anche se loro non si somigliano, ecco, queste identità diverse sul mio viso si incrociano e si mischiano.

Come mi ritrovo a guardarmi le mani in certi gesti, a considerare come muovo le gambe a volte, perchè ci ritrovo mia sorella, e da una parte sono felice, dall’altra ogni volta mi sorprende, in quell’istante, il dolore che lei non ci sia piú.

Mi disse arrabbiata “non avrei fatto nulla di tutto quel che hai scelto tu nella tua vita”, e subito dopo, calmandosi, “ma è evidente che neanche tu avresti fatto nulla di quel che ho scelto di fare io nella mia”. Lei e la sua logica.

Mi guardo, e mai avrei potuto immaginare che quel bambino che ero potesse diventare quest’uomo anziano cosí. Neanche il ragazzo, il giovane, il maturo che ero. E questo sono.

Dicono che fisicamente io assomigli a mio padre.  Forse guardandomi posso vedere lui, come sarebbe invecchiato. Se gli fosse stato dato. Lui che non ho mai visto, se non in sogno.

Mi sorprendo di me, ma mi riconosco.

I segni di forza e sensualità, come le ferite e i dolori, e la verità di chi davvero sono, sono in quel che vedo.

Chi sono davvero?

Sono un artista non riconosciuto. Non abbastanza.

Sono un uomo che ama il sesso, e non se ne stanca.

Sono un animale che lotta per star bene e continuare a piacersi, che vuol dire vivere.

Sono una persona che infine fa quel che aveva sempre voluto fare, i dettagli contano poco.

Sono un uomo che ama, ed è anche riamato, ma la solitudine resta intatta.

Sono un ragazzo eterno che si innamora degli amici, per cui le amicizie sono relazioni rare e forti, di qualità non cosí diversa dagli amori che si chiamano amori, solo con la sublimazione del sesso in altre dimensioni, siano arte o gran mangiate non ne cambia il valore. Ma lo specifico di queste relazioni sta nelle parole e negli sguardi, e negli slanci, e nel rispetto. E nei silenzi.

Sono un uomo fedele che non ama una sola persona. Contraddizione che il mondo non puó capire. Ritrovo questo stesso tratto in tanti, ma io lo so che sono cosí, loro invece perlopiú lo negano, e io non insisto troppo, forte della mia conoscenza.

Sono il ragazzo perenne che si sente tradito a non ricevere quel che lui stesso dá: chissà se mai crescerò, chissà… intanto, questa è una malinconia costante.

Il lutto pare esser scivolato via, finalmente. Finalmente.

Mi guardo allo specchio e mi piaccio, esattamente in quel che vedo, e in quel che ci vedo. E penso ancora al futuro, guardandomi, in modo molto fisico: l’abbronzatura va mantenuta, il pelo bianco vi risalta, e le spalle e il torace vanno riempiti. Le basette e i baffi forse resteranno.

A tutto continueró a lavorare. Come potrò. Gli occhi che vedrò allo specchio, poi, mi diranno come staranno le cose.

Un buon libro. Uno.

Penso d’aver scritto un buon libro.

Ne ho scritti diversi, di diverso tipo, di diversi contenuti. Ma in realtà sono un solo libro. Ancora incompiuto, perchè scriverò ancora, ma si tratta di un buon libro.

Non si tratta di presunzione, ma di consapevolezza.

Questo non facilita affatto le cose, ma è cosí.

So cosa ho fatto finora, so come, so perchè, e ne considero il risultato in se’.

Questo non semplifica affatto un bel niente.

Però so chi sono, e so cosa ho fatto finora.

Perfect days

Finalmente ho visto Perfect Days di Wim Wenders
Si, andrò ancora al cinema, per trovare (raramente, ma succede) film che si possono guardare solo al cinema e che sono perfetti: film dove c’è qualcosa di importante da dire, la capacità di dirlo nel modo migliore, e una capacità di farlo costruendo bellezza.

Film cosí sono rari, ma esistono, e rendono il cinema un dono.

In realtà mi sono autocensurato.
Il mio pensiero completo estende quanto scritto a ogni arte, e prioritariamente a quelle che pratico: musica e letteratura.


Tra i libri, accade ancor piú raramente che tra i film.
Alla fine, leggo soprattutto i classici perchè tra i libri nuovi, scritti “da chi ricomincia sempre da capo” e da chi si martella col mantra della pura invenzione incrociata con pura forma e da chi si arrovella sulle varianti dell’autofiction, e da chi scrive “noir” perchè spera di vendere (!) con la pretesa che attraverso erotismo e crimine in una trama arzigogolata si possa raccontare il nostro mondo… alla fine mi son scritto dei libri che nel loro insieme ne sono uno soltanto (come Silone che si definiva autore di un solo libro…) perchè in fondo ho scritto qualcosa che avrei voluto trovare da leggere, confondendo completamente i ruoli.

Si, lo so, risulto presuntuoso.

Ecchissene…

Leoni

E chissà come chissà perchè,

anzi lo so pure, ma faccio finta di no,

ieri notte chattando in diretta ho concepito un dramma compiuto

un dialogo anche stavolta

per il mio amico attore Nicola Pietrangeli e per me

è tutto chiaro e definito

basta che mi metta a scriverlo

Incredibile la mente creatrice!

“Leoni” il titolo

si tratta di emozioni forti

senza reticenze

con un mistero che resta inviolato

Un dialogo tra due figure in conflitto

che in realtà sono una stessa persona

Ci sarà un pianoforte che sarà suonato con musiche improvvisative originali

e una lotta senza quartiere

Nulla di accomodante.

Arriverà il testo

Poi arriverà la messa in scena

Senza fretta

.

Il Paese

Vai in giro per la festa del paese, e li rivedi tutti. Sorrisi. Abbracci con qualcuno. Quattro chiacchiere dopo tanto tempo con chi è piú caro. Vedi l’ex Sindaco, che ha appena passato il mandato, un amico, e sta sereno e sorridente. Vedi il nuovo Sindaco, che si fa la sua prima festa di paese nella nuova carica, e gli stringi la mano, e lui ti dá importanza. Un paesino piccino e quasi disabitato, stasera pieno di gente che sta bene. Una festa ben fatta, senza esagerazioni, senza troppo rumore, semplice.

Qualche pettegolezzo, ci sta. Riempie il tempo e gli orizzonti stretti di tanti, in un paesino, e fa parte del sistema di espulsione delle tossine… entro certi limiti, quando non diventa tossico esso stesso, e lo diventa… ma non stasera.

Assaggi di vini che vanno subito in allegria, e ci sta.

E un nomade che passa la vita a metter su case nuove come me, un pezzetto di radice, qui, ce l’ha messo.

“Ti confidi con il tempo”

Un messaggio privato che non posso perdere

ieri stavo guidando
non potevo scrivere

il mio bisogno di condividere…
sai, io sono scrittore: ho bisogno di scrivere i miei pensieri forti nel momento, e ho bisogno di comunicarli.
So che molte volte mi espongo troppo, e sono criticabile.
I musicisti di solito non parlano cosí come ho fatto io dopo aver fatto un concerto.
Ma io sono scrittore, e ci sono cose che in quelle 24-36 ore si sono condensate per me, cosí dense che ho DOVUTO scriverne e pubblicarle.

Mi sento molto ‘inattuale’ perchè normalmente la gente non comunica, non reagisce, non da’ riscontri, oppure, se lo fa, lo fa in modi che oscillano tra il ridicolo e il violento.

In realtà cerco sempre: lancio costruzioni di ponti, che di regola cadono e non arrivano ad altre sponde. Chi scrive fa sempre questo.

A volte con qualcuno il ponte si costruisce, raramente.

Il mio entusiasmo: non so, se sono entusiasta: so che sono tenace, e appassionato, che amo l’incontro, ma non faccio piú sconti per nessun incontro che non mi corrisponda davvero. So che ho una grande energia, una forza, che devo far espandere, altrimenti mi scoppia dentro. È molto simile a quella sessuale. È un’esigenza di espansione molto simile. Il piacere che ne ho è molto simile. Fa parte del mio essere uomo. Un uomo castrato non è piú un uomo, soffre e basta. Non so se è entusiasmo. È una spinta alla vita, se non potessi piú provarla sarei morto.

So che molti leggono e mi trovano strano, addirittura osceno. Ma io sono strano e sono osceno! Almeno lo sono rispetto a chi passa la vita a preservarsi, per mille motivi tutti riconducibili alla comodità.

Però sono un osceno che cerca di non fare pornografia, ma di costruire una forma, nella quale l’oscenità diventi essenza e non sia puro spreco e sfogo banale.
Io scrivo.

La banalità del mezzo (i social) la costruiamo noi. In realtà il mezzo ha molte potenzialità, insieme ai grandi rischi. Io ci navigo in mezzo, consapevole.

Tu sei una roccia per me
so che, se scrivo, almeno tu puoi capirmi
so che tu sei una persona intera e integra con cui posso respirare.