Se vogliamo parlare un po’ sul serio, mi piace uscire da questo termine così inflazionato, autofiction, per tornare ad un’espressione più fuori moda e ormai decantata: storia romanzata, con la quale si descrive una vicenda con fondamenti documentali e reali che viene narrativamente elaborata a seconda del disegno narrativo e del desiderio del narratore.
Quando, in una vita precedente, studiavo Antico Testamento in Facoltà Valdese, il Professore non si stancava di ripetere, anche con acribia, che nel Vecchio Testamento NON troviamo la storia di Israele, e che tutto ciò che vi viene narrato NON è storico (nè la cattività babilonese, nè quella egiziana, nè il ritorno in Terra Promessa, nè la distruzione del Tempio… figuriamoci poi della storia di Davide e Golia, di quella di Sansone e Dalila, di quella di Sodoma e Gomorra, di quella della moglie di Lot trasformata in statua di sale…)
Tutte le stelle della tv si fanno scrivere da pseudo-abili ghost writers le proprie autobiografie, con fatterelli veri romanzati da chi sa (o millanta di saper) maneggiare la parola scritta meglio di loro.
Il narratore d’arte, chiamiamolo così, che vuole dire delle cose e costruire narrazioni a partire dalle vicende della propria vita deve saperlo fare, e i cercatori di pettegolezzi che spaccano il capello sui riscontri, devono darsi pace: ciò che sia vero o non lo sia non conta NULLA. I parenti stretti e gli amici maligni del narratore possono perdere le loro energie a sottolineare “le cose non sono andate davvero così”, “sta mentendo”, “ma come si permette!”, “ma davvero ha fatto queste cose orrende?”, eccetera, ma non conta nulla, se non per allontanare quei parenti e quelle relazioni e lasciarle ai loro torbidumi.
Ciò che conta è se la narrazione, il romanzo che leggo risponde con efficacia alle domande sulla coesione interna e sui meccanismi narrativi, sulla forma letteraria, al singolare o al plurale, sulla sua capacità di coinvolgimento del lettore per potergli davvero dire qualcosa, sull’avere qualcosa da dire.
Se poi vuoi usare storie di famiglia sapide e piccanti per provare a far quattrini, hai già stabilito cosa sia importante per te.
Ecco, secondo questo misero romanzatore e narratore d’arte che resta letto nei suoi romanzi da una ristretta cerchia di amatori, e che ha ben conosciuto i ricercatori del pettegolezzo, l’ambizione è quella di esser preso come un totale falsario, ma con un senso e una consapevolezza irrinunciabili.














