Cose di chiesa.
Cose d’amore.
Anche cose di omosessualità e tutto il resto.
Questo passo non è mai stato selezionato per Waldemar-in-recital, e non a caso: va letto da soli.
…
– Jonathan, mi guardi ancora come quel primo giorno al mercato?
Jonathan non ha nessun dubbio su questa cosa. Non riesce a dire nulla però. Incapace di parlare, le prende le mani sulla tavola e le stringe forte. Ma è troppo poco, e si alza, gira intorno al tavolo, la prende per le braccia, e la tira su in piedi, se la avvolge nelle sue braccia, e all’orecchio, a fior di labbra, senza voce, risponde
di sì. A quel sì, anche lei risponde all’abbraccio, erimangono così per tutta la speranza di vita futura che possono osare immaginare.
Poi Elizabeth fa una cosa davvero inaspettata per Jonathan. Si scioglie dall’abbraccio, esce dalla cucina, gira intorno alla casa e bussa alla porta di Saverio. Saverio, che in qualche modo la
aspettava, o comunque aspettava qualcosa, apre subito. Lei sulla porta, senza entrare, gli chiede
se può venire da loro in cucina perché ha da dire delle cose anche a lui. Saverio la segue subito, sempre col suo passo lento di quando le cose sono difficili, e accetta l’invito di Elizabeth a sedersi al tavolo con lei e Jonathan.
– Saverio, e Jonathan, adesso noi siamo solo tre persone in una situazione difficile, e io non posso parlarti come se tu fossi quello che ci ha dato una casa, una sicurezza, un posto per vivere coi nostri bambini, tutto vero, ma ti parlo come quello che può essere il peggior pericolo per noi.
Ci hai dato un posto per vivere, ma forse questo non è più un posto per vivere, per noi. Però io conosco Jonathan, e un po’ conosco anche te, e ora siamo tre persone.
Saverio prende fiato per provare a parlare, ma Elizabeth non glielo permette.
– No Saverio, adesso parlo solo io.
Permettimi, adesso parlo solo io. E mi dovete qscoltare per un po’. Ho molte cose da dire. Io non parlo mai: io lavoro, penso ai miei bambini, lavoro, penso a mio marito, lavoro, vado al culto e prego. Io faccio, non parlo. Per me è difficile. Ma per fortuna sono cresciuta andando nella mia chiesa metodista, e lì, quando ci sono i problemi, si parla. Io lì ho imparato fin da piccola che quando ci sono dei problemi, si parla.
Saverio non sa se sentirsi più tranquillo di fronte a quel proposito di parlare, o se avere ancora più paura di quel che possa venirne fuori. Di parole si era nutrito, tante ne aveva dette, ma
sulle cose davvero sue aveva sempre parlato poco, aveva sempre compiuto azioni, ma parlato poco. Adesso Elizabeth vuole parlare, e Saverio sente improvvisamente di essere senza difese.
– Ora c’è un bel problema, proprio grosso, almeno come questa casa, e come tutti gli anni che abbiamo passato qui, e come tutti gli anni
che devono venire.
Saverio prova a inserirsi per dire che sulla casa loro non dovevano avere problemi, che lui avrebbe fatto qualsiasi cosa perché loro non lasciassero la casa, ma non può, Elizabeth gli fa un gesto imperioso con la mano, e lui rimane ammutolito.
– Saverio, e Jonathan, ora vi racconto una cosa un po’ complicata, almeno, per me molto
complicata, che ho capito solo stanotte. Due anni fa eravamo in chiesa metodista a Macerata, tu lo
sai che andiamo al culto almeno una volta al mese, anche se è lontano da qui, era gennaio, era
la prima domenica dopo Capodanno, e il Pastore non c’era, ma c’era un predicatore laico a tenere il culto. Lui aveva scelto quella lettura del Vangelo sulla Samaritana, e aveva fatto un bel
sermone. Diceva che l’incontro tra Gesù e la Samaritana, quando le chiede l’acqua da bere, e le fa vedere che sa tutto di lei anche se non l’ha vista mai prima, e così lei lo riconosce e Gesù la manda a raccontare che ha incontrato il Cristo, viene subito dopo quel momento in cui si racconta di Giovanni che battezza tanta gente, e dice che verrà qualcuno cui lui non è degno neanche di legare i sandali, ma che lui, Giovanni,
deve annunciarlo. Il predicatore diceva che la storia della Samaritana era un modo per spiegare in modo più semplice quel che succedeva nel battesimo in acqua di Giovanni, in attesa del
battesimo in spirito del Cristo, che è una cosa complicata, ma che con la storia della Samaritana si capisce meglio. Gesù sapeva che la Samaritana era una peccatrice che andava cogli uomini, ma glielo dice solo per dimostrarle che lui non era un uomo qualunque. Nel Vangelo non si dice niente su cosa farà la Samaritana, se diventerà pura, se lascerà i suoi uomini. Niente. Però lui chiede l’acqua a una Samaritana, e i Samaritani erano persone che tutti disprezzavano, e che faceva la donnaccia, però manda lei ad annunciarlo, senza giudicarla. Il battesimo di Giovanni, l’acqua al
pozzo della Samaritana.
In fondo alla chiesa si era messa una che conoscevo poco, una bella
donna sudamericana, con un cappotto tutto bianco. Dopo il sermone, mentre il culto continuava, aveva cominciato ad attaccarsi dei fogli sul suo cappotto bianco, dove c’era scritto che i peccatori omosessuali non potevano predicare il Vangelo. La gente se ne accorse solo alla fine. Il predicatore non la vide neppure, lei non era andata da lui a parlargli, e lui alla fine del culto si era fermato a chiacchierare con
un’amica che non vedeva da tanto tempo, uscì da un’altra porta e in quel momento non si accorse neppure di quel che era successo.
Jonathan non si aspettava di certo che Elizabeth tirasse fuori quell’episodio. C’era anche lui quella mattina, Saverio era tornato a casa per Natale a trovare il babbo, e loro due avevano avuto il tempo di vedersi da soli e di fare l’amore. Poi Saverio era ripartito per fare Capodanno con i suoi amici a Vicenza, e lui non sapeva quando lo avrebbe rivisto, forse l’estate successiva, e lo salutò sperando di dimenticarselo, perché lui voleva essere un buon marito, e ogni volta che lo rivedeva e lo riabbracciava era una gioia, un
piacere irrinunciabile, e una spada nel suo orgoglio.
– Un mese dopo siamo andati ancora al culto, e sembrava tutto normale, ma alla fine ancora quella sudamericana, Ester, si mise a discutere ad alta voce col pastore e col presidente del consiglio di chiesa, un signore anziano, che non diceva una parola, mentre il pastore cercava di calmarla e di farla ragionare, sempre su quel
predicatore omosessuale, che era pure lui lì a parlare con altri, e sullo scandalo che uno così.andava a predicare in chiesa.
Jonathan interviene.
– Sì ma perché parli della nostra chiesa? Sai che Saverio non c’entra niente con la chiesa, dobbiamo parlare di noi, non della chiesa. Io ho sbagliato tutto. Saverio vive come gli pare, io sono un cristiano, sono africano, e ho sbagliato tutto.
– No Jonathan, adesso fammi raccontare. Le cose si capiscono solo se si parla, e devo dire quello che solo adesso ho capito da quella storia.
Due mesi dopo si fa un consiglio di chiesa su questa cosa. Ester era sempre arrabbiata, il predicatore stava zitto. Il pastore diceva che lo
scandalo vero era stato il comportamento di Ester, e che fra fratelli non si fa così, ma ci si avvicina in privato e si dice quel che non va, e si parla. Il presidente diceva che però quel predicatore, bravo, preparato, per carità, era un
tipo un po’ particolare, e altri dicevano che sì, era un po’ troppo particolare, anche se era preparato
e bravo. Il nostro fratello del Ghana, quello che parla sempre per noi alle riunioni perché anche
lui fa il predicatore, disse che in Africa queste cose non si fanno, che un uomo che va con un altro uomo fa peccato grave, come dice la Bibbia in tanti passi, con la storia di Sodoma e poi con quello che dice l’Apostolo Paolo, e che è vero che Ester ha fatto scandalo, ma che aveva delle buone ragioni, perché un omosessuale non si può
accettare a fare i sermoni e tenere il culto della domenica.
Saverio comincia a capire. Elizabeth sapeva tutto, da tempo, evidentemente Jonathan aveva
parlato con lei, e con quel racconto vuole parlare di come tutto l’argomento sia un peso enorme,
una vergogna, una cosa che le persone per bene e i buoni credenti africani come loro non possono accettare. Saverio si rende conto in quel momento di aver portato un inquinamento davvero grave in quella coppia, e ne è davvero dispiaciuto.
Poco contava cosa Jonathan fosse per lui. La parola amore non la usava mai. Chissà se si era mai innamorato. Sì, di Giorgio. Da ragazzo. Di Galatea? Era quello amore? Tanto aveva letto visto ascoltato sull’amore che aveva rinunciato a chiedersi cosa fosse il suo sentimento per chi gli piaceva, per chi lo attraeva, per la persona che prendeva i suoi pensieri. Jonathan era tutto questo, di sicuro. Era questo l’amore?
Elizabeth riprende.
– Tanti poi parlarono, qualcuno difendeva il predicatore, qualcuno diceva che i fratelli del Ghana avevano le loro ragioni, qualcuno diceva, anche un po’ litigando, che la Bibbia non si deve prendere alla lettera come fanno i fondamentalisti. Alla fine parlò il predicatore, e disse solo una cosa: che lui era omosessuale, e che non lo aveva mai nascosto, che il pastore e tutti gli amici lo sapevano, ma che non è uno che si presenta e dice: “Buongiorno, io sono un omosessuale!”, e che a fare delle dichiarazioni così pubbliche su di lui doveva essere lui stesso a farlo, mentre invece quel parlare della sua omosessualità in quel modo, a partire da quella dimostrazione di Ester, era stato un abuso, un abuso grave contro la sua persona.
Per un momento rimasero tutti in silenzio. Sì: doveva essere Jonathan a parlare di sè, nessuno aveva il diritto di parlare al posto suo di cosa voleva dire che faceva l’amore con Saverio.
Di questo Saverio era sicuro. Come anche che doveva essere lui stesso a parlare di sé, della sua
l omosessualità, o bisessualità, o chiamiamole come vogliamo. Ma non era questo il momento.
La posizione di colpa in cui lui e Jonathan sono messi all’angolo è senza uscita, ancora una volta non ci sono diritti per loro, solo vergogna.
Dopo la fine della storia con Giorgio aveva giurato a se stesso che non avrebbe mai più
vissuto in quella colpa, per non vivere in quella colpa non aveva più voluto cercarlo, ed ecco, era
di nuovo precipitato in quella fossa.
– Poi Ester ricominciò, ma era falsa. Diceva che lei non aveva niente contro di lui, il presidente lo stesso. Il predicatore disse una cosa un po’ dura sul presidente, che aveva gestito male la cosa, e che aveva fatto montare tutta la
faccenda senza rispetto per lui e senza rispetto per il bene della chiesa. Il pastore mise fine alla
riunione dicendo che essere omosessuali non è un problema nella nostra chiesa, e che un
predicatore predica perché è bravo, perché ha studiato, perché sa dare quel servizio alla chiesa,
perché il buon Dio lo aiuta a predicare, e che se è omosessuale o se è un padre di famiglia
tradizionale non c’entra niente. Anzi, disse che la nostra chiesa non discrimina nessuno, neanche gli omosessuali. All’uscita salutò tutti con un unico gesto un po’ frettoloso, diede la mano solo a quel predicatore, e se ne andò scuro in viso.
Un momento di silenzio. Jonathan non sa dove Elizabeth vuole andare a parare, ed è molto in ansia, da una parte, ma dall’altra si sente tranquillizzato dal tono di Elizabeth, tranquillo, controllato, privo di ostilità.
– Ecco. Questa cosa mi ha fatto pensare, allora. Anche Jonathan era con me, sicuramente si ricorda queste cose. Noi veniamo dal Ghana, e da noi in chiesa gli omosessuali non ci sono.
Chissà, forse ci sono, ma nessuno lo sa, perché per noi in Ghana gli omosessuali sono più peccatori degli altri, molto di più, e portano
disonore a tutti. Qui in Italia è diverso, anche se in quella riunione tanti fratelli italiani, e anche il presidente del consiglio di chiesa, alla fine davano ragione a Ester, anche se dicevano che aveva esagerato. Ma che ne so io, io sono
africana. Io so però che quel predicatore era bravo, che quel sermone sulla Samaritana mi era
piaciuto, e che lui mi sembrava una brava persona. E poi sapevo che la vita fa scherzi strani. Sapevo di te, Saverio, e Jonathan, lui mi
aveva parlato, perché è una brava persona, e sapevo che poi tu non eri più tornato qui, a casa tua, per questo.
Saverio vuole intromettersi ancora una volta, perché per lui c’era stato un altro motivo, ancora più personale, per non tornare, e che le cose erano ancora più complicate. Ancora una volta
Elizabeth lo ferma. Elizabeth nel suo modo di pensare non immaginava che c’entrava anche la morte di Girolamo. Chissà perché, Jonathan ed Elizabeth non avevano considerato quel peso per
Saverio. C’è solo il loro peso, e certo non è cosa da poco, ma non vedono anche il resto riguardo a
Saverio, come di Saverio, in realtà, non sanno nulla.
– No, zitto Saverio, se mi fermo non riesco più a parlare. Parlare per me è una fatica. Ora tocca a me. Noi poi stavamo qui in questa casa, e vedevamo che a un certo punto arriva Germino a lavorare col Signor Girolamo, e che Germino era sempre in giro, e che si fermava anche la notte.
Una mattina abbiamo visto che erano tutti e due alla stessa finestra di sopra, a petto nudo, il
Signor Girolamo che abbracciava Germino, era mattina presto, ed era chiaro che il Signor Girolamo dormiva con Germino. Non erano fatti nostri, e lui era un buon padrone per noi. Non faceva per niente il padrone. Era proprio una
brava persona. Germino era sempre allegro, l’orto era ricco, noi ci lavoravamo anche un po’, ma facevano tutto loro, sembrava sempre un gioco per loro, lavoravano come buoi, ma erano
sempre felici, e io facevo conserve con tutte quelle cose buone. Non ci mancava mai niente.
Poi Germino è morto, all’improvviso, e tuo padre si è spento, e non si è più ripreso. Non ho mai visto un uomo tanto triste. Ester era proprio una stupida: il peccato ce l’abbiamo tutti, ma l’amore è amore, e se ti muore quello che ami, uomo o donna è lo stesso: tu soffri. Girolamo soffriva
tanto. Noi stavamo qui, vedevamo che lui si spegneva come una candela.
Jonathan intanto si è incurvato sulla sedia, guarda al pavimento coi gomiti sulle gambe e tenendosi la testa tra le mani, e pensa a come
Girolamo e Germino erano allegri, e a come avrebbe voluto anche lui essere così allegro e alla luce del sole con Saverio, ma non era possibile, perché lui non avrebbe mai voluto rinunciare alla sua regina, alla donna più bella del mondo di cui era sempre innamorato, e ai suoi bellissimi
bambini. Appena il giorno prima si erano baciati all’aperto, in mezzo a una strada. Forse era stato quel venire allo scoperto che lo aveva fatto impazzire più di ogni altra cosa. Un sogno che si realizza può essere molto duro. Ma perché la vita è così difficile e ingiusta? Perché devi scegliere tra le persone che ami e ti rendono felice? E come fai a essere felice tagliandoti un pezzo di te? Da quando si era innamorato di Saverio, gli sembrava di essere davanti alla scelta di doversi
tagliare una gamba o di tenersela malata perché senza non poteva camminare, ma quella gamba gli faceva anche tanto male e non c’era medico che potesse guarirla. Quella gioia era per lui un sogno, che raccoglieva in quei pochi momenti che riusciva a ritagliarsi con Saverio, quando andavano a pescare insieme davanti agli. Angeli a Pedaso, e poi a cercare posti nascosti per far l’amore.
– Quella mattina, era sabato, il 14 ottobre del 2006. Me lo ricordo bene perché il giorno dopo Sara faceva quattro anni, l’ho trovato io appeso al trave della rimessa. Aveva sempre tenuto il tuo bancone in ordine, pronto per te se lo volevi usare ogni volta che tornavi all’improvviso. Si era preso il tuo sgabello per salirci in piedi, e poi gli aveva dato un calcio. Noi non siamo più entrati lì dentro. Non lo so perché lo ha fatto. Parlava poco.
Si consumava, giorno per giorno, qualcosa lo inaridiva da dentro. Solo una sera mi ha detto che era stato felice due volte, ma due volte aveva perso tutto, e che era tanto stanco.
Elizabeth si ferma, e nessuno prova a parlare in quel momento. Saverio senza respiro, col torace incavato dentro la larga schiena curva, le guance appese, cadenti, le braccia abbandonate sulle gambe con le palme rivolte in alto. Jonathan ha lo sguardo fisso su Elizabeth e le stringe la mano. Ma non può vedere Saverio in quello stato, vede che ha addosso solo una camicia, ma fa freddo, e prende quella giacca del Signor
Girolamo che gli aveva dato il giorno prima per mettergliela sulle spalle. Saverio sembra quasi riaversi, e si infila le maniche, sorridendo a Jonathan.
Quello era il vero motivo per cui non era più potuto tornare. Elizabeth non poteva forse capirlo, ma con Jonathan aveva interrotto le sue relazioni già un anno prima, e non avrebbe smesso di tornare a casa ogni tanto solamente per non incontrare Jonathan, che non pensava fosse davvero così importante per lui, perché non
pensava, mentendo a se stesso, di esserne davvero innamorato. Comunque tornava solo ogni tanto. Certo, dopo quella interruzione, che era avvenuta più nella sua mente, senza parlarne apertamente con Jonathan, quindi in modo presuntuoso in realtà, pensava che sarebbe bastato tornare ancora più di rado, che la sua vita era già stata tanto complicata con Galatea e tutto il resto, e non voleva più proprio nessuna complicazione.
Ma quando Girolamo si uccise, l’ultima cosa che poté fare fu fargli il funerale insieme a Germana e a Stefano, e anche Jonathan ed Elizabeth che ormai facevano parte della famiglia, e da quel momento sentì che non poteva
più tornare. Forse, col tempo, chissà. Infatti erano passati cinque anni, fino a quell’autunno
Jonathan ed Elizabeth pensavano che non tornasse per causa loro. Ma si sbagliavano.
Elizabeth piange un momento, poche lacrime, che inghiotte in fretta per ricominciare a parlare,
con un tono più flebile.
– Io pensavo che Jonathan era guarito, che tu eri andato via, che lui non aveva più quei pensieri e che tutto era passato. Abbiamo ricominciato a fare un pezzo di orto, non tutto quello che facevano insieme il Signor Girolamo e Germino, perché io e Jonathan lavoriamo fuori, ma insomma, la famiglia cresceva, e noi facevamo la nostra vita tranquilla, felici di quello che avevamo. Quando ieri Jonathan è diventato pazzo, ho avuto tanta paura. Avevo paura che se la prendeva con me: tanti uomini fanno male alle donne in casa, tutti qui lo sanno, e ho avuto tanta paura. Ma Jonathan non mi ha toccato. Ha rotto il tavolo, e se n’è andato. Poi non tornava, e ho
avuto paura che non tornava più. Ho avuto anche paura che si ammazzava, perché un uomo del
Ghana queste cose le vive come disonore, un disonore grave, e forse Jonathan voleva salvare
l’onore dei suoi figli. Ma a me non importa niente di onore o disonore. Jonathan è un bravo padre, è un uomo buono. Mi ha sempre voluto bene.
Stamattina io gli ho chiesto una cosa importante.
E lui mi ha risposto.
A quel punto Elizabeth smette di parlare a Saverio, si volge a Jonathan, che sembra accorgersene, lui alza la testa, e poi si tira su con la schiena, e guarda Elizabeth negli occhi mentre lei gli parla.
– Io voglio mio marito, e lo voglio vivo, e lo voglio felice. I suoi figli hanno bisogno di un papà che li fa crescere e che sta bene, che non è triste. Johnas ha tredici anni, cresce in fretta, il tempo corre, e ci vuole un padre vicino a lui, e Sara
diventa presto una signorina, e Beniamino viene subito dopo, e cerca sempre te per farsi coccolare, e io adesso lo so che senza Saverio diventi matto, che queste cose non si cancellano,
che non si guarisce. Mi sono innamorata di un uomo speciale. Non è facile, ma io sono ancora
innamorata. E anche tu.
Jonathan si alza e va da Elizabeth, si mette in piedi dietro di lei, e le massaggia le spalle amorevolmente mentre lei riprende a parlare guardando Saverio.
– So che noi non lo sappiamo davvero cos’è l’amore, ma che nell’amore si vive, e intanto si
aspetta che succede. Io adesso voglio solo che troviamo un modo per vivere tutti bene, e che nessuno di noi soffre. So che anche tu Saverio sei un uomo buono. Io non ti capisco, io sono una ragazza che faceva il mercato, ma riconosco quando una persona è buona, e quando non lo è.
Non lo so come, Dio mio, davvero non lo so come, e spero che Tu ci aiuti, ma siamo in tre, e ci dobbiamo provare, tutti e tre, a capire come possiamo vivere.
A quel punto nessuno prova più a dire qualcos’altro. Saverio guarda Elizabeth come se fosse una regina.
Esce in silenzio, con un sorriso, e torna poco dopo con una cosa in mano.
– Questo era della mia mamma, ti prego di accettarlo.