La storia narrata non ha nessuna importanza: l’arrivo dell’angelo della morte per una ricca bellissima e malatissima signora che vive vessando i suoi dipendenti, e la morte passa per un anello con una pietra fantasmagorica. Quanto di autobiografico e di auto-sarcastico ci sia per i coniugi Taylor-Burton è evidente. Losey crea un mondo visivo di una bellezza paradossale e perfetta, in cui i due grandissimi e bellissimi interpreti gigioneggiano prendendosi in giro ognuno per se’ nei loro personali narcisismi con una forza ai limiti della violenza espressiva dissimulata da una composizione visiva delle scene e delle situazioni e dei colori che appare patinata e di altissimo livello decorativo, ma che ha il suo vero specchio solo nella forza del mare del vento del cielo di Sardegna, che ovviamente è totalmente a-estetico e a-morale.
Si, ma l’angelo della morte, bello e cinico, é un poeta, il cui tesoro è il suo piccolo quaderno di versi, che lei peró sbeffeggia. Offensivo a sua volta nel rifiutare la profferta amorosa della bellissima, e sembrando avere come unico scopo quello di carpirle il magnifico anello, dopo averglielo preso e dopo averle chiuso gli occhi per sempre, lo mette nel calice del bicchiere della staffa, e lo getta in mare. Il buon Losey resta se stesso, mentre i due si beffano della propria bellezza, dei propri diamanti veri, della propria fama mondiale, e insieme ci vogliono dire che nulla vale se non quell’elettricità tra di loro, e la poesia, l’arte.
Nel 1968 Taylor e Burton potevano fare qualsiasi cosa: erano la coppia più famosa del cinema mondiale, ma nella loro anarchia hanno fatto questo film assurdo, clamoroso fallimento al botteghino, odiato dai critici, e poi nel tempo diventato un vero cult-movie. I divi non imbrigliabili che se ne fregano, che giocano coi ruoli di Cleopatra e Antonio che li hanno fatti innamorare e che li ha resi le star immense che erano, e che alla fine annegano tutta la loro straripante fisicità negli ornamenti superflui e nel fuoco dei loro sguardi blu e viola, dirompente tempestoso e superiore a tutto come il mare di Sardegna.

















































































































































