Un anno

Ho passato qualche minuto a scorrere i titoli dei miei articoli qui su WordPress e la mia pagina FB Alessandro Tenaglia Scrittore Musicista per l’anno appena passato, il 2023.

Ho trovato che mi assomigliano molto, moltissimo. Per chi volesse sapere chi sono (anche se forse bisognerebbe chiedersi come mai) vi troverebbe davvero quel che piú parla di me.

Chiedendomi, appunto, perchè mi sia cosí rappresentato, entrerei in una sfera davvero di interesse solo personale. O forse è semplicemente tutto evidente. Ma di certo, da artista (e non mi sottraggo alla specificazione che dirmi artista sia pura rilevazione di un dato di fatto identitario, e non un giudizio sulla qualità dell’artista che sono) sono una persona che produce cose e che entra in relazione con l’altro e con gli altri, quindi che un artista si rappresenti e si presenti fa parte in se’, appunto, del suo essere artista.

Il dato che le cose fatte in questo anno mi assomiglino molto, moltissimo, è per me un conforto: nel mio personale percorso ambisco non alla banale coerenza, che per lo piú è rigidità sterile spacciata per dote morale, ma a poter rispondere in modo il piú attendibile possibile alla domanda che mi pongo costantemente, che mi scappa anche a tradimento tra me e me nei momenti piú improbabili:

chi sei?

Artista che si pone in relazione.

Questa una possibile ma assolutamente inesaustiva risposta.

Persone che secondo buon senso dovrebbero essermi vicine sono imbarazzate, o annoiate, o infastidite, o tutte queste cose insieme piú altre ancora, anche piú cattive (si dovrà pur ammettere che l’oscurità, nella vita, esiste) e mi hanno lasciato da solo in questi momenti in cui davvero io sono io. Ma questo è legge universale: chi ti è strutturalmente vicino mal sopporta che tu sfugga allo schema in cui egli ti è strutturalmente vicino, che tu non ti identifichi totalmente in quello schema, che tu abbia la tua organica evoluzione che vada oltre il fisiologico invecchiamento, il quale rientra nello schema come ordine naturale della vita ed è dunque rassicurante.

Appuntamenti mancati e quindi persi. È cosí.

Questo però corrisponde alla legge universale di una difficoltà profonda: se io che sono a te strutturalmente vicino non ti riconosco piú, se tu sfuggi all’immagine strutturale che rivesti nel mio inconscio, immagine connessa a quelle relazioni infantili e adolescenziali fortemente affettive che hanno strutturato il mio modo di essere e di rappresentarmi il mondo, il mio mondo stesso mi trema sotto i piedi, e mi sento personalmente destabilizzato. A questa destabilizzazione non si sa, perlopiú, rispondere in modo adeguato, ma la si sfugge. Puoi anche fare l’artista, ma tanto, dai, su, sempre quello che eri resti, non fare il bambinone. È molto piú facile reagire cosí.

Eh no: è proprio qui il fatto.

Per questo la domanda che mi pongo costantemente, e che mi scappa anche nei momenti piú impensati, è

chi sei?

E non so mai rispondere.

Mi cerco.

Nel cercarmi, cerco l’altro.

Nel cercarmi cercando l’altro, cerco gli altri.

E in modo del tutto ovvio, per me, tutto questo avviene nel fare cose artistiche.

Questi due diari dell’anno passato mi assomigliano, dicevo, ed è un conforto: nel non aver mai la risposta alla domanda che irrompe

chi sei?

trovare questa somiglianza a posteriori mi dice che la ricerca va nella direzione giusta.

E tanto mi basti.

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