8 12 9 5 sulle parole di Edipo mancanti ad Elettra

Contro il traboccar a fiotti

di parole straripanti

sorge d’Elettra la danza

sghemba di colpi ferali

a lavar l’onta del padre

ebbra di fiera vendetta

d’un desiderio mai sciolto

di quell’amplesso interdetto

mai confessato e blindato

in collera implosa finchè

di Clitennestra materno

il corpo penetra e annienta.

Ebbra di lutto e vendetta

di schianto a terra s’abbatte

privata d’ogni parola.

Non piú parola in Elettra

che tutto sempre ha saputo.

Non come Edípo accecato.

Il male: lo stesso, ma l’uno

parole continua a cercare.

Lei muore folle di lutto

e nulla al male piú segue

Édipo nella parola

s’apre a comprendere i giorni

dopo il destino segnato.

Édipo parla ormai cieco

cerca parole che Elettra

danzante in aria rifiuta

muta al destino di vuoto.

Ma Elettra ci insegna che al male e alla rabbia

parole sgorganti non danno rimedio

e solo immondizia rimestano ignave.

Parole superflue ingombrano il mondo

di chi si diverte a montare discorsi

e mai non s’acceca di colpa e lo sfugge

giocando col male il suo gioco infantile.

Allora migliore è d’Elettra la scelta:

eroica d’ebbrezza si schianta e non svende

la sua stessa sorte, che penetra tutta

l’orgasmo del lutto che solo le resta

sfiancata si schianta appagata del padre

dannata e perduta nel sogno notturno

privata di vane parole disperse

inette comunque a mondare il suo male

soltanto letame fangoso

composto di brava sapienza

spargere sanno

sporcano il mondo

pregno del danno

senza il riscatto

che al cieco è dato.

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