Creare forme
piú che complessi contenuti oltre
per tener stretti
alla poltrona o alla sedia gli occhi
di menti assorte
a coglier tracce di citati nessi
identitari e scelti
a dir “tu sei dei nostri”
e quindi oscuri al mondo
ben privi d’aggettivi
con ridondanza d’oscuri e brevi atti
realtà di narratore estraneo allo scrivente
che fumante si bea di costruzioni ardite
asciutte le parole a lume d’invenzione
non resta segno in mente
oltre l’oscuro
immaginario flusso
di truci amplessi
e trafitture a nastro
digitato e riletto
piú volte manomesso
in retorica inquisizione assolto
si volge a conquistar titolo e copertina
per tribal appartenenza e riconoscimento
tributo al senso
finale assunto
che nulla conti
se non citare
e prosciugare
anche accese le fiamme di fantastiche
immagini e bislacchi
incontri e scontri amplessi e assassini
ove morale sia
soltanto l’invenzione
(supposta per lo piú)
di nuova retorica congerie.
A dir che cosa?
sbagliata la domanda!
Cosa si dica sfugge
e fuggir deve!
Il gioco di parole incalza e stringe
ad emozioni forti ed esclusive
miglior droga non c’è per chi la succhi
in estasi di sensazioni mai vere e pur sì forti
ed atte quanto mai a lasciar tutto
esattamente come stava e piatto
tra sigarette e caffè e correzioni
ad inseguir mai sí innocuo orgasmo
di nulla fatto ed a se stesso volto
netto e perfetto
retorico e sapiente
vomito ridigerito di parole stanche e trite
di rigor dissimulate
e ben vendute