Un amico mi ha scritto
“Scopro cose nuove con il tuo libro. Lo leggo lentamente perchè per me è difficile. Non sapevo neanche chi fosse Isherwood prima di sentire la tua presentazione e di iniziare a leggere.”
Gli ho risposto che ho giá raggiunto un mio obiettivo: accendere un faro su Isherwood.
A partire dal mio incontro con Un uomo solo di Isherwood nel 2009, un incontro fortemente emotivo, è partita l’esigenza di studio riflessione analisi invenzione scrittura che poi sono diventate Waldemar.
L’analisi mi ha portato ai 7 temi che sono focalizzati in Isherwood e nelle mie storie:
Nudo
Reticenza
Uomo: con uomo e con donna
Acqua
Morte
Guerra
Estraneitá.
La narrazione di storie è una delle modalitá di conoscenza di sè e del mondo a nostra disposizione, quella che meglio mette insieme tempo simboli emotivitá.
pianoforte in bianco e nero
il pianoforte sta all’orchestra come il cinema in bianco e nero sta al cinema a colori.
Il pianoforte ha una sola gamma di colori, ma con infinite sfumature in quella gamma; la sua potenza puó riempire una grande sala come i suoi sussurri.
Come nel cinema in bianco e nero, le linee al pianoforte possono stagliarsi anche piú nettamente che in un’orchestra. L’indefinitezza del suono pianistico puó anche toccare il magma dell’indifferenziato.
Come tutti i soggetti troppo dotati, rischia facilmente l’effettismo circense, il compiacimento narcisistico, lo svendersi per ovvia versatilitá ad andar con tutti.
Ma dove i tanti grandi Compositori gli hanno dedicato i loro immensi pensieri specifici, il pianoforte, come il cinema in bianco e nero, va dritto all’inconscio, e svela ogni profonditá e ogni veritá di relazione.
Mignon: prima di Waldemar
Prima di Waldemar, c’è Mignon.
Ho registrato questo audiolibro mentre scrivevo Waldemar, e ci sono stati dei corto-circuiti.
Da comprare e da regalare!
https://diastemastudiericerche.org/product/audiolibro-la-voce-di-mignon/
Marco Reglia ha recensito “Waldemar”
Waldemar
È stato per me un libro faticoso perché apparentemente va di qua e di la nel tempo; per chi, come il sottoscritto, è abituato a mettere in ordine cronologicamente gli eventi per tentare di cogliere i possibili nessi causali, è stato impegnativo.
Ma c’è un altro possibile motivo … ho letto per la prima volta Waldemar in versione digitale e, per i tempi che avevo in quel periodo, l’ho letto senza continuità, lasciandolo ogni tanto per poi riprenderlo. Ecco, Waldemar sarebbe da leggere tutto d’un fiato per immergersi in quello che è il nostro modo di pensare e di agire come umani, quello cioè di agire in un modo e, nel contempo, rivivere o vivere emozioni e ricordi, anche parzialmente.
Alessandro qui ricorre alla sua visione musicale quasi amplificando questa compresenza alternata di oggi, ieri e altro ieri; ma consapevole delle possibili difficoltà di lettura numera ed organizza i capitoli in modo da render possibile la lettura (o la rilettura) dei singoli sotto romanzi che compongono la sua opera. Questa opzione è sintomatica dell’attenzione che Alessandro ha per il lettore … pur inserendoci pezzi di sé stesso Alessandro non trascura uno dei sensi dello scrivere: l’esser letto!
E quindi da un lettore all’autore una domanda sorge spontanea: come è stato scritto? Tutto in insieme o in parti e poi assemblato?
Provo comunque a organizzare alcuni eventi chiave del testo in ordine cronologico:
1966: Girolamo è vedovo ed ha 40 anni e quindi dovrebbe esser nato nel 1926
1975: già nati Germana e Saverio
1979: Girolamo e Germino si conoscono da tre anni, quindi si sono incontrati, ma non sentimentalmente, nel 1976 … la relazione inizia negli anni ‘80
2006: Morte di Girolamo il 14 ottobre
2011: il tiglio di 50 anni ci da’ l’età di Saverio, 50 anni, nato quindi nel 1961
Ecco, pensiamo al 1926, con il fascismo al potere già ben strutturato; tra le mie fonti orali, Luciano, nacque proprio nel 1926 ed ancor oggi il suo rapporto di coppia con Ennio, iniziato nel 1962 è ancora in piena sintonia. Questo ci evidenzia che la generazione di Girolamo, non per forza doveva vivere la sintonia amorosa tra uomini come un tabù invalicabile.
Ma su questo anche Vladmiro (nato nel 1891) e il giovane iugoslavo Ozrero, (incontrati tra i documenti dell’archivio di Rijeka), che vissero assieme per qualche anno negli anni ‘30 a Fiume, confermano questa possibilità.
Altro apparente stereotipo che ipotizza l’arretratezza del mondo rurale in confronto alla dinamicità e all’apertura delle collettività urbane verso le libertà di vita degli individui: non sempre la campagna è sinonimo di arretratezza e non sempre la visione conservatrice lo è in maniera radicale. Girolamo è un conservatore mentre Germino è un anarchico, eppure, entrambi si ritrovano in sintonia nello stare assieme … e sono felici. Questo aspetto, per nulla impossibile nella realtà, mi porta ad un’altra mia fonte orale, Gino ed il suo rapporto con Mario: erano entrambi figli di famiglie conservatrici, imprenditori quelli di Gino. La loro relazione durò vent’anni e dopo la morte di Mario, avvenuta a Palermo, nel suo luogo d’origine, Salò, la famiglia di orientamento politico di destra, fece affiggere sui muri della cittadina gli annunci della morte del figlio, citando pubblicamente l’amico Gino.
Ecco che Alessandro in Waldemar propone una storia storicamente credibile!
Ancora qualche elemento di riflessione, le coppie principali sono:
- Girolamo e Germino
- Saverio e Jonathan
- Jonathan ed Elizabeth
Tutte queste coppie strutturano le loro relazioni per lo più con l’agire che con il parlare:
- Improvvisamente Saverio sa che non c’è da aggiungere nulla, che qualsiasi parola andrebbe solo dietro agli aggettivi giusti, e che non è quella la strada. Zitto. P. 160
l’eccezione è Elizabeth, che tra l’altro lo evidenzia … come se il parlare fosse non previsto nella vita degli umani o fosse riservato a momenti eccezionali, come quello che per certi versi dá la chiave finale al libro.
E per contro, alla rarità delle parole e dei pensieri espressi con parole il testo trasuda tanta fisicità … E su questo si va a Waldemar che ne è il simbolo chiave.
È un libro con diverse storie e che ha un finale che non finisce davvero, dove i protagonisti hanno riserbo delle loro parole, eppure comunicano al lettore attento e, per estensione alla vita reale, a coloro che sono in grado di osservare e non solo ascoltare con il proprio udito.
E questo finale senza fine ci porta ad un passo di Waldemar che si chiude con una frase di una poesia intensa:
Ma non si finisce. Come la Ballata nel suo inizio presuppone un inizio inespresso, così questa chiusura forzata, ma basata sulle stesse note dell’ossessione del tema principale, non finisce davvero, e quell’ultimo montare del fuoco può solo essere troncato con l’ossessione stessa ridotta a formula, a scappatoia retorica, a frase fatta.
Punto.
Come è facile chiudere per forza.Mentre Saverio suona, sempre lentamente e con fare misurato, e arriva a quella fine, il fuoco continua a crepitare. Sotto la pergola si sente il rumore di una sedia spostata, e poi un altro, come di un bicchiere che qualcuno appoggia sul tavolo di legno. Saverio lascia il pianoforte, va alla porta, la apre, esce.
Mentre Saverio suona, sempre lentamente e con fare misurato, e arriva a quella fine, il fuoco continua a crepitare.
Sotto la pergola si sente il rumore di una sedia spostata, e poi un altro, come di un bicchiere che qualcuno appoggia sul tavolo di legno.
Saverio lascia il pianoforte, va alla porta, la apre, esce.
Trova Jonathan seduto fuori, con un maglione. Ha avuto freddo, ora si scalda. Stando fuori.
Saverio lo guarda. Una pausa indeterminata, quello sguardo. Jonathan risponde a quello sguardo.
Saverio resta immobile.
Jonathan si alza, si avvicina.
Saverio si gira, entra in casa.
Jonathan lo segue, si fermano davanti al camino acceso.
Meno di un passo tra di loro.
Il resto lo fa il fuoco. PP 167-168
E così, per chiudere senza chiudere, chiudo con Francesco Guccini:
Quanti anni, giorno per giorno, dobbiamo vivere con uno
per capire cosa gli nasca in testa o cosa voglia o chi è, OMIS (Guccini, Van Loon)
Marco Reglia
)
)
ma cosa ho fatto?
Rispondendo a un amico che sta leggendo Waldemar e che supponeva che le citazioni di Isherwood sono state in qualche modo “aggiunte” al romanzo, mi è venuto da rispondere in un modo piuttosto chiaro, che ora riporto:
Cioè le storie dei miei personaggi del mio romanzo sono espressione delle mie domande ai testi di Isherwood e delle mie reazioni emotive profonde (in senso psicanalitico).
Non è autobiografia, ma memoriale immaginario (e anche questo è risposta a Isherwood, strutturalmente), con elementi autobiografici sparsi ovunque come sale e pepe, non organizzati in uno solo dei personaggi, anzi, il contrario: usati come grimaldelli di liberazione delle emozioni e di loro trasformazione in vite piú vere della vita reale, quelle dei personaggi del mio romanzo.
https://youtu.be/RP04WCw_bpo
una piccola lettura dal capitolo 27 di Waldemar, intitolato: Isherwood – estraneitá
prima il senso o l’andamento?
Io scrivo raramente, e dopo lunga gestazione, partendo da una forte emozione causata da un’altra opera. La lunga gestazione mi serve per capire quell’emozione cui lo studio dell’oggetto di partenza non basta, ma da quell’emozione e quello studio si mette in moto la mia fantasia. A un certo punto, come la donna incinta che attende la nascita ma che non sa esattamente quando e come accadrá, e improvvisamente le si rompono le acque trovandola impreparata, cosí devo cominciare a scrivere, e poi la scrittura va da sola, totalmente anticipata nella gestazione ma anche totalmente sorprendente come la nuova vita che inizia il suo percorso.
Giulio Mozzi ha posto il quesito: prima il senso o prima l’andamento (nella narrazione)?
Prima il senso (l’emozione scatenante) ma, subito, insieme, l’andamento si delinea col crescere dell’idea, ben prima di iniziare a scrivere. Poi, quando scrivo, assolutamente diventano inscindibili.
Grazie
A proposito dei miei libri su Stephen King, Paolo Sorrentino, Ignazio Silone: “Ma quanto hai studiato nella tua vita? mi fai conoscere cose nuove, mi spingi a studiarle, entri nelle analisi che gli altri fanno e fai le tue stesse analisi con una profonditá incredibile, si capisce che scrivi per cercare di capirti. E scrivi in modo avvincente. Riempi i miei interminabili pomeriggi.”
Grazie, Professoressa L. P. Lei mi vuole bene, e io ne voglio a lei.
La prima recensione di Waldemar
libreriauniversitaria.it
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Voto medio del prodotto: (5 di 5 su 1 recensione)

Un bellissimo libro, 25-11-2021
di B. Marco – leggi tutte le sue recensioni
Ho letto questo libro come un libro altamente spirituale. O neoplatonico, se volete. La realtà del mondo, che sta tutta nel senso letterale del libro, è costantemente filtrata, come a volerla riportare a pace interiore, a musica che, piacevole o dolorosa, segue un ritmo di onde placide, regolari. Così come è il ritmo interno del romanzo. Leggo Waldemar (il personaggio Waldermar) come un mito: pre-morale e tutto atto, pare esente dalla condanna inflitta agli umani, quella del sapere di sé. Il Waldemar giovane, tutta bellezza e atto, innocente appunto in quanto pre-morale, o, se volete, non contaminato dalla morale, è qualcosa che l’autore non può essere, in quanto creatura pensante, consapevole, esposta al dolore che danno le tragedie della vita. Può però contemplarlo, tendere a quel modello, riprodurre dentro di sé la stessa libertà depurata dalle condanne inflitte a chi è contaminato dalla morale. Un percorso di libertà, fatto di un continuo processo di pacificazione interiore e di rimozione di ogni inutile condanna. Un percorso che poi cambia anche un po’ il mondo, che Elisabeth (un personaggio del libro) accetta poi, dall’alto di una morale rifondata, o superiore, come preferite, una situazione che la nostra cultura ci ha insegnato a rifiutare, non importa se ci sono di mezzo uomini o donne. La cultura, e soprattutto la cultura altrui, una cultura che innesca anche vergogna e sofferenze, non ha mai fatto affiorare tutto questo. Elizabeth è un colosso, in questo senso.
Un bellissimo libro per tutti, uomini e donne di qualsiasi età.
i sottotitoli
Come si legge un romanzo?
La risposta sembra ovvia.
Ma in questo caso non è male partire dall’indice e dai sottotitoli.
Contrappunti e fughe.
La struttura generale è musicale, ma non con riferimento ad architetture sinfoniche beethoveniane, bensì a strutture chiuse come l’antico ricercare. Una scrittura polifonica contrappuntistica con dei soggetti principali e dei controsoggetti, dei divertimenti, dei raccordi, delle chiuse cadenzali.
I soggetti sono quelli che nell’indice vanno sotto il nome Isherwood, cui ogni volta si affianca un altro nome, ciascuno relativo ai singoli argomenti su cui si riflette con le armi della narrazione. Isherwood e i suoi romanzi del periodo americano sono lo specchio in cui Saverio trova riflessi i suoi temi, e del suo lavoro su questi temi troviamo annotazioni criptiche, involute, personalissime: non un saggio, ma il desiderio di un saggio.
Lo svolgimento di questi temi viene affidato alla narrazione.
Il personaggio principale è Saverio, che vive una giornata molto speciale, narrata al presente nei capitoli intitolati venerdì 4 novembre 2011 e infine sabato 5 novembre 2011.
Gli altri capitoli portano altre date, con altri personaggi, altre storie, altre situazioni, altri luoghi, altri tempi, tutti connessi a Saverio: le sue relazioni e memorie, narrate in terza persona al passato. Ma tra queste altre date che vanno a salti, una trova una sua specificità: mercoledì 16 agosto 2001, col suo epilogo in sabato 18 agosto 2001.
L’ordine di successione dei vari capitoli non è affatto casuale, e si nutre di ripensamenti, appunto contrappuntistici, per narrare mille modalità di fuga: stavolta le fughe, però, non sono quelle musicali, ma quelle esistenziali. I soggetti, i temi, danno l’orientamento a vari desideri di fuga. Chi volesse, dopo una prima lettura, andare a rileggere una serie alla volta dei capitoli di questi filoni paralleli che si intersecano tra loro in questo ricercare contrappuntistico, potrà forse chiarificarsi non tanto la trama, ma soprattutto le focalizzazioni, facendo risuonare dentro la propria memoria tutti gli altri momenti.
La musica, oltre che come struttura, entra nella narrazione come luogo determinante nella vita di Saverio. La religione, con riferimenti diretti a Quaccheri e Metodisti, è uno degli orizzonti di ciò che avviene.
Ma chi è Waldemar?
Waldemar è uno dei personaggi più importanti, secondo me il protagonista, di “Ritorno all’inferno” di Christopher Isherwood.
In “Waldemar” è una sorta di mito: energia, erotismo, bellezza allo stato di natura, senza consapevolezza, senza colpa.
