Zelensky ha fatto il comico ha cantato e ballato nudo ha ammiccato in un balletto da drag queen e in una gag ha suonato una tastiera di pianoforte col suo membro
poi
gli è stato subito offerto di scappare con la sua famiglia e mettersi in salvo
ha rifiutato senza esitazioni
rischia la vita h24
è il principale ispiratore dell’ unità e della resistenza del popolo ucraino.
ognuno si soffermi su quel che ritiene piú importante.
Pasolini diceva: scandalizzare è un diritto, farsi scandalizzare un piacere.
I farisei hanno sempre vestiti nuovi e lindi. Mai nudi, loro, i puri.
Ho avuto studenti russi, con alcuni di loro sono in amicizia. E cinesi. E georgiani. E coreani. E spagnoli. E azeri. E ucraini. E serbi. E svizzeri. E islandesi. E spagnoli. Potrei continuare.
Ognuno di loro è diverso, come noi tutti. Tutti mettiamo al centro una passione e una professione per la musica. Studio, impegno, prove, emozioni.
Comunicazione con un focus chiaro e chiarificatore.
La comunitá degli studi e degli artisti è senza confini per definizione, e potrebbe essere un grande esempio di competizione sana, di rispetto reciproco, di capacità di collaborazione.
Basta con i moralismi, torniamo alla Morale. Filosofia Morale. Etica.
Tutti parliamo e scriviamo della guerra in atto, più o meno a vanvera. Tutto si può chiedere al pensiero e alla filosofia ma non di smettere di parlare e confutare. Per esempio io non concordo con le espressioni di Di Cesare, perchè le trovo troppo astratte rispetto alla situazione, ma riconosco che lei stia seriamente interpretando il senso della filosofia: fare un passo indietro e cercare di vedere le strutture del reale in azione mettendole in relazione con una finalitá possibile degnamente volta al bene.
Quel che manca peró anche a Di Cesare è la completezza della conoscenza delle strutture del reale in atto, che sono sicuramente nascoste a tutti noi nonostante la massa di informazioni e manipolazioni di informazioni a disposizione giá direttamente sui nostri telefoni in connessione per confonderci meglio.
Non voglio aprire scenari da spystory, ma è insegnamento della storia che le decisioni più pesanti vengano prese nel segreto.
Quindi cosa può fare il filosofo? Sicuramente affermare il cielo kantiano che avvolge il suo socratico saper di non sapere.
Come se fosse poco.
E sostenere i cuori di chi soffre.
Ecco, quando i filosofi si toglieranno il ghigno di superiorità e che li contraddistingue e sapranno vestirsi di sacco e piangere con chi piange, potranno anche essere riconosciuti nella loro altissima insostituibile necessaria inutilitá apparente.
Una cosa mi lascia davvero basito in questa comunicazione sulla guerra in Ucraina: ci prende così tanto perchè è vicina, le altre guerre erano lontane.
La Libia ridotta a un regime piratesco che noi finanziamo per tenere a bada nei suoi campi di concentramento i profughi dall’Africa e dal Medio Oriente che ci arrivano in casa alla spicciolata, da quella Siria distrutta prima dell’Ucraina, ma che non ci ha così sconvolto; quegli stessi profughi tenuti a morire nel gelo alle frontiere chiuse di Croazia, Ungheria, Polonia; quella stessa Polonia che ora è campionessa di ospitalità coi poveri profughi ucraini.
Io non capisco, non sono competente, non ho i mezzi. Quel che capisco è che il mondo in questo angolo di benessere artificiale che è l’Europa sta buttando giù le nostre porte e scardinando le nostre illusioni libertarie e civili, e soprattutto la nostra finta quiete sempre pagata da altri nel mondo.
A me pare che il punto stia nel guardare alla realtà, tutta:
Putin ha invaso l’Ucraina: non è la prima invasione che opera, e non sarà l’ultima;
L’Ucraina non può far altro che chiedere quel che chiede: a noi la saggezza della risposta;
A noi chi? alle Nazioni Unite, al Diritto Internazionale, all’Unione Europea, alla Nato, … sperando che tra USA e CINA ci possa essere una voce in capitolo in più capace di portare verso il meglio, che è sempre la pace;
il riassetto che deve partire da questo conflitto in Ucraina deve mettere un punto preciso alla dinamica possibile tra individualità nazionali e nazionaliste e interessi comuni e di potenze confederali, tra le quali deve finalmente porsi l’Europa, con economia, esercito e governo centrale;
il razzismo di fondo che fa trattare i profughi di diversa origine e diverso colore di pelle in modi diversi deve essere combattuto e abbattuto con politiche culturali e giuridiche forti, e senza mai pensare che sia risolto una volta per tutte;
Non abbiamo alternative: o ne usciamo migliori, o non c’è alcuna speranza per nessuno. Non possiamo più bearci della nostra cultura e della nostra blasonata civiltà: o cultura e civiltà si dimostrano capaci di giustizia reale in atto, o significano solo narcisismo estetico, e Narciso muore specchiandosi nella contemplazione di sè.
Scambiavo stamattina delle email col mio editore, Marco Battista. Parlavamo tra amici di cose relative a Waldemar, e di noi, e quindi di questa situazione.
Gli scrivevo che mi ero sempre chiesto come facessero le persone a vivere normalmente, nel 1938, nel 1939, e per chi non aveva le bombe addosso negli anni successivi, e che adesso sto vivendo la risposta a questa domanda.
Christopher Isherwood a Berlino negli anni dell’ascesa del nazismo apriva il suo primo scritto delle Berlin Stories con il celebre “I am a camera”.
La guerra non se l’è mai tolta di dosso, fino a “A single man”, scritto durante la crisi di Cuba e nel rischio di una terza guerra mondiale.
Come adesso.
Simile al 1938 e 39 il cicaleccio delle opinioni di dotti e sedicenti tali. Adesso però tutti i giornalisti e gli attori in campo fanno “narrazioni”, i social sono pieni di esperti e “narratori”, e anche il ruolo di essere una videocamera narrante da parte degli scrittori veri è polverizzato e svilito: tutti lo sono, tutti lo fanno, ansiosi di “personalizzare”, e tutto questo non costruisce coscienza collettiva.
Tra i 7 temi principali enucleati intorno alla lettura di Isherwood attorno a cui si svolgono le vicende del mio romanzo, e insieme al carattere stesso del simbolo di Waldemar, mai cone ora gli ultimi tre si mostrano come essenziali:
Morte
Guerra
Estraneitá
e che gli altri temi precedenti sono tutti lí compresi, abbracciati, avvolti, celati.
«Siamo solo un mezzo, per lui. Un mezzo per raggiungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole. Può giocare con noi, se ne ha voglia. Può distruggerci, se lo desidera. Noi non siamo niente. Lui, finito dov’è per puro caso, è il dio e il re che dobbiamo temere e venerare. La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia».
Da lunedì nelle librerie (ma ordinabile da ora): “La Russia di Putin” di Anna Politkovskaja in edizione tascabile, nella traduzione di Claudia Zonghetti.Garry Kasparov è stato il più giovane campione di scacchi di sempre ed è rimasto per vent’anni ai vertici di questo gioco. Si è ritirato nel 2005 per guidare la lista democratica che si è opposta a Vladimir Putin nelle elezioni presidenziali del 2008. Nel 2012 è stato nominato Presidente di Human Rights Foundation, sostituendo Václav Havel dopo la sua morte. È un editorialista del Wall Street Journal dal 1991 e il suo libro, “How Life Imitates Chess”(2007), è stato pubblicato in 23 lingue. Vive a New York, in esilio autoimposto con sua moglie Dasha.
Kasparov paragona la Russia di Putin all’Isis e Al Qaeda. «È come se stesse ancora combattendo una sua personale Guerra Fredda, dimenticando o smentendo le lezioni apprese da quella passata».
Per evitare di essere trascinati in un altro prolungato e drammatico conflitto, Kasparov incita a una presa di posizione ferma – diplomatica, politica ed economica – contro la Russia. Se le più importanti democrazie del mondo continueranno a riconoscere e negoziare con Putin, lui manterrà la sua credibilità e consenso nel Paese. «Il Presidente affronta pochi nemici interni, ormai allo stremo, quindi un’opposizione efficace deve provenire dall’estero».
Il punto adesso non è difendere il cristianesimo rispondendo con espressioni di Papa Francesco contro la guerra e per la pace o dichiarazioni formali delle chiese minoritarie.
Il punto è che l’imperialismo di Putin ha radici davvero storiche, talmente storiche da essere mitologico-medievali, e il Patriarca Cirillo interpreta esattamente questo ruolo mitologico-medievale, per tenere disinformata e oppressa una popolazione, quella russa, che però non è piú medievale, e dalla mitologia può difendersi, se informata.
A Mosca e San Pietroburgo ho appreso che i pagamenti quotidiani erano tutti fatti con bankomat, che il denaro in monete e banconote pratcamente non veniva piú usato. Fino a pochi giorni fa. Le stazioni di metropolitana non avevano piú neanche i botteghini per acquistare i biglietti, si pagava col bankomat. Adesso, file interminabili, il sistema telematico sta saltando.
Ad un popolo, quello russo, cui non si parla della guerra in atto, e una bella giornalista nell’ora di punta dice che i ribelli ucraini perderanno di certo perchè sono tutti froci mentre i soldati russi mandati a difendere la patria contro i neonazisti in rivolta sono veri uomini, i conti presto non torneranno.
La censura su internet è giá in azione, ma il popolo russo conosce la tecnologia, non è piú il popolo medievale cui Putin e Cirillo si rivolgono.
Bisogna informare il popolo russo, e superare questa mitologia di potere e morte, e aprire tutti gli occhi sulla realtá, che sará anche guerra e bombardamento di un ospedale pediatrico, orrore assoluto, ma la realtá è vita, e la vita vuole vivere.