guerra di demitizzazione

Inizio a capire meglio, proprio mentre la confusione è totale, sotto il fuoco delle propagande.

Zelensky avrebbe osato dire, un anno fa, che voleva riportare la Crimea invasa dai russi sotto la bandiera ucraina che vi sventolava di diritto fino al 2014, e questo lo renderebbe colpevole quanto Putin della situazione di guerra.

Questo è solo l’ultimo argomento assurdo, nella nuvola pacifista, che mi è capitato di leggere. Una pace molto strattonata, evidentemente. A favore di leader.

Allora faccio ordine.

Putin ha ordinato di violare ancora una volta, dopo il 2014, lo Stato Democratico Indipendente dell’Ucraina, ma stavolta muovendo una vera guerra non dichiarata.

La cosa è di caratura simbolica ed effettiva esorbitante rispetto agli altri conflitti, e fa di Putin un pericolo per l’ordine geopolitico mondiale. Giocare a rimpiattino con questo, adducendo poi motivazioni pacifiste, è sconsiderato.

L’Italia deve restare legata al patto atlantico, la sua collocazione deve essere definita e decisa. Ne va della nostra stessa sicurezza in assoluto. Stiamo in guerra, in modo indiretto, per difenderci.

Questo vuol dire che è nostro interesse specifico che Putin venga sconfitto, e anche processato per i suoi crimini di guerra.

Questo vuol dire che la Russia deve uscire molto ridimensionata e incapace di nuocere da questo conflitto stoltamente da essa stessa avviato in modo tanto arrogante quanto improvvvido.

O l’Europa diventa un vero stato federale con un suo capo di governo e un suo esercito, o non esiste affatto. La scelta è chiara. E la Cina intanti ci guarda e ci fa ombra.

I sedicenti patrioti che giustificano Putin vanno contro l’interesse dell’Italia e dell’Europa. Patrioti?

Che Zelensky debba arrivare ad un compromesso di pace è cosa evidente: come aiutarlo a questo? Questa è la vera domanda ancora aperta. Ma forse è aperta solo in pubblico: i trattati di pace sono sempre stati preparati in segreto.

Io ammiro Zelensky oltremisura e sono certo che, superata questa guerra, lui troverá il suo posto tra i veri Grandi. È l’unico gigante tra tutti, Putin, Biden, Johnson, Macron, …

Il concetto stesso di nazionalismo verrá completamente ridefinito, perchè questa è la prima guerra in cui i riferimenti geopolitici sono posti giustamente come determinanti ma non tra i politologi e gli esperti, ma sul piano della comunicazione di massa.

È una guerra di demitizzazione. E questo è davvero un fatto positivo. Pagato troppo caro.

memoriali

Il mio “Waldemar” sembra suscitare interessi spionistici: ma Saverio è l’Autore? ma le storie sono tutte autobiografiche?

Certo, il tono può far sembrare che per tutto il libro parli dei veri fatti miei in modo spudorato. Il che sarebbe davvero irrinunciabile per l’umanitá.

Ma l’umanitá, o almeno quella infinitesimale parte di umanitá che si imbatte in “Waldemar”, dovrá farsene una ragione: non è cosí. Si tratta di un romanzo, invenzione, e chi è narratore rielabora frammenti delle sue esperienze reali in un flusso di storie e personaggi immaginati. Io l’ho fatto per parlare di alcuni temi, per dire delle cose. Il centro alla fine non sono neanche le storie (tantomeno l’autobiografia spasmodicamente ricercata da certi lettori), quanto il tentativo di capire delle cose, di porre perlomeno domande sensate. Sull’esistenza privata, sull’esistenza condivisa, sull’esistenza pubblica.

La narrazione è una delle modalitá della conoscenza a nostra disposizione. Le armi formali usate servono a conoscere, altrimenti sono puro divertissement.

Per me, tutto avviene con forte empatia, si tratta di un vero coinvolgimento emotivo. Per questo per dire quel che avevo da dire ho scelto la narrazione, altrimenti, se fossi stato capace di maggiore distanza emotiva, avrei scritto un saggio su Isherwood e sui suoi romanzi americani, con le caratteristiche della scrittura saggistica.

Mi si dice poi che sono un tipo strano. O che novitá!

Chi si pone sempre tante domande cercandone risposte non banali non sta nella dimensione ordinaria dell’essere umano, e quindi è strano. Non omologabile. Sarei in torto se volessi rinunciare a questo.

Ma anche questo non è di alcun interesse se non per le pochissime persone in cui mi imbatto nella mia vita quotidiana, e per me. Quindi, non val la pena neppure porre l’argomento.

Ma perchè parlarne proprio oggi, il 25 aprile?

Intanto perchè, tra le cose di cui parlo in “Waldemar”, ci sono anche la guerra, la dittatura, il nazismo, il pacifismo, la morte.

Poi perchè quest’anno le cosiddette “narrazioni” (che si ammantano di “complessitá”) della Resistenza nel presente attuale della guerra in Ucraina ci rendono tutti vedovi di una Narrazione capace di porsi davvero domande giuste e oneste sulla Storia, quella della Resistenza appunto, e su quel che sta accadendo, l’occupazione russa e la resistenza degli Ucraini.

Prima vengono le etichette e poi i fatti.

Un romanzo cosí non potrebbe sopportarlo nessuno. Invece ci va bene in questa complicata situazione storica reale.

Si piegano i fatti della resistenza a piccole microstorie di tipo autobiografico, con accanimento, e se ne perde totalmente il senso reale.

Si fa moralismo sulle armi e sulla pace perdendo completamente il senso morale, e facendo palese uso di doppia morale.

Come nella pandemia, si confondono i piani e si stravolgono i significati di parole fondamentali come libertà, democrazia, dittatura, aggressione, resistenza, pace. Ma tutto questo non è solo un gioco letterario: porta conseguenze reali.

Scrivere ha senso se pone domande serie e oneste sulle parole importanti. Quelle del mio “Waldemar” sono nel suo indice. Le ultime tre sono estremamente calzanti adesso: Morte; Guerra; Estraneitá. La prima, Nudo, è poi quella sulla condizione primaria del nostro esistere: senza difese, forte di vita, vera, immediata.

Perdonatemi se parlo di “Waldemar” insieme a temi forti come la guerra e la Resistenza. Perdonatemi se lo faccio parlando dell’Ucraina. Io vi perdono per la vostra caccia a pettegolezzi sulla mia vita privata nelle pagine di “Waldemar”.

Il fatto è che sono un tipo strano, che dice cose strane, fa cose strane, e nessuno riesce a mettermi addosso etichette che non scivolino via immediatamente. E poi Isherwood, che tanto mi rispecchia, non ha fatto che parlare di memorialistica e finta autobiografia, sullo sfondo del nazismo, della seconda guerra mondiale, della guerra fredda, della crisi di Cuba: della vita straniata, della morte , della guerra, della nuditá fisica e morale riguardo a tutto questo.

pensieri inutili

Aggiungiamo aggettivi per difenderci dai sostantivi, addomesticarli, renderli digeribili. Realtá e destino sono coincidenti, ma ci difendiamo da questá veritá mettendo aggettivi addosso al destino mettendoci dentro quei pezzi di realtá troppo miseri o troppo enormi perfino per essere attenuati da qualunque aggettivo. Nella morte cadono tutti gli aggettivi e la coincidenza di realtá e destino è definitiva.

Studiare, per noi che possiamo

Siamo manipolati costantemente, ma, soprattutto, ci piace esserlo. È molto confortevole. Abbiamo principi ideologici molto solidi, morali molto meno, ma li confondiamo facilmente a nostro vantaggio. Ci fidiamo di ascoltare e vedere quel che ci arriva, e questa informazione ci conforta, anche se apparentemente ci dá pugni allo stomaco.

Però nella nostra democrazia esistono ancora pubblicazioni importanti, che non vanno leggiucchiate e basta, e che non sono consolatorie.

Invito allo studio, e a tacere un po’: i portatori di irrinunciabili opinioni sono abilitati anche loro allo studio e alla riflessione. Potrebbe persino crescere la consapevolezza, e quindi la libertá sostanziale.

l’irrazionale puro

Il tentativo di restare razionali mentre l’irrazionale si afferma è velleitario, anche se, forse, necessario. Ma l’irrazionale vince.

Sappiamo che alla base di tutto c’è il grande affare del gas russo, che sembra il solo elemento razionale in gioco, e i tempi lunghi, finora sempre rimandati, per esserne indipendenti.

Sempre rimandati? Perchè? Perchè gli affari andavano bene, e se le cose vanno bene… L’Europa sta lí in mezzo, il suo ruolo è quello della prima della classe che ha sempre le risposte assennate, mentre le feste le gite le avventure la vita se la vivono gli altri. Irrazionale puro, nel vergognoso segno dell’ignavia perfettina e paurosa.

Perchè Putin da anni minaccia quel che poi ha fatto, e nessuno gli ha creduto? Il pazzo? Criminale si, ma non pazzo. Per l’irrazionalitá di volere di nuovo il potere imperiale, della cui perdita, come dice Recalcati, lui e la Russia non hanno superato il lutto.

E Biden con gli Stati Uniti, che continuano a raccontarsi la favola di difendere la libertá in ogni angolo del mondo continuando a fare pasticci, continuando a raccontarsi anche la favola dei migliori affaristi drl mondo mentre continuano a perder soldi perdendo guerre e guerriglie, il tutto per fare il gemello buono che lotta contro il gemello cattivo, la Russia. Pura irrazionalitá.

Perchè un giovanotto irriverente e spudorato viene scelto come Presidente nel 2018 da un paese in guerra? Per la sua irrazionale vitalitá, la sua giovanile potenza sessuale esibita senza pudore e nel buon umore, senza usarla per imporre un dominio, e quindi conquistandosi il potere di opporsi come il giovane Davide al temibile ma stanco Golia.

Perchè poi oggi questo spudorato e candido esibizionista diventa l’eroe del suo popolo e del mondo intero che ancora crede negli eroi buoni? perchè lui lo è davvero: ha finalmente il ruolo della vita, ed è un ruolo tale da raccogliere tutto in sè, il passato il presente il futuro, e per nulla al mondo Zelensky lascerebbe il ruolo della vita. Irrazionalmente, il suo destino in questo ruolo della vita lo aveva costruito come sceneggiatore e attore in quei film per la tv, e il teatro è il luogo dove tutto è finto meno che la veritá. Zelensky ha fatto il salto, e ora il ruolo della vita è nella vita reale, e nella guerra reale. E solo lui può esserne cosí tanto all’altezza. Il suo popolo lo ha eletto cone portatore di nuova energia. Ora lui dá al suo popolo ogni ora di ogni giorno il coraggio di resistere. E a tutti noi il volto di un eroe che ci coinvolge.

Perchè i tempi stanno cadendo, e i tempi tristi come il nostro hanno bisogno di eroi, di un eroe giovane e pieno di vita vera. Zelensky ha vinto.

“c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico… io vivo altrove”

Torno a casa in Abruzzo e trovo i libri che avevo ordinato nelle ultime settimane.

Le rose del mio giardino, che si ispirano nel loro nome al poemetto inglese

La filosofia, antico amore, che si rinnova dopo un grande incontro musicale, quello con Christa

Il contatto stretto tra cronaca e storia nello sguardo di una martire che chiamare giornalista è riduttivo

e io veramente vivo altrove: sono tornato a Trieste. Il mio sentimento in questo è diverso da quello di Pascoli, ma anche il solo fatto che sia stato Pascoli a tornarmi in mente in questo momento ha un senso.

nuovo

antico

sole

https://youtu.be/DcmyUXxFSIM

Zelensky ha fatto il comico
ha cantato e ballato nudo
ha ammiccato in un balletto da drag queen e in una gag ha suonato una tastiera di pianoforte col suo membro

poi

gli è stato subito offerto di scappare con la sua famiglia e mettersi in salvo

ha rifiutato senza esitazioni


rischia la vita h24


è il principale ispiratore dell’ unità e della resistenza del popolo ucraino.

ognuno si soffermi su quel che ritiene piú importante.

Pasolini diceva:
scandalizzare è un diritto,
farsi scandalizzare un piacere.

I farisei hanno sempre vestiti nuovi e lindi. Mai nudi, loro, i puri.

Focus

Ho avuto studenti russi, con alcuni di loro sono in amicizia. E cinesi. E georgiani. E coreani. E spagnoli. E azeri. E ucraini. E serbi. E svizzeri. E islandesi. E spagnoli. Potrei continuare.


Ognuno di loro è diverso, come noi tutti. Tutti mettiamo al centro una passione e una professione per la musica. Studio, impegno, prove, emozioni.


Comunicazione con un focus chiaro e chiarificatore.


La comunitá degli studi e degli artisti è senza confini per definizione, e potrebbe essere un grande esempio di competizione sana, di rispetto reciproco, di capacità di collaborazione.


Basta con i moralismi, torniamo alla Morale.
Filosofia Morale.
Etica.

The winner is… Socrate

Tutti parliamo e scriviamo della guerra in atto, più o meno a vanvera. Tutto si può chiedere al pensiero e alla filosofia ma non di smettere di parlare e confutare. Per esempio io non concordo con le espressioni di Di Cesare, perchè le trovo troppo astratte rispetto alla situazione, ma riconosco che lei stia seriamente interpretando il senso della filosofia: fare un passo indietro e cercare di vedere le strutture del reale in azione mettendole in relazione con una finalitá possibile degnamente volta al bene.

Quel che manca peró anche a Di Cesare è la completezza della conoscenza delle strutture del reale in atto, che sono sicuramente nascoste a tutti noi nonostante la massa di informazioni e manipolazioni di informazioni a disposizione giá direttamente sui nostri telefoni in connessione per confonderci meglio.

Non voglio aprire scenari da spystory, ma è insegnamento della storia che le decisioni più pesanti vengano prese nel segreto.

Quindi cosa può fare il filosofo? Sicuramente affermare il cielo kantiano che avvolge il suo socratico saper di non sapere.

Come se fosse poco.

E sostenere i cuori di chi soffre.

Ecco, quando i filosofi si toglieranno il ghigno di superiorità e che li contraddistingue e sapranno vestirsi di sacco e piangere con chi piange, potranno anche essere riconosciuti nella loro altissima insostituibile necessaria inutilitá apparente.