SPATRIAMOCI

Non ho ancora letto “Spatriati”.

Sono ben disposto, ma non posso ancora dire cosa ne penso.

Peró ho letto delle dichiarazioni dell’Autore riguardo al desiderio suo e di quelli come lui di non essere definiti.

Tra la necessitá aristotelica della definizione per attivare qualsiasi conoscenza, al pirandelliano unonessunocentomila (tanto per citare due riferimenti impensabili nel contesto in cui vado a muovermi) Desiati pone un’istanza di coscienza antropologica che porta libertá a tutti, e soprattutto può portarla a quel mondi GLBTQ+ che pare inventare categorie e sottocategorie con infinita capacitá nella scissione degli elementi, atteggiamento tipico di chi ha subito per secoli una dimensione subalterna di persecuzione, e che teme, non senza ragioni, che ogni possibile differenza sia in pericolo e vada denominata, catalogata e protetta, fino all’autoreclusione in un dogma capace di coprire ogni dettaglio. La personalitá umana però è di piú: Desiati sembra affermarlo con vitalità e creatività. Forse anche il mondo LGBTQ+ potrá uscire dai suoi dogmi, dalle sue oligarchie, dalle sue chiese, e aiutare ancora una volta tutta l’umanitá ad essere libera. L’arte arriva prima, molte volte: forse Desiati è arrivato prima.

John Wayne e la preghiera

https://www.raiplay.it/programmi/protestantesimo?wt_mc%3D2.app.cpy.raiplay_prg_Protestantesimo.%26wt

Oggi, mentre mi preparavo un boccone fresco per pranzo, ho acceso la TV su LA7 in attesa del telegiornale e mi sono sorbito 15 minuti 15 di discussione con 2 celebri pizzaioli napoletani 2 e il parere dell’ineffabile Mastella unico sulla polemica riguardante la pizza alla Briatore: eh certo, non ci sono avvenimenti, in questo periodo…
Trasecolando finchè, finalmente, non è arrivato il TG, ripensavo a questa puntata di Protestantesimo, dove magari la tecnica televisiva era davvero imbarazzante, ma almeno c’era un minimo di argomentazione su come un cristiano può farsi interrogare dalla guerra in Ucraina. Certo, con un laico cerchiobottismo di prammatica e un inusitato invito alla preghiera in stile John Wayne, ma insomma: almeno!
Sudando senza muovermi, soffro in questi giorni per dover studiare preparando dei concerti, uno maledetto il 17 luglio.
Finchè (John Wayne ha sempre ragione), suonando i corali di Bach Busoni del mio programma tutto dedicato ai corali per il 17 luglio a Colonia, e dopo aver studiato delle composizioni per flauto e pianoforte di due giovani olandesi che hanno lasciato le loro vite ad Auschwitz (Kattenburg e Smit) in preparazione per settembre, non ho realizzato che poter sillabare le note di “Wachet auf” e di “Nun komm’ der Heiden Heiland” (corale di Lutero medesimo) dopo le note di due giovani morti cosí a vent’anni è un modo meraviglioso di pregare che John Wayne non capirá mai, ma “peggio per lui” (cit.). E, pizza o non pizza, io penso sempre all’Ucraina.

stregati dallo Strega?

La datata ma mai esaurita dialettica tra letteratura (ma si può parlare cosí di ogni arte) consolatoria/rassicurante/conservatrice e critica/sperimentale/progressista…
sarò “antico”, come si dice adesso, ma mi pare che siano ancora categorie utili e utilizzabili, cui aggiungo però una dialettica per me piú essenziale, anzi, potrei dire che riduco la precedente a questa dialettica: tra ricerca di modelli efficaci per il mercato e necessitá narrativa intrinsecamente irrinunciabile.
Lo Strega, non è cosa nuova, cerca il mercato, con accenti di maggiore o minore raffinatezza/qualitá/piacevolezza/efficacia/… I tempi sono duri, e in occidente lo spirito innovativo/energetico/propulsivo latita sempre piú, mentre il ripiegamento antieroico facendo i conti del gas si afferma con tutto il suo cinismo perbenista. Tutto va per la sua strada.

libertà di espressione

Chi è contro la libertá di espressione?

Il confine tra questa libertà e la sicurezza nazionale in un periodo sensibile se non di guerra dichiarata è molto labile. Il concetto stesso di “sicurezza nazionale” normalmente mi fa inorridire. Ai tempi, per intenderci, chi scriveva Kossiga lamentava la perdita di democrazia in atto con la “scusa” della lotta al terrorismo.

E con delle ragioni.

Adesso, penso che la lista fatta dal Corriere sia un gesto politico utile. Tra le tante libertà di espressione, è una di quelle che io trovo piú utili.

Io poi non sono nessuno, ma mi prendo l’arbitrio di affermare che i pacifismi a fini elettorali hanno sulla coscienza molti morti in Ucraina e il rafforzanento dell’azione militare speciale, che non può essere chiamata guerra, di quel brav”uomo di Putin; e di dire che armare di più e sul serio l’Ucraina nell’assedio di Mariupol avrebbe portato ad essere adesso al tavolo delle trattative.

Io resto a sostenere il Presidente della Repubblica Ucraina, il cui territorio è stato invaso e viene totalmente distrutto.

L’Unione Europea si compiace di essere ostaggio di Orban, pupazzone funzionale a difendere gli interessi economici di Germania, Francia e Italia.

Quel che dico io, Signor Nessuno, non vale una lira. Ma sono libero di dirlo, e sono libero di andare oltre le manipolazioni, finchè ci riesco.

Vorrei proprio avere qualche definizione sensata di concetti quali:

– interesse nazionale

– politica nazionale

– diritto di autodeterminazione dei popoli

– collocazione geopolitica

e infine, dalle destre che si scoprono cosí attente al diritto di espressione e cosí aperte alle ragioni dell”invasore:

– Patria

– Nazione

https://www.cabaretbisanzio.tk/

Onorato di comparire in questo luogo speciale e grato a Lorenzo Leone.

Una piccola pagina satirica, quindi amara, ma che pare faccia sorridere, come si conviene al genere.

Tante cose messe insieme, una boutade in realtá proprio ispiratami da Lorenzo Leone, che di cose piccole preziose fulminanti è fonte costante.

Io non lo sono, ma l’idea di mettermi nella sua onda mi ha fatto da stimolo pungolo incoraggiamento a osare una strada a me inusuale

Basta che non ricominciate con domande tipo

– ma sei tu davvero?

e tutto ciò che vi somiglia.

Giornata internazionale contro l’omo/lesbo/trans/bi-fobia

Giornata internazionale
contro
l’omo/lesbo/trans/bi-fobia

lo so, questo video è lungo, e non si hanno 13 minuti (!) per seguirlo

E poi è un estratto da un romanzo, che c’entra…

Ecco: che c’entra

C’entra che non a tutti è dato oggettivare in modo creativo un grumo di emozioni che per la maggior parte blocca le vite, soprattutto nel contatto con il mondo cosí com’è, omofobico e violento

Dedicare 13 minuti ad un’espressione creativa su questi temi forse può essere tempo utile:
a fermarsi
ad ascoltare
a mettersi nel punto di vista dell’altro
a considerare che questo sentire non si riassume sotto gli stereotipi
a vedere quanta vita c’è dentro
a considerarne la bellezza

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=5247312485358442&id=100002392274425

Condivido tutti gli argomenti e l’analisi. Condivido anche la previsione. Non condivido l’autocensura, forse perchè io, ignoto scrittorucolo che nessuno conosce, scrivo perchè, e solo perchè, ho qualcosa che devo dire e che devo trovare il modo migliore di dire, e se non lo faccio implodo.
Che poi qualunque scrittore che pubblica, indipendentemente da quanto sia “bravo”, abbia un bisogno quasi fisico di lettori e di uno scambio con loro, è nella dinamica frustrante per definizione del parlare per lo piú a un muro di silenzio, con cui purtroppo si devono fare i conti costantemente. Ma come non riesco a scrivere solo perchè mi viene offerto gentilmente uno spazio, se non ho qualcosa che davvero devo dire, cosí se non scrivo quando qualcosa da dire c’è in me, muoio.

12 aprile 2021, Lucio Caracciolo scriveva


Liquidare la Russia e isolare la Cina

Big Game – Gli Stati Uniti definiscono le priorità del decennio sullo scacchiere internazionale, rafforzando le alleanze nel Pacifico e in Europa per aver ragione delle due altre potenze mondiali

12.04.2021

di Lucio Caracciolo

Gli Stati Uniti hanno deciso di buttare fuori pista la Cina entro questo decennio. La Cina ha giocato la carta russa per impedirlo, stringendo una quasi inedita intesa con la Russia. Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale gli americani si trovano quindi a fronteggiare due grandi potenze, la seconda e la terza del pianeta, in una partita che segue ormai la logica di guerra. Somma zero.

In questo schema triangolare, Washington ha due opzioni per evitare il possibile scontro contemporaneo con entrambe le rivali. La prima, elementare secondo la grammatica della potenza, è di giocare la più debole contro la più forte: Mosca contro Pechino. La seconda, più rischiosa, sta nel liquidare prima la Russia per poi chiudere il match con la Cina ormai isolata. Soffocandola nel suo angolo di mondo dove, senza più il vincolo con i russi, Pechino sarebbe completamente circondata: lungo i mari dalla linea India-Australia-Giappone teleguidata da Washington. Per terra da quasi tutti i vicini, India e Russia in testa.

È questa seconda ipotesi che comincia a circolare a Washington. E che Biden sta illustrando ai soci atlantici ed asiatici, perché certo da sola l’America non ce la può fare. Le risposte finora avute dai possibili o effettivi alleati sono abbastanza promettenti. Su tutti e prima di tutti, ovviamente i cugini britannici. Global Britain vive in simbiosi con gli Stati Uniti. La strategia geopolitica di Boris Johnson, appena licenziata, presenta quindi un profilo smaccatamente antirusso prima ancora che anticinese. Nella linea della tradizionale, atavica russofobia britannica. Ma con quel pepe in più che il Brexit e il conseguente allineamento totale a Washington impongono. Il «brillante secondo» ha risposto sì all’appello del Numero Uno: pronti a far fuori la Russia, con le buone o con le cattive.

Siccome lo scontro antirusso sarebbe tutto giocato in Europa, e più specificamente in quella parte mediana del continente che separa la Germania dalla Russia – sicché nella storia è stata spesso spartita fra i due imperi – il sì di polacchi, baltici e romeni è particolarmente squillante. Dopo aver inflitto nel 2014 una sconfitta storica a Putin, trovato con la guardia bassa in Ucraina e quindi ormai costretto nel ridotto crimeano e nel Donbas – dove le truppe di Mosca sostengono discretamente i ribelli anti-Kiev – i paesi della Nato baltica e russofoba sentono prossima la vittoria. Che per loro, come per gli americani, significa la disintegrazione della Russia. Sulle orme del collasso sovietico del 1991.

La pressione atlantica, diretta dagli americani e sostenuta dai britannici, si concentra su tre quadranti: Baltico, Nero e Caucaso.

Nel Baltico le basi americane e atlantiche sono rafforzate e ancor più lo saranno nel prossimo futuro. Per esempio in Polonia, dove non ci sarà più «Fort Trump» – una base avanzata americana intitolata all’allora presidente della Casa Bianca – ma ci saranno certamente dei «Fort Biden», di nome e/o di fatto. Intanto, per chiarire come stanno le cose, Washington è decisa a interrompere in un modo o nell’altro il progetto di raddoppio del gasdotto Nordstream, ormai quasi completato. Simbolo della cooperazione sotterranea – nel caso, sottomarina – fra Berlino e Mosca che ogni tanto emerge dai suoi percorsi carsici, e che per Washington come per Varsavia è il Male assoluto. La definizione che l’ex ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski diede di quel tubo subacqueo – «gasdotto Molotov-Ribbentrop» – fotografa questo punto di vista. Non per caso Washington ha inviato navi da guerra a pattugliare le acque dove quel vincolo energetico fra Russia e Germania sta finendo di materializzarsi.

Sul fronte del Mar Nero, gli ucraini stanno spostando armi e truppe verso il Donbas, mentre i russi stanno facendo lo stesso in direzione opposta e contraria. La tensione attorno alla Crimea ma anche nell’area di Odessa sta salendo. Per terra e/o per mare potrebbero accadere «incidenti» dagli effetti imprevedibili. Con i romeni pronti a farsi valere, e ad accogliere eventuali contingenti Nato (anche per risolvere la loro questione moldova-transnistriana, un pezzo di Romania che Bucarest considera intimamente proprio, solo provvisoriamente indipendente).

Tra Nero e Caucaso, dopo gli scontri per il Nagorno-Karabakh rischia di riesplodere anche la polveriera georgiana. Qui, fra l’altro, la filiera jihadista resta un fattore non trascurabile. Se necessario, americani e altri occidentali potrebbero eccitarla contro Mosca, sulla falsariga dell’Afghanistan negli anni Ottanta.

E la Russia? Non va troppo per il sottile. In caso fosse alle strette, Mosca sarebbe pronta alla guerra. Perché ne andrebbe della sua stessa sopravvivenza. Nel frattempo, come da antico costume, si preoccupa di allacciare o riallacciare relazioni proficue con Germania, Francia e Italia, i tre principali paesi continentali, che non hanno mai condiviso la passione antirussa degli ex satelliti dell’Urss. I prossimi mesi ci diranno se questa crescente pressione americana, via Nato, sulla Russia, sarà contenuta o se, magari inavvertitamente, produrrà la scintilla di un conflitto dalle imponderabili conseguenze.

Ora io, non Caracciolo:

Non si tratta di dire se si è d’accordo o no.
questa luciditá di analisi non giudica chi abbia ragione o torto, non sposta quindi il nostro giudizio morale da una parte o dall’altra.
Vogliamo stare sotto l’ombrello NATO-USA  o preferiamo quello RUSSIA, eventualmente molto effimero, e in prospettiva molto vicina CINA?
Poi possiamo dire che qui Caracciolo non cita neppure l’EUROPA, ma i suoi singoli stati principali, Italia inclusa, pilateschi e ondivaghi, e di pochissimo conto, finchè l”EUROPA NON ESISTE.
E le scaramucce ideologiche in cui tutto è giudizio moralistico (non morale, sia chiaro) lasciano il tempo che trovano, servono solo per le chiacchiere tra amici, per non annoiarsi, mentre le onde lunghe delle revisioni geopolitiche devastano quá e lá.
Dai, divertiamoci! Affermiamo i nostri principi di sinistra o di destra contro Zelensky e contro la NATO, difendiamo Putin in modo piú o meno mascherato, e riempiamoci l’ego di pace! Poi si dorme meglio!

letture di Waldemar

“il suicidio di … proprio non l’ho capito”
“particolarmente efficace nel delineare le figure femminili, Germana mi ha commosso”
“ma pure lui! no è troppo!”
“una scrittura che mi tira dentro, inquietante”
“il suicidio di … lo capisco perfettamente”
“le parti musicali mi annoiano”
“la copertina è orribile”
“davvero profondo”
“una madre cosí assente per un omosessuale? mi pare poco credibile”
“una scrittura fisica”
“tra tanti problemi, riesci comunque a dare speranza”
“troppo complesso, non riesco a seguire tutto”
“ma insomma, si mette a mangiare come un poveretto! e su!”
“bellissima la copertina!”
“sei misogino”
“parli della musica regalando le emozioni dell’ascolto”
“la madre è dappertutto perchè regala a Saverio la passione per i libri”
“le descrizioni sono evocative”
“una scrittura onirica”
“le donne sono sempre mute e non hanno rilievo”
“una precisione incredibile: pure l’alloro da cucina, che nessuno distingue da quello ornamentale!”
“belli i periodi brevi”
“ma quanto hai studiato nella tua vita?”
“periodi lunghi che rischiano di crollare e poi svoltano come non ti aspetti”
“tutti argomenti che non mi interessano, ma voglio arrivare in fondo per come scrivi”
“forse potevi approndire meglio i personaggi”
“scrittura di qualità, ma non per tutti”
“non puoi non rispecchiarti, vicende universali”
MA È TUTTA AUTOBIOGRAFIA, NO?

rispondo: NO.

Ma pare che Waldemar viva bene in chi lo legge: ognuno ci trova cose diverse.