Narra tu che narro anch’io

Decenni, ormai, in cui scrivere e narrare deve voler dire prioritariamente, se non esclusivamente, elaborare stili consapevolmente retorici e intrecci insoluti e modalità tra il delirio e l’iperrealismo (che vengono a toccarsi) con contenuti completamente relativizzati in un orizzonte sostanzialmente indifferenziato ma centrato sul proprio ombelico.
In questo quadro, possono nascere quelli si chiamano pomposamente romanzi-mondo, narrazioni fantastiche per le quali gli effetti degli acidi sono sogni infantili, crudeltà efferate e storie di sesso “la qualunque”, e soprattutto si afferma il gioco di società che definisce l’appartenenza alla tribú: le citazioni e il loro riconoscimento. Se citi Blade Runner sei in, se citi Goethe sei out. Ma che dico Goethe: anche citare Pirandello è out, o Vittorini, mentre Calvino vince su tutti.
Baricco dice in un’intervista che torna dopo tanti anni a dedicarsi al romanzo per il gesto di scrivere in se’. Una docente di scrittura creativa in crisi davanti alla pagina mentre riflette sul vizio di scrivere che non riesce a togliersi e sulle infinite possibili modalità di scriverne.
Nell’infinita discussione tra autobiografismi, autofiction, memoriale … una letteratura vuota e macabra che gioca imbastendo cene cupe con cadaveri, ma con molta intelligenza e perizia e grandi slanci visionari senza peyote (o con?), e uno spolvero di politically correct per ripulire la coscienza.
Scrittori che scrivano perchè hanno qualcosa da dire e che si impegnino a farlo col massimo della dedizione per riuscirci: pochi, pochissimi.
Poi uno legge Thomas Mann e Schnitzler e Flaubert e Verga …

Miti

Sto lavorando sui miti antichi. I miti greci. Ho preso la scusa di due nuove materie da insegnare relative al teatro musicale, e ho deciso di impostare i corsi per ritornare a quegli archetipi. Perchè?

Perchè bisogna pur farci i conti, a un certo punto.

Chi scrive, deve.

Pensare di dire cose nuove, quando l’essenziale è giá tutto in quei miti, è arroganza.

Spinti comunque a dire, a narrare, da un’esigenza che urge dentro, si apre il coperchio del proprio vaso di Pandora, e si lavora perchè ció che ne esce non sia rovina.

Ma io so bene da sempre che tutto è già detto e scritto.

Il punto non sta nel cercare un’impossibile originalità di sostanza, ma nel riconoscere come gli archetipi originari palpitino e si rinnovino nelle proprie parole, che vogliono esser scritte, pubblicate e lette.

Quanto si riesca a andarci dentro davvero dá la misura del valore del nuovo scrivere.

Quindi, mi riavvicino ai miti che tutto hanno già detto, perchè so che non posso negarmi di dire, e quindi non posso fingere che non ci siano.

Un lavoro infinito per tornare sempre agli inizi.

Un inizio infinito. E sto verificando che davvero dentro c’è tutto. Una vertigine. Arianna e Prometeo con Medea Cassandra Tiresia ed Edipo dai grossi piedi sono fari giganteschi per la cecità e la fatica di procedere.

Il male detto al mondo: Michela Murgia necessaria.

Michela Murgia parla del suo male. Perchè lo fa? Perchè non può non farlo: lei parla in pubblico, scrive, pubblica, perchè ha cose da dire e deve dirle, non potrebbe mai essere solo una persona privata. Cosí fanno le persone come lei. A che pro? Perchè senza le persone come lei tutti passerebbero la vita a camparsela nel proprio privato, tra gioie e dolori, tra soddisfazioni e frustrazioni, senza trovarne i nomi e i simboli, e perdendone il senso. Le parole di Murgia (subito le tifoserie divise sulla differenza con Fallaci, alieno o no…) e di tutte le persone come lei (si, partiamo pure da Fallaci) ci permettono di buttare fuori il male, l’odio che sottilmente ci mangia dentro. Ma, per chi non si risolve in quell’odio primigenio per il male stesso buttato addosso alle sue voci parlanti, le parole vere dette da grandi personalitá che parlano al mondo, come le due Scrittrici sopra citate, danno appunto voce e parole al dolore, allo sgomento, al disincanto, alla ricerca di senso in cui galleggiamo quotidianamente. Murgia e le persone come lei hanno tutte lo stesso nome e la stessa assoluta necessità di esserci per il mondo intero: non si sottraggono a ciò che sanno, e regalano al mondo le parole per dirglielo e per dirselo, pur non traendone che poca empatia e piú risentimento e odio. Chi sa e parla è molesto e odiato, ma necessario. Il mondo, anche se la rifiuta, per capirsi e non essere solo bestiale, ha sempre bisogno di Cassandra.

Primo Maggio 2023

Questa scheda è fatta molto bene, e conoscere è sempre la sola vera strada della civiltà e della buona politica.
Che oggi, proprio oggi, si faccia un CdM per una nuova legge che rafforza il precariato, che abbatte i diritti minimi dei lavoratori, che rafforza il concetto che si lavora per poter appena sopravvivere, è in assoluto conflitto con questa festa dalla tradizione cosí forte e propulsiva.
Ci vorrebbe uno sciopero generale, ma prima bisogna fare un gran lavoro per risvegliare le coscienze, addormentate da decenni di “circenses” televisivi e propaganda con modelli sociali fasulli e volgari.
Le arti e gli artisti dovrebbero rifutarsi di contribuire ai “circenses” e rimettere al centro la loro missione piú nobile: essere specchio simbolico di tutto quel che davvero succede, ai singoli individui e alla società, nei singoli individui e nella società, per permettere un risveglio e una rinascita. Di verità, a tutti i livelli, c’è bisogno!

https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_lavoratori

Waldemar in recital al Florian Espace di Pescara

Non è la prima volta che faccio Waldemar in recital, ma stavolta è stata speciale: un momento teatrale, con una vera scena, e con un compagno d’avventura sensibile e luminoso: Alessio Tessitore.

Sarei davvero felice di ripetere questa versione con lui, in cui i ritmi hanno trovato un equilibrio capace di far respirare le tante emozioni.

Il pubblico ci ha sostenuto con la sua partecipe attenzione.

E ormai mi ha preso di mano…

Dopo la prima improvvisazione in situazione non quotidiana, la seconda, registrata di pomeriggio a casa mia, anche piú lunga.

Oggi una cara amica, pianista e lettrice, mi ha scritto brevemente in chat che ascoltando la seconda le sembrava di leggere di nuovo Waldemar.

Nel pomeriggio, ho registrato la mia terza improvvisazione, e poi, preparandomi a “Waldemar in recital”, ho registrato tre piccole letture.

Eh si… tutto scorre e fluisce, e io sono uno, sempre la medesima persona.