Archivi degli autori: Alessandro Tenaglia
Papi
Per la teologia le categorie di “conservatore” e “riformista” non sono appropriate, se non in relazione agli effetti politici delle sue determinazioni. I vari commenti, anche autorevoli, per cui il Ratzinger conservatore avrebbe aperto la strada del Bergoglio progressista sono fuorvianti. Ratzinger era un teologo profondo e legato ai fondamenti dottrinali cattolici con potenza di pensiero teoretico, Bergoglio è un gesuita legato agli stessi fondamenti ma con specifica capacitá di comunicazione empatica che lo fa sentire piú vicino e caloroso. Entrambi, nei fatti, non hanno fatto cambiamenti reali negli argomenti sensibili di attualità: paritá dei sessi nella Chiesa Cattolica, morale sessuale, trasparenza economica del Vaticano, scandali legati alla pedofilia. Poi, affettivamente, ognuno è libero di affidarsi a chi preferisce, traendone consolazione.
Silone Intervista: nascita
Faccia a faccia con Silone. Lo spettacolo “Silone intervista” ieri sera in scena a Pescina
che strana cosa per me
questi due attori sono tanto entrati nel mio testo che in realtá li sento adesso come amici antichi e veri
lo scambio autentico segue percorsi davvero inaspettati
queste foto sono istantanee (colte con grande sensibilitá dal fotografo) di una nascita reale: quella di una relazione, di un intreccio di relazioni, che adesso non possono che restare e crescere.
io sono uno scrittore-interprete
ritrovarmi scrittore interpretato, e cosí, mi fa scoprire una dimensione nuova delle possibili relazioni della vita
Nuova
Bella
Aperta



























piccole memorie dal volgere del millennio
Nel novembre 1999, dopo lunga attesa come vincitore di concorso per esami e titoli, sono stato chiamato in ruolo per insegnare Musica da Camera, presso il Conservatorio di Campobasso, dove sono rimasto per 6 anni.
Ero davvero felice. Non era solo un lavoro, e un buon lavoro. Era la stessa materia che il mio Maestro insegnava, e insegnarla aveva ed ha un senso di soddisfazione sostenuto da profonda stima e sincero affetto per lui.
Non si è mai spenta in me la voglia di insegnare: i giovani mi piacciono, mi incuriosiscono, mi danno moltissimo, è una gioia ascoltarli e prenderli sul serio.
Chi insegna disegna nell’aria. Cosa mai resterà? avrá fatto un buon disegno, o solo un graffio? avrà fatto male a qualcuno o avrà acceso una piccola lampadina?
Beh, grazie al famigerato facebook oggi ho ricevuto queste parole, da una ex studentessa di quel 1999-2000 e dell’anno seguente a Campobasso, che da poco ho ritrovato appunto sul social network e che ora scrive, suona, recita, pubblica libri d’arte in collabotazione con pittori, fa serate di musica e parole e chissà quanto altro.
Riporto il nostro breve scambio, non aggiungo altri commenti alla mia gratitudine.
Rosanna, sono davvero felice di trovare in te un’artista di orizzonti larghi. Un abbraccio!
Alessandro Tenaglia …e chissà che non dipenda dalla fortuna di aver avuto buoni maestri!🫂❤ Sa, io a lezione la osservavo spesso. La sua capacità di stare nelle cose trasformandole in altre, di metterle in connessione così come ontologicamente è stabilito e come spesso, nei contesti accademici, poco accade: la musica e la musicologia, la musicologia e la letteratura, la letteratura e la lingua, la lingua e la scrittura, pianoforte e fortepiano, repertori scelti per temprare l’estetica degli studenti prima che per ottemperare ai programmi. Io credo, così, a lume di naso, che lei sia stata la prima persona di cui ho ammirato e invidiato la capacità di praticare una costruzione rizomatica del fare e del sapere. È nel mio cuore.❤
Rosanna grazie, mi fai arrossire…
Alessandro Tenaglia È la verità! Ed è bello avere l’occasione per poterglielo dire ..dopo più di vent’anni
mi sa di…

Bellissima serata tra amici.
Verso la sua conclusione, dico qualcosa di particolare sul mio caro amico storico che mi ha portato alla festa.
Un altro amico mi controbatte:
hai detto due cose: sulla prima sono d’accordo, Alessandro è cosí. Sulla seconda… mi sa di speranza.
Ed io rispondo:
ma io sono cristiano: non puoi togliermi la speranza!
Eh si, avevamo tutti mangiato, bevuto molto, riso, cantato, scherzato, parlato… e chi si aspettava che proprio in quel monento la fede mi sorprendesse, e sorprendesse tutti quelli che c’erano?
SILONE INTERVISTA

Scritto nel 2020, debutta ora in scena.
Un dialogo surreale in cui i ruoli dell’intervista si scambiano. Silone parla della sua vita e del suo Libro (come lui chiamava l’insieme della propria opera). Scrittore internazionale suo malgrado, persona enigmatica e profonda, in dialogo con un giovane che sembra la sua antitesi, ma che ne rispecchia la spinta interiore.
Dedicato a Nicola Pietrangeli, l’intervistatore-intervistato, messo in scena per la regia di Mario Massari, che ne interpreta il personaggio di Silone, per il Centro Studi di Pescina diretto da Tiziana Cucolo.
Che fare… di piú?
congiuntivi
[10/1, 20:54] Marco: Inoltre non sono d’accordo su “forse tu pensavi che ero” 😉
[10/1, 20:57] A.T.: forse tu pensavi che ero
mi pare che lo dica Jonathan: nel caso suo e di Elizabeth ho usato una sintassi semplificata
[10/1, 20:58] Marco: Ok, ti perdono! 😂
[10/1, 20:58] A.T.: ma se non era lui a parlare, hai ragione tu!
[10/1, 20:59] Marco: Poi ci guardo, ora inizia una riunione online. Ciao!
[10/1, 22:44] Manuela: Ovviamente avevo immaginato che fosse per questa ragione.
Se non ricordo male Jonathan non è l’unico a evitare i congiuntivi, ma sono tutte persone di paese
[10/1, 22:47] Manuela: Quello che mi ha stupito è però un punto verso la fine, in cui Saverio non usa i congiuntivi parlando con suo padre….
Non mi sembra una situazione simile altre alle precedenti, né di tipo dialettale (che a volte ci sta anche tra persone colte)
[10/1, 22:55] A.T.: Si, Saverio lí conquista una semplicitá che non gli apparterrebbe, parla con un linguaggio quasi infantile, tende alla destrutturazione, perchè è come una regressione, in quel monento in cui per la prima volta parla col padre, pur essendo solo in quel momento diventato davvero adulto
[10/1, 22:55] Marco: Non ci sono ancora arrivato ma mi piace
[10/1, 23:00] A.T.: prende decisioni dopo esser stato sovrastato da una bordata emotiva e dopo essersi nutrito di silenzio. Incontra Jonathan, che per lui è vita senza struttura, solo vita e bellezza. Parla per la prima volta al padre in una modalitá aurorale. La sintassi “colta” avrebbe mantenuto un registro piú consapevole. Lí Saverio c’è e basta, fa, sceglie, si prende cura e responsabilitá in modo innocente, nascente.
[11/1, 07:53] Manuela: Chiarissimo😇
Audiolibro
L’audiolibro di
“La voce di Mignon”
edizione Diastema
è ordinabile direttamente sul sito di
DIASTEMA EDIZIONI
Disponibile anche in versione cartacea e kindle.
Un long-seller che negli anni interessa un pubblico sempre piú ampio di amatori della narrazione non catalogabile in un genere chiuso e dell’indagine sulla musica al di fuori degli schemi.
Un incontro esistenziale con Schubert dalla viva voce narrante dello scrittore.

Il Grande Cocomero
Quando ero ragazzino, tra le medie e le superiori, quando c’era ancora il meraviglioso teatro in TV e ad ogni telegiornale si parlava di attentati terroristici e di trame nere, leggevo le strisce di Linus, e l’epopea del Grande Cocomero. Sognavo di essere in un altro mondo, dove la vita era si grama e nevrotica, ma tutto succedeva tra un monologo di Snoopy, una battuta di baseball mancata di Charlie Brown, una strigliata isterica di Lucy e un’uscita esilarante di Sally Brown, mentre Schroeder suonava Beethoven e se ne fregava del mondo e non aveva bisogno d’altro. E poi il grande mistero del Grande Cocomero, per metterci dentro tutti i dubbi. Ecco, io sognavo di avere Halloween. Ora c’è dappertutto, e per mia fortuna io mi tengo il mio sogno.
Recensione a Waldemar di Valeria Picardi
Christopher Isherwood, se non lo si conosce, sa diventare subito una vera sorpresa. Una figura dai molti talenti, testimone per vocazione di tanti luoghi e non pochi pericoli, cuore sempre attento ai moti d’animo altrui e al loro ricco evolversi.
L’idea di legare Isherwood agli studi di Saverio, del quale seguiamo l’intera vita, è la catena di trasmissione di tutte le forze del romanzo: che ne scolpisce molte, di forze, non solo una. C’è forza nel sopravvivere al lutto da bambini, senza perdere né la tenerezza né la voglia di scoprire la vita; c’è forza nello scommettere su sé stessi, anche quando i modelli prevalenti dirotterebbero il destino ben altrove; c’è forza nello scegliere l’amore, anche prima di sapere se a quel corpo saprà corrispondere il nostro; c’è forza -la più grande- nell’affiancare la morte altrui ed accettare di scoprire, poco alla volta, quale segno ci lascerà.
C’è il coraggio di vivere senza indugiare mai nell’incoscienza, attraversando tutto senza raccontarselo più semplice di come sia: l’incoscienza, quella beata, la puoi solo osservare con occhi amanti, un po’ come Christopher guarda Waldemar.
Ha fatto tanti chilometri con me, questo bellissimo romanzo, e resterà legato alle sensazioni di questo periodo e al suono delle conversazioni col caro amico Alessandro Tenaglia, che lo ha scritto.
È un libro difficile da lasciare; non mi era mai capitato di calibrare la lettura del finale con l’arrivo del treno in stazione, riuscendo a chiuderlo proprio sul suo frenare per farmi scendere.
Ho viaggiato ancora, dopo quella sera, e pur avendolo finito l’ho riportato con me. In onore del senso di dipendenza con cui lui, il libro, ha deciso che lo leggessi; e per la voglia di averlo a tiro, non appena mi occorra chiedergli ancora qualcosa.
Valeria Picardi 💖