
E che sia l’ultima volta…

parole&parole, mai senza musica
scrittore che fa musica, musicista che muove parole


Vacanza finita
parte importante dell’essere in vacanza per me è fare foto
mi fa vedere meglio quello che c’è
mi concentra completamente su quel che vedo
non ho piú pensieri
cerco le linee per dare un asse e i tagli all’immagine per eliminare elementi di disturbo
provo un entusiasmo da adolescente e mi sembra di fare cose belle senza sforzo
da quando ci sono i telefonini non ho mai cercato di avere una vera macchina fotografica
ho migliaia di diapositive di quando esistevano solo le pellicole
dormono
queste che faccio sono totalmente immateriali
e andranno tutte perse
l’impermanenza dello sguardo
Mentre elaboravo “Waldemar” e studiavo Isherwood, ho scritto e pubblicato il libro su Stephen King, quello su Paolo Sorrentino, i lavori (saggio, copioni teatrali, il dialogo “Intervista”) su Silone, e ho fatto la revisione e l’audiolibro del romanzo su Mignon. “Waldemar” per me è realmente il libro dei miei libri. Ci sono dentro tutti. C’è dentro tutto. Per questo (me ne rendo conto solo adesso mentre scrivo queste parole) è cosí importante per me.

5 maggio Udine
12 maggio Udine
16 maggio Udine
17 maggio Milano
18 maggio Morbegno
23 maggio Udine
30 maggio Udine
13 giugno Udine
20 giugno Udine
9 luglio Udine
28 luglio Pescara
1 agosto Crecchio
4 agosto Palena
8 settembre Pescara
22 settembre Guardiagrele
20 ottobre Udine
27 ottobre Colonia
10 novembre Bologna
18 date per 15 programmi diversi. Però!
Via Piana
Piazza S.Andrea
Via Chieti
Via Costabella
Via Ippolito Pindemonte
Via San Marco
Piazza Libertà
Paracelsusstrasse
Via San Pietro
Platenstrasse
Viale D’Annunzio
Via San Paolo
E poi ditemi che sono solo coincidenze
non mi rassegno, non riesco proprio a crescere
sono ad un festival pianistico molto speciale, con interpreti molto speciali che presentano repertori rarissimi e bellissimi
il pubblico, molto educato, poi però tradisce la sua ovvietà, e si sentono giudizi dati solo per far sembrare di essere intenditori, portando argomentazioni fintamente competenti, in realtà basate su un vocabolario di parole tecniche usate in modo incongruo, tanto per darsi un tono
dei pianisti tutti si sentono in diritto di dire qualunque cosa
la bellezza viene cosí sciupata, e le preziosità cadono tra chi non ha i mezzi per percepirle, tantopiú se si conosce qualche formula per sentirsi capaci di giudicare
alla fine, l’incontro tra il concertista e il pubblico, e si può dire in generale tra il performer e il pubblico, è un rapporto di equivoci dettati da ruoli sociali in cui ciascuno cerca una propria affermazione, ma allo stesso tempo è l’unico momento possibile per la possibilità di realizzarsi del miracolo della condivisione di emozioni vere coniugate con la bellezza
condivisione che può avvenire solo tra artisti e individui nel pubblico che abbiano la forza emotiva, che diventa in questo anche etica, di superare gli schemi dei rapporti di potere segnati dall’autoaffermazione contro le proprie frustrazioni personali in un respiro liberato di verità e apertura al bello e all’altro

È morto Alain Delon, e la cosa ha generato subito discussioni, fino a far dire a molti che era un uomo molto discutibile e quindi, per motivi morali, un artista discutibile.
Rovesciamo il discorso: il pubblico.
Le persone del pubblico che vanno ai concerti, a teatro, al cinema, sono persone come tutte le altre: banali. Si infervorano sul momento per gli artisti che li coinvolgono e li commuovono o li esaltano, e con questo si mettono in contatto con le proprie emozioni piú belle e le liberano.
Gli artisti performativi sono i grimaldelli per liberare le emozioni delle persone che vanno a vederli. Quando i grimaldelli sono efficaci e le emozioni del pubblico si esprimono, nascono i bei momenti di spettacolo.
I grimaldelli sono efficaci solo se gli artisti che li rappresentano sono capaci di essere liberi con le proprie emozioni, di liberarle, e di farlo in modalità che abbiano a che fare con la bellezza, che possano essere riassunte nell’esclamazione “che bello!”.
A quel punto non esiste piú la banalità di nessuno: la bellezza messa in campo da artisti liberi nelle proprie emozioni e che sappiano come inventare bellezza libera le parti addormentate e segregate della cassiera, del commercialista, della dentista, dell’avvocato… tutte persone che nella propria vita non possono permettersi di vivere seguendo le proprie emozioni, e hanno bisogno di momenti per liberarle senza doversene vergognare.
Si, perchè le emozioni si liberano anche in modi di cui poi ci si vergogna: il sesso a pagamento, il gioco maniacale, le grandi abbuffate… invece, se si tratta di bellezza, di spettacoli che veicolino bellezza, ci si libera emotivamente con felicità e soddisfazione sociale: in modo socialmente gratificante.
Spesso gli stessi individui banali che godono della bellezza traggono godimento anche in attività oscure. Spesso quegli individui non sono neanche persone banali, ma sono ladri, truffatori, assassini, che poi, nei momenti di confronto con la bellezza, liberano solo le proprie emozioni piú belle, perchè le hanno anche loro.
Allora: un artista che aiuta il pubblico a liberare le sue emozioni piú belle è un artista che compie la sua funzione in modo egregio. Se come uomo o donna ha delle ombre, dei misteri, degli aspetti inconffesabili e additittura orribili, lo si giudica facilmente, perchè lo conoscono tutti, è una persona pubblica, e quindi esposta, per definizione. A giudicarla male, quando ne dá occasione, se ne trae una sensazione di superiorità da parte di chi lo guarda e continua a fare la sua vita banale, gli permette di alzare il ditino, offre occasione per una rivincita, sempre desiderata, di chi è banale (e lo resta) su chi è speciale (e lo resta).
A rigore, l’artista avrebbe tutto il diritto di dire ai tanti individui banali che lo applaudono, e appena possono lo giudicano: non avete il diritto di giudicarmi, non siete privi di ombre e vizi, siete anche criminali peggiori di me, avete il solo vantaggio di fare tutto di nascosto.
Non ne parlava anche Gesú nel Vangelo?

Si può mostrare carattere e avere dita che sanno correre producendo un bel suono. Bene.
Si può decidere, eseguendo un pezzo noto, che basti accentuare le due caratteristiche per poter fare qualcosa di interessante. No: non basta. Irritante.
Si può accettare la sfida di suonare un pezzo grande e difficile che non suona nessuno, e quindi, da una parte, esser liberi dal confronto e dalla necessità di fare qualcosa che “si noti”, e, dall’altra, utilizzare tutte le proprie risorse intellettuali, virtuosistiche, di ricerca creativa per inventare un’interpretazione che non esiste ancora. E vincere la sfida.
Si puó poi, nei bis, liberi, dare spazio a qualcosa di davvero personale e che si ama molto, come una propria composizione. Bisogna aver saputo comporre, prima, ovviamente, ma a questo punto del concerto tutto è stato già fatto, il contratto (con l’organizzazione e col pubblico) è stato onorato, e quindi si può anche pensare di esser da soli con la Musica e col Pianoforte.
La propria intimità con la Musica e col Pianoforte, si direbbe ora casualmente in pubblico, ma in realtà con la ricchezza dell’energia propria dell’essere in pubblico, di avere tanta gente attenta ad ascoltare, e che nutre la creatività dell’interprete, dopo aver suonato bene un programma molto impegnativo.
E arriva il miracolo. Quello che non si raggiunge ogni volta, quello che non è dato a tutti raggiungere.
Perchè bisogna avere davvero qualcosa di prezioso e di importante dentro di se’, altrimenti non succede proprio nulla.
Io ero nel pubblico, che ha percepito il miracolo. Qui, adesso, ne ho cercato le parole per dirlo e perchè ne resti l’eco.
Festival di Husum 2024, recital di Christian Grøevlen.
Battaglia vinta con energia, intendimento, gusto e inventiva riguardo alla sonata di Sinding op. 91: abbiamo un giovane uomo di carattere che suona il pianoforte davvero con gran classe, e che ha qualcosa di serio da dire.


Miracolo avvenuto con un pezzo da una sua opera lirica non ancora pubblicata dal titolo “Edda Gabler”.
Ho ringraziato di cuore il pianista per il dono ricevuto avendo partecipato al suo concerto. Non gli ho detto semplicemente che era bravo. L’ho ringraziato.
Eseguirò di nuovo questo programma specialissimo debuttato a Udine in Conservatorio lo scorso 9 luglio e accolto con tanto calore.
Stavolta, data la destinazione, sarà incorniciato a dovere da due composizioni lisztiane molto speciali, e assolutamente in tema.
È un programma inaspettatamente vario, in cui mi identifico molto, e che replicherò ancora varie volte.




Non dimenticherò mai le mie sensazioni quando ho visto questo film al cinema appena uscito.
Non ho mai voluto rivederlo in tv.
Non si può guardare in tv comodi in poltrona e distratti.
Un’opera in cui autore e protagonista rischiano la vita, e il deus ex machina l’ha già persa, ma dall’oltre-mondo dove si trova tira fuori il monologo piú devastante che attore abbia mai vissuto. Perchè da quando compare Brando, tutto è solo un suo monologo.
Un artista può solo morire nella sua opera. Dopo averla compiuta, non sarà piú lo stesso. Coppola e Sheen sono arrivati alla materializzazione estrema di questo processo, hanno prodotto i loro rispettivi capolavori assoluti, rischiando l’annientamento totale. Brando era già oltre l’annientamento, ed è stato il loro mentore in questo processo, doloroso e terribilmente pericoloso, ma meravigliosamente fruttifero.
Nel mio piccolo, nella mia minuscola esperienza, ho conosciuto questo processo, che per me è stato doloroso e pericoloso, ma fruttife