“Sa Professore, mi stavo commuovendo per quello che lei ha detto spiegando Così fan tutte, e poi Il flauto magico, parlando di Mozart che con la sua musica ci mostra la vita così com’è, e anche la scorsa lezione mi sono commossa, quando spiegava Nozze di Figaro e il finale…”
“Ah guarda, con l’altro gruppo leggevo il libretto di Nozze di Figaro, e arrivati al perdono finale, anche solo leggendo le poche parole del libretto, mi sono venute le lacrime, perchè avevo comunque in mente la musica di Mozart. Ormai sono come una vecchia zitella che piange per nulla…”
“Ma no, Professore, io la capisco, io capisco perchè diventando grandi ci si commuove facilmente: è perchè voi lo sapete com’è la vita, già lo sapete, e quindi capite tutti i dettagli. Noi giovani non capiamo niente perchè siamo impegnati a vivere!”
“Grazie di cuore, I., io amo insegnare per trovare questi momenti di contatto…”
“No Professore, io ringrazio lei!”
E sono uscito per avviarmi a piedi verso la macchina parcheggiata poco lontano, passando per il centro. Mentre mi avvicinavo alla Piazza, ho sentito da lontano una fisarmonica che suonava La vie en rose, come già mi era capitato altre volte. Un musicista di strada si siede su un gradino da molti mesi, e spesso suona questa canzone, e la suona benissimo. Mi ha sempre colpito. Mentre mi avvicinavo, sentivo che suonava tanto bene, con delicatezza, ma anche con un virtuosismo discreto, faceva tanti abbellimenti sottovoce, arpeggi, ribattuti, appena sussurrati, che rendevano la melodia ancora più vibratile. Lo vedo. Un piccolo uomo dignitoso, capelli e barba bianchi, molto abbronzato, vestito semplicemente ma con cura. Continuo a camminare, ma mi sento come fossi a Parigi, e così mi giro e vado a fermarmi davanti a lui, anzi, al suo fianco, dopo aver sfilato una banconota dal mio portafoglio. Mentre lo ascolto, lui china il capo dopo avermi guardato un momento, e va avanti a lungo, ripetendo la melodia con sempre nuove leggere, complesse, poetiche variazioni. Gli occhi mi si riempiono di lacrime che solcano le mie guance. Nel frattempo un giovane sui 30 anni, passando, prende una moneta e la poggia con cura nel contenitore di plastica, badando di non far rumore per non disturbare la musica e l’emozione. Quando finisce, il Musicista mi guarda e mi sorride ringraziandomi. Io mi avvicino, lui si alza.
“Mi ha toccato il cuore”
“Grazie… Mi fa sempre piacere quando qualcuno mi ascolta davvero…” e sorride con un po’ di timidezza.
“Come si chiama”
“La vie en rose…”
“Ma no, la canzone la conosco! Lei, come si chiama lei?”
“Liubo”
“Da dove viene?”
“Dall’Ucraina… E lei come si chiama?”
“Alessandro”, e ci stringiamo la mano.
“Sa, io insegno in conservatorio…”
Lui si mette un po’sulla difensiva
“Ah… E cosa suona?”
“Il pianoforte… ma… (con la voce spezzata) lei mi ha toccato il cuore…”
Lui mi sorride di nuovo, disarmato, grato, fratello. Gli stringo ancora la mano e me ne vado, continuando a piangere. Pensavo di chiamare subito i miei amici, B., J., ma ho avuto pudore. Hanno da fare, non possono perdere tempo con queste fantasie di un tipo strano.
Ho camminato ancora quasi un’ora: non ricordavo più dov’era la mia macchina, appena fuori del centro storico, e i 10 minuti realmente necessari si sono moltiplicati per cinque, per sei.
Si, a diventar vecchi ci si commuove perchè giá si conosce la vita. Conosco La vie en rose, conosco Parigi, sono dentro di me, e quando traboccano lo fanno in lacrime. Conosco la musica e tutte le emozioni che ci nuotano libere e vive, e i loro schizzi vitali si fanno lacrime. E invecchiando a volte non si trova facilmente la direzione per continuare a vivere.
Mi sono quasi scoraggiato, perso nel non trovar la macchina. Ma sapevo giá, anche, che non serviva a nulla, che ero solo patetico, e che dovevo continuare a cercare. Ormai stanco, l’ho trovata. Sono tornato a casa, mi son preparato la cena. Ho chattato con J. parlando di altre cose.
Non ho mai smesso di pensare a Liubo. Se invitarlo domani alla proiezione e poi a cena. Ho paura che si senta a disagio. Ma lui é un musicista che tocca il cuore, un fratello… Chissá, domani forse é ancora lí al suo posto…