The Journey

https://youtu.be/ZC-Keez_rvM?si=0OiJNyyZ4B2x9u_E

Si tratta di una storia partita due anni e mezzo fa, da un riconoscimento tra due sguardi in un’ ombra profonda e insieme in una luce allo specchio, molto oltre le parole subito scambiate; da un avvicinamento naturale e progressivo, da un’amicizia tra due artisti. Cosí, Jorge mi ha dedicato questa sua composizione, che poi é stata prodotta dal Conservatorio di Udine (cui sono francamente grato per l’organizzazione e per il sostegno a partire dal Direttore), eseguita con eccellenti Musicisti nel concerto del 20 ottobre 2024 ad Artegna, fino alla pubblicazione di partitura e parti e al documentario che presenteremo il 10 aprile.
Felice e onorato di tutto questo, per l’amicizia, e per il valore intrinseco dell’opera, un quintetto per pianoforte e archi che dovrá assolutamente entrare nel repertorio di questa formazione classica, nell’arco che raccoglie i quintetti di Schumann, Brahms, Ciaikowskij, Rimsky-Korsakov, Elgar, Schnittke… e ora Jorge A. Bosso.

Introduzione di Jorge A. Bosso:

THE JOURNEY

   “Dieci anni sono passati da quando scrissi, per coro misto a cappella e due violoncelli, una composizione ispirata al carteggio tra i fratelli Van Gogh. BROTHERS. Nel frattempo non sono più tornato a sfogliare quelle pagine finché per caso – e solo per caso – mi sono ritrovato davanti ad alcuni versi della poetessa britannica Christina Rossetti, i quali fanno parte del movimento centrale Chambre à coucher sous une nuit étoilée. La loro naturale spontaneità e schietta immediatezza mi hanno subito sedotto. In una lettera indirizzata al fratello, il giovane Vincent si riferiva al suo poema Up-Hill, senza citarlo esplicitamente,

Recensione uscita il 29/07/2025  importante perché colloca questa produzione nel gi

Mio caro Theo, 

   Anche se ti ho scritto solo di recente, voglio comunque farlo di nuovo, perché so quanto può essere difficile a volte la vita. Tieni la testa alta, vecchio mio, dopo la pioggia arriva il sole, continua a sperare in questo. Pioggia e sole si alternano sulla strada sempre in salita, sì, fino alla fine, e di tanto in tanto ci si riposa anche sul viaggio che dura tutta la giornata, dalla mattina alla sera. Pensa dunque, ora e spesso anche dopo, che anche questo passerà.

   Poco dopo è nato THE JOURNEY, grazie al connubio tra un’amicizia sincera e l’impegno e volontà dell’istituzione. 

   Un viaggio ci plasma, e il tempo emotivo del quale si nutre forgia la nostra capacità di conferire intenzioni ai simboli affidati. Perché ereditiamo simboli e tramandiamo intenzioni. 

   La tentazione di cesellare il silenzio mediante il suono – meravigliosa unione tra ποιεῖν e πράττειν – è simbolo e rappresentazione di dialogo, in solitudine col Divino, alla ricerca di uno stato superiore di esistenza, dall’individuale verso il collettivo. Avrebbe potuto annuire Vincent, negli anni in cui il suo fervore religioso precedette la sua prepotente parola dai mille colori. 

   Infine, attraverso i simboli, il suono conferisce nuova e compiuta determinatezza; trama sottile e stoffa, drappo e portolano d’idee e visioni che sin dai tempi remoti può, quasi miracolosamente, collegarci a un essere  umano, a un’intera cultura che visse in un punto distante, in uno spazio antico. Suono, colore e parola si trasfigurano in strumenti d’unione lungo lo spazio e Tempo.
”

The Journey di Jorge Andrés Bosso prende ispirazione da una poesia omonima
di Christina Rossetti riportata in una lettera del 3 novembre 1876 di Vincent van
Gogh a suo fratello Theo.
I dieci movimenti del quintetto, a loro volta, prendono i rispettivi titoli da altrettanti
versi di questa poesia, tranne il n. 5, quello centrale, che si intitola proprio The
Journey.
Il tema del legame intenso e profondo tra fratelli, come quello dei fratelli van
Gogh, testimoniato nelle loro numerose e variegate lettere piene di riflessioni e
ampi riferimenti immaginativi, riguarda Bosso molto da vicino, tanto da essersi
riversato nella sua opera di artistica in diverse circostanze.
In modo ellittico, anche questo Quintetto è dunque un momento di questa
riflessione.
In margine a questo Viaggio, la felice ricorrenza che riguarda le Lezioni
Americane di Italo Calvino (scritte 40 anni fa, nel 1985, per delle lezioni da tenere
all’Università di Harvard, ma mai tenute a causa dell’improvvisa scomparsa dello
Scrittore) mi porta ad annotarne qui questi rapidi passaggi, che trovo fortemente
connessi a questa composizione.
Sostituire letteratura con musica, scrittore con compositore è fin troppo facile, a
proposito di Jorge Andrés Bosso e della sua opera
La prima impressione che questo Quintetto di Jorge Andrés Bosso mi ha dato è
stata quella di un paesaggio pietroso, netto, definito, forte, e, proprio in quanto
tale, denso, magmatico, oscuro, evaporante. Un magma eruttato con violenza
infuocata, però innocuo come avviene sull’Etna, dove si incanala nella Valle del
Bove che lo argina e contiene fino a raffreddamento, e fino a lasciare un
paesaggio da mondo alieno, come se improvvisamente ci si trovasse su Marte e
non più sul nostro pianeta, mostrandosi in una bellezza sconosciuta capace di
ammutolire chi vi si immerga.
L’argine qui è dato dalla profonda consapevolezza compositiva del pensiero
musicale dell’Autore, che fornisce con naturalezza tutto quanto sia utile e
fruttifero perché l’energia primigenia (un dolore che geme e urla, canta ed
esplode) diventi un fantastico e totalmente realistico fiume lavico risplendente
del suo stesso fuoco nella notte, una corrente irrefrenabile di energia e
un’espansione nel melodiare arcaico e mistico che incantano di bellezza
assoluta.
Ho definito un ossimoro? Si. The Journey.
“Nessuno ti lascerà sulla porta”.
Con un ringraziamento a Jorge infinito quanto la nostra amicizia.
Alessandro Tenaglia

Quando ho iniziato la mia attività, il dovere di rappresentare il nostro tempo era
l’imperativo categorico d’ogni giovane scrittore.

Presto mi sono accorto che tra i fatti della vita che avrebbero
dovuto essere la mia materia prima e l’agilità scattante e tagliente che volevo
animasse la mia scrittura c’era un divario che mi costava sempre più sforzo
superare. Forse stavo scoprendo solo allora la pesantezza, l’inerzia, l’opacità del
mondo: qualità che s’attaccano subito alla scrittura, se non si trova il modo di
sfuggirle.
In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra:
una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei
luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno
potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa.
L’unico eroe capace di tagliare la testa della Medusa è Perseo, che vola coi
sandali alati, Perseo che non rivolge il suo sguardo sul volto della Gorgone ma
solo sulla sua immagine riflessa nello scudo di bronzo.

Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo
si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo
sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine
catturata da uno specchio.

Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla
pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto
parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il
mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri
metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non
devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro…
Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una
leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la
frivolezza come pesante e opaca.
Possiamo dire che due vocazioni opposte si contendono il campo della
letteratura attraverso i secoli: l’una tende a fare del linguaggio un elemento
senza peso, che aleggia sopra le cose come una nube, o meglio un pulviscolo
sottile, o meglio ancora come un campo d’impulsi magnetici; l’altra tende a
comunicare al linguaggio il peso, lo spessore, la concretezza delle cose, dei
corpi,
delle sensazioni.
Il mio lavoro di scrittore è stato teso fin dagli inizi a inseguire il fulmineo
percorso dei circuiti mentali che catturano e collegano punti lontani dello spazio e del tempo
Il lavoro dello scrittore deve tener conto di tempi diversi: il tempo di Mercurio e il
tempo di
Vulcano, un messaggio d’immediatezza ottenuto a forza d’aggiustamenti pazienti
e meticolosi; un’intuizione istantanea che appena formulata assume la
definitività di ciò che non poteva essere altrimenti; ma anche il tempo che scorre
senza altro intento che lasciare che i sentimenti e i pensieri si sedimentino,
maturino, si distacchino da ogni impazienza e da ogni contingenza effimera.
Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità
nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del
linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza,
come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più
generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte
espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con
nuove circostanze.
Non m’interessa qui chiedermi se le origini di quest’epidemia siano da
ricercare nella politica, nell’ideologia, nell’uniformità burocratica,
nell’omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media
cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse
solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l’espandersi della
peste del linguaggio.
Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel
mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni,
rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine. Il mio
disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d’opporre
l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura.
Dove vediamo che la molteplicità delle storie possibili si rovescia nella
molteplicità del vissuto possibile, l’unicità del racconto che inizia diventa
l’unicità delle giornate che ci tocca di vivere, decisa al risveglio, nel distacco
dall’indeterminatezza del sonno.
(Italo Calvino, Lezioni Americane, 1985; pubblicate postume nel 1988)

https://www.cinemaitaliano.info/news/84927/the-journey-documentario-di-una-nascita-musicale.html

THE JOURNEY. DOCUMENTARIO DI UNA NASCITA MUSICALE - Il 10 aprile a Udine

THE JOURNEY. DOCUMENTARIO DI UNA NASCITA
MUSICALE – Il 10 aprile a Udine

Dalla spontanea musicalità dei versi della poetessa britannica Christina Rossetti, dei quali si fa menzione nell’epistolario fra Vincent e Theo Van Gogh, scaturisce, come da un’irrefrenabile fonte ispiratrice, la partitura inedita The Journey, una composizione per Quintetto d’Archi con pianoforte firmata dal noto violoncellista e autore Jorge Andrés Bosso, che già ai fratelli Van Gogh aveva dedicato un brano qualche anno fa, Brothers. Questa volta, però, il compositore non si è “limitato” a suggellare ed eseguire il pezzo, consegnandolo agli appassionati del suo repertorio: ne ha intuito la vitalità rappresentabile anche per immagini, dando così vita al mediometraggio The Journey. Documentario di una nascita musicale, che in anteprima assoluta si presenta al Cinema Visionario giovedì 10 aprile, alle 19 nella Sala Eden. Nella produzione firmata dal Conservatorio Tomadini di Udine – che per il suo centenario 2025 si regala un film, concepito come scrigno prezioso di atmosfere sonore – per la prima volta risuoneranno le note dell’inedito di Jorge Andrés Bosso, da lui interpretate al violoncello in quintetto con il pianista Alessandro Tenaglia dedicatario della composizione, le violiniste Francesca Monego e Hanna Schmidt e con Francesco Lovato alle viola. Un concerto consegnato alle immagini del film attraverso un’esecuzione speciale, quella che ha trovato la sua location nella suggestiva Chiesa di San Martino ad Artegna. Circondati dal respiro delle colline friulane e incorniciati dalla magia post-rinascimentale degli affreschi del pittore friulano di origini bavaresi Gian Paolo Thanner, i musicisti offrono una emozionante trasposizione in musica dei versi di Christina Rossetti, che avevano toccato il cuore del giovane Vincent Van Gogh: Up-Hill, la poesia che aveva colpito Vincent Van Gogh, è una allegoria della vita umana, viaggio complesso in forma di conversazione fra due amici che risalgono una collina. Un viaggio che dura un giorno intero, metafora dell’arco di una vita, con un dialogo fra il primo amico, insicuro e spaventato, e il secondo, rassicurante e paziente, pronto a dare tutte le risposte che servono durante il viaggio. Hanno firmato le riprese e il montaggio video di The Journey. Documentario di una nascita musicale Marco Falanga e Beatrice Demori – Oround media, riprese mix e master audio sono a cura di Luca Zanon. La proiezione è liberamente aperta al pubblico, info e dettagli conservatorio.udine.it

Ideatore e artefice della produzione documentaria è lo stesso violoncellista Jorge Andrés Bosso, solista celebrato a tante latitudini del mondo, già docente di Musica da Camera al Conservatorio Tomadini, al fianco di artisti come Marta Argerich, Enrico Dindo, Mario Brunello, I Solisti di Pavia, e con orchestre come Opéra de Limoges, Teatro La Fenice di Venezia, Amsterdam Sinfonietta, Orquesta Nacional Argentina, Orchestra del Festival Sakharov. «Dieci anni sono passati – spiega il Maestro Bosso – da quando scrissi, per Coro misto a cappella e due violoncelli, una composizione ispirata al carteggio tra i fratelli Van Gogh, Brothers. Pagine che non avevo più sfogliato finché, per caso, mi sono imbattuto nei versi della poetessa britannica Cristina Rossetti. La loro naturale spontaneità e schietta immediatezza mi hanno subito sedotto. In una lettera indirizzata al fratello, il giovane Vincent alludeva proprio a questo poema, Up-Hill, senza citarlo esplicitamente: pioggia e sole si alternano sulla strada sempre in salita, sì, fino alla fine, e di tanto in tanto ci si riposa anche sul viaggio che dura tutta la giornata, dalla mattina alla sera. Così, poco dopo, è nato The Journey: suono, colore e parola si trasfigurano in strumenti d’unione lungo lo spazio e tempo». «Il Conservatorio Tomadini ha accolto con piacere – spiega il Direttore, Beppino Delle Vedove – l’idea di questa produzione musicale d’autore, che si inserisce in una vasta proposta produttiva alla quale ogni giorno danno il loro contributo i laboratori orchestrali di vario tipo, il Dipartimento di Musica da Camera, l’Ensemble di Musica Barocca, la Big Band, e i Concerti degli studenti e docenti di scena nei nostri spazi. Siamo per questo lieti di aver concorso, in forma di proiezione cinematografica, alla prima assoluta della produzione di questo brano, registrato in un set di grande interesse, la Chiesetta di San Martino di Artegna, scelta per la sua pregnanza storica e architettonica quale ambientazione visiva del dispiegarsi della struttura musicale del brano». Aggiunge l’autore, Jorge Andrés Bosso: «sono felice di aver creato, attraverso questa composizione, uno spazio di dialogo e condivisione di pensiero, un frame dove è possibile navigare attraverso i meandri del proprio vissuto. Aver “catturato” qualche passaggio interiore di Vincent Van Gogh, dischiuso dalle parole inviate al fratello, lascia intuire quel suo desiderio “feroce” di vita. E in questa produzione, che come gli altri miei lavori si intreccia profondamente al mio vissuto, anch’io sento di aver abbracciato con “prepotenza” la musica. È nato così un Quintetto speciale, eseguito in un luogo particolarmente adatto a creare musica, la Chiesa di San Martino: dove spero ci sarà modo di coltivare il filo rosso con l’ispirazione e produzione musicale».

Il Maestro Jorge Andrés Bosso ha realizzato la premiere della composizione Bridges come apertura del giubileo di Dimitri Shostakovich, presieduto da Mtislav Rostropovich, presso il Cremlino di Nizhny Novgorod. Nella stessa sede, edizione del Festival Sakharov 2004, esegue in prima assoluta il suo Requiem per coro maschile a cappella e violoncello concertante. Nel 2009, presso il Conservatorio Tchaikovsky, propose un inconsueto lavoro corale, Der Frühling der Minnesänger. Coro misto, la Partita II di Bach per violino solo eseguita da Dora Schwarzberg, e testi antichi s’intrecciarono a pensieri di sacra laicità. L’anno successivo, presso il Progetto Martha Argerich a Lugano, presentò la sua orchestrazione della Sonata op. 18 di Richard Strauss con Dora Schwarzberg e l’Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Alexander Vedernikov. Le sue composizioni comprendono opere da Camera, orchestrali, corali e sinfonico-corali. Ha scelto di dedicare particolare attenzione all’arte della trascrizione. Ha proposto e rivisitato numerose opere del passato sotto un’altra lente. Le Sonate di Debussy per cello/violino e pianoforte, la Sonata Posthume di Ravel, Albumblatt di Wagner sono solo alcuni dei brani trascritti e orchestrati. Dora Schwarzberg, Enrico Dindo e Gavriel Lipkind realizzarono le loro premiere.

Nel Gennaio 2014 Decca rilascia la sua versione per violoncello e archi di Las Cuatro Estaciones di Piazzolla, eseguita da Enrico Dindo e I Solisti di Pavia. Nel 2018 pubblica il suo lavoro Tangos at an Exhibition! insieme al suo ensemble BossoConcept. Nel gennaio 2022 la casa discografica Da Vinci rilascia una sua nuova versione de Las Cuatro Estaciones eseguita da Enrico Fagone e l’Orchestra da Padova e del Veneto diretta da Luis Bacalov. Ha ricevuto commissioni e collaborato con numerosi festival, istituzioni e solisti. Dora Schwarzberg, Enrico Dindo, Mario Brunello, Gavriel Lipkind, Daniel Müller Schott. Progetto Martha Argerich, Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, Orchestra Filarmonica di Nizhny Novgorod, RAI, OSI, Serate Musicali, I Solisti di Pavia, Festival Sakharov, Festival delle Notti Bianche di Karelia, Opéra de Limoges, Orchestra Filarmonica del Libano, Teatro di Opera e Balletto di Krasnojarsk, Teatro La Fenice di Venezia, Amsterdam Sinfonietta, Orquesta Nacional Argentina; nel 2018 gli sono state commissionate due composizioni per coro e ensemble – Der Dichter spricht Schumann/Bosso e Das Buchstabenhaus – dalla Wiener Staatsoper. Nel maggio 2014 ha realizzato la premiere delle sue Tre meditazioni per coro misto e violoncello, al Festival Biblico di Vicenza, durante la prolusione tenuta dal cardinale Gianfranco Ravasi. L’anno successivo ha il privilegio di donare la partitura, pubblicata dalla Casa Musicale Sonzogno, a Papa Francesco.

Come violoncellista ha suonato con musicisti quali Dora Schwarzberg, Ivry Gitlis, Juri Bashmet, Nicholas Angelich, Martha Argerich, Lilya Zilberstein, Katia Buniatishvilli, Stephen Bishop Kovacevic. Alcune di queste collaborazioni sono state pubblicate dalla casa discografica EMI. Nel settembre 2023 gli è stato dedicato un concerto monografico presso la sala sinfonica del Centro Cultural Kirchner a Buenos Aires, dove ha anche eseguito come solista il suo concerto per cello e archi Moshee. Nel 2024 rilascia il suo ultimo CD, Brothers, con la partecipazione di Dora Schwarzberg, Mario Brunello, Enrico Dindo e Giovanni Sollima. In seguito, sarà pubblicato il suo libro Utopie e Orizzonti, un ciclo d’interviste e riflessioni intorno al mondo della cultura e alla perentoria necessità di plasmare una proposta culturale differente, visionaria e lungimirante.

08/04/2025, 13:19

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