Pianisti e pubblico

non mi rassegno, non riesco proprio a crescere

sono ad un festival pianistico molto speciale, con interpreti molto speciali che presentano repertori rarissimi e bellissimi

il pubblico, molto educato, poi però tradisce la sua ovvietà, e si sentono giudizi dati solo per far sembrare di essere intenditori, portando argomentazioni fintamente competenti, in realtà basate su un vocabolario di parole tecniche usate in modo incongruo, tanto per darsi un tono

dei pianisti tutti si sentono in diritto di dire qualunque cosa

la bellezza viene cosí sciupata, e le preziosità cadono tra chi non ha i mezzi per percepirle, tantopiú se si conosce qualche formula per sentirsi capaci di giudicare

alla fine, l’incontro tra il concertista e il pubblico, e si può dire in generale tra il performer e il pubblico, è un rapporto di equivoci dettati da ruoli sociali in cui ciascuno cerca una propria affermazione, ma allo stesso tempo è l’unico momento possibile per la possibilità di realizzarsi del miracolo della condivisione di emozioni vere coniugate con la bellezza

condivisione che può avvenire solo tra artisti e individui nel pubblico che abbiano la forza emotiva, che diventa in questo anche etica, di superare gli schemi dei rapporti di potere segnati dall’autoaffermazione contro le proprie frustrazioni personali in un respiro liberato di verità e apertura al bello e all’altro

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