Artista e pubblico

È morto Alain Delon, e la cosa ha generato subito discussioni, fino a far dire a molti che era un uomo molto discutibile e quindi, per motivi morali, un artista discutibile.

Rovesciamo il discorso: il pubblico.

Le persone del pubblico che vanno ai concerti, a teatro, al cinema, sono persone come tutte le altre: banali. Si infervorano sul momento per gli artisti che li coinvolgono e li commuovono o li esaltano, e con questo si mettono in contatto con le proprie emozioni piú belle e le liberano.

Gli artisti performativi sono i grimaldelli per liberare le emozioni delle persone che vanno a vederli. Quando i grimaldelli sono efficaci e le emozioni del pubblico si esprimono, nascono i bei momenti di spettacolo.

I grimaldelli sono efficaci solo se gli artisti che li rappresentano sono capaci di essere liberi con le proprie emozioni, di liberarle, e di farlo in modalità che abbiano a che fare con la bellezza, che possano essere riassunte nell’esclamazione “che bello!”.

A quel punto non esiste piú la banalità di nessuno: la bellezza messa in campo da artisti liberi nelle proprie emozioni e che sappiano come inventare bellezza libera le parti addormentate e segregate della cassiera, del commercialista, della dentista, dell’avvocato… tutte persone che nella propria vita non possono permettersi di vivere seguendo le proprie emozioni, e hanno bisogno di momenti per liberarle senza doversene vergognare.

Si, perchè le emozioni si liberano anche in modi di cui poi ci si vergogna: il sesso a pagamento, il gioco maniacale, le grandi abbuffate… invece, se si tratta di bellezza, di spettacoli che veicolino bellezza, ci si libera emotivamente con felicità e soddisfazione sociale: in modo socialmente gratificante.

Spesso gli stessi individui banali che godono della bellezza traggono godimento anche in attività oscure. Spesso quegli individui non sono neanche persone banali, ma sono ladri, truffatori, assassini, che poi, nei momenti di confronto con la bellezza, liberano solo le proprie emozioni piú belle, perchè le hanno anche loro.

Allora: un artista che aiuta il pubblico a liberare le sue emozioni piú belle è un artista che compie la sua funzione in modo egregio. Se come uomo o donna ha delle ombre, dei misteri, degli aspetti inconffesabili e additittura orribili, lo si giudica facilmente, perchè lo conoscono tutti, è una persona pubblica, e quindi esposta, per definizione. A giudicarla male, quando ne dá occasione, se ne trae una sensazione di superiorità da parte di chi lo guarda e continua a fare  la sua vita banale, gli permette di alzare il ditino, offre occasione per una rivincita, sempre desiderata, di chi è banale (e lo resta) su chi è speciale (e lo resta).

A rigore, l’artista avrebbe tutto il diritto di dire ai tanti individui banali che lo applaudono, e appena possono lo giudicano: non avete il diritto di giudicarmi, non siete privi di ombre e vizi, siete anche criminali peggiori di me, avete il solo vantaggio di fare tutto di nascosto.

Non ne parlava anche Gesú nel Vangelo?

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