Chi sono?

Mi guardo allo specchio e penso: ma come mai avrei potuto immaginare di diventare cosí?

No, non si tratta di autocommiserazione.

Quel che vedo mi piace.

Sono abbronzato, un’aureola di pelo virile bianco orna le mie spalle su fino alla nuca, spalle abbastanza piene, non ossute, che migliorerò in palestra, e i tatuaggi sul mio torace villoso argentato e le mie braccia impiumate sono belli, eleganti, unici. Le lunghe basette bianche e i baffi compensano la pappagorgia, che alla fine non mi sta male.

Gli occhi e lo sguardo mi fanno sempre piú impressione: la somiglianza con quelli di mia madre invecchiata, le stesse borse agli occhi, e allo stesso tempo con l’espressione di mio fratello, anche se loro non si somigliano, ecco, queste identità diverse sul mio viso si incrociano e si mischiano.

Come mi ritrovo a guardarmi le mani in certi gesti, a considerare come muovo le gambe a volte, perchè ci ritrovo mia sorella, e da una parte sono felice, dall’altra ogni volta mi sorprende, in quell’istante, il dolore che lei non ci sia piú.

Mi disse arrabbiata “non avrei fatto nulla di tutto quel che hai scelto tu nella tua vita”, e subito dopo, calmandosi, “ma è evidente che neanche tu avresti fatto nulla di quel che ho scelto di fare io nella mia”. Lei e la sua logica.

Mi guardo, e mai avrei potuto immaginare che quel bambino che ero potesse diventare quest’uomo anziano cosí. Neanche il ragazzo, il giovane, il maturo che ero. E questo sono.

Dicono che fisicamente io assomigli a mio padre.  Forse guardandomi posso vedere lui, come sarebbe invecchiato. Se gli fosse stato dato. Lui che non ho mai visto, se non in sogno.

Mi sorprendo di me, ma mi riconosco.

I segni di forza e sensualità, come le ferite e i dolori, e la verità di chi davvero sono, sono in quel che vedo.

Chi sono davvero?

Sono un artista non riconosciuto. Non abbastanza.

Sono un uomo che ama il sesso, e non se ne stanca.

Sono un animale che lotta per star bene e continuare a piacersi, che vuol dire vivere.

Sono una persona che infine fa quel che aveva sempre voluto fare, i dettagli contano poco.

Sono un uomo che ama, ed è anche riamato, ma la solitudine resta intatta.

Sono un ragazzo eterno che si innamora degli amici, per cui le amicizie sono relazioni rare e forti, di qualità non cosí diversa dagli amori che si chiamano amori, solo con la sublimazione del sesso in altre dimensioni, siano arte o gran mangiate non ne cambia il valore. Ma lo specifico di queste relazioni sta nelle parole e negli sguardi, e negli slanci, e nel rispetto. E nei silenzi.

Sono un uomo fedele che non ama una sola persona. Contraddizione che il mondo non puó capire. Ritrovo questo stesso tratto in tanti, ma io lo so che sono cosí, loro invece perlopiú lo negano, e io non insisto troppo, forte della mia conoscenza.

Sono il ragazzo perenne che si sente tradito a non ricevere quel che lui stesso dá: chissà se mai crescerò, chissà… intanto, questa è una malinconia costante.

Il lutto pare esser scivolato via, finalmente. Finalmente.

Mi guardo allo specchio e mi piaccio, esattamente in quel che vedo, e in quel che ci vedo. E penso ancora al futuro, guardandomi, in modo molto fisico: l’abbronzatura va mantenuta, il pelo bianco vi risalta, e le spalle e il torace vanno riempiti. Le basette e i baffi forse resteranno.

A tutto continueró a lavorare. Come potrò. Gli occhi che vedrò allo specchio, poi, mi diranno come staranno le cose.

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