Un istante

In evitabile (perchè, si sa, l’originale è irraggiungibile per ogni ambizione di imitazione) camaleontismo col mio amico Lorenzo, mi vien da prender questa noterella: gli è che quando per letture accumulate e variegate esperienze siderali, oltre che esistenziali, si diventi esigenti nell’accostarsi a qualsivoglia ulteriore lettura, e si diventi in parallelo consapevoli produttori irrefrenabili di pagine dense e rarefatte insieme, per cui non si può financo immaginare non la comprensione, la quale, si sa, è impossibile per chiunque, ma neppure la timida simpatia di chi non abbia un minimo decoroso curriculum personale da lettore avveduto; a questa condizione dunque raggiunta, gli è, dicevo, che si scriva per un ipotetico nessuno che stavolta non ci accechi l’unico occhio di noi Polifemi solitari e abbrutiti, ma che ci spalanchi i suoi, e nei suoi occhi sfaccettati faccia brillare il nostro nella molteplicità di un riflesso prismatico che finalmente, nello scambio finalmente accaduto, ma che si reputava insperato, avvenga la liberazione di un flusso che premeva per librarsi e finalmente riesce a volare libero. Per un istante.

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