Il 28 settembre si elegge il nuovo Direttore nel mio attuale Conservatorio e anche in quello precedente.
Due situazioni completamente diverse.
La democrazia istituzionale è la stessa.
Il fine secondo me dovrebbe sempre essere di eleggere il miglior candidato
– per poter guidare l’Istituto nelle relazioni col Ministero, che in questa fase di mutamenti profondi e riforme da portare a compimento sono fondamentali, e bisogna poter interloquire con competenza e credibilità, oltre che con reciproca fiducia istituzionale
– per poter garantire una gestione formale ed economica che sia corretta e che possa tenere al riparo da ispezioni, indagini, inchieste e dalle eventuali risultanze negative e sanzionatorie, veri traumi per l’Istituzione
– per poter armonizzare le istanze, le esigenze, le proposte del corpo docente, nei suoi singoli componenti e nei vari Dipartimenti, con delle linee guida che siano chiare, condivise, lungimiranti, sensibili, efficaci, per fare davvero tutti insieme un lavoro da Istituzione di Alta Cultura valorizzando tutto ciò che va valorizzato
– per poter garantire una didattica ben gestita, ben organizzata, sensibile, lungimirante, tarata davvero sulla qualità, senza mai dimenticare il Diritto allo Studio, a partire dalla giusta tempistica perchè le lezioni del nuovo anno accademico possano partire davvero dal 2 novembre senza intoppi di sorta
– per valorizzare gli studenti offrendo loro possibilità di fare esperienze di concerto le piú varie e articolate possibili, rifuggendo dalle situazioni-vetrina che bloccano tutto per un po’ (con effetti sempre da “fermate il mondo, voglio scendere!”) e di fatto sfruttano gli studenti piú che dare loro vere opportunità formative (parlateci un po’ cogli studenti… ne sentirete delle belle!)
E ora vi chiederete: ma ciò che riguarda la didattica e gli studenti lo metti alla fine?
Si.
Perchè non sono populista, e sono convinto, dopo ormai 24 anni nei Conservatori preceduti da 11 anni nelle Scuole Medie, che essere ben fondati in quelle cose noiose da cui sono partito sia il punto di appoggio sostanziale perchè i singoli Docenti possano stare sereni in classe a fare lezione ai loro Studenti pensando solo che stanno facendo il lavoro piú bello del mondo e possano serenamente essere creativi come sanno essere per formare ottimi nuovi professionisti e per fare cose bellissime.
Sono estremamente scettico, evidentemente, verso discorsi passatisti (i Conservatori di una volta…), verso la retorica della bellezza ad ogni terza frase (produciamola da professionisti rigorosi, invece, non da venditori di fumo), verso atteggiamenti difensivi ed elusivi nei riguardi delle regole e delle norme contrattuali per poter fare i propri comodi individuali e far pesare il personale potere di concessione o di veto, e soprattutto verso gli atteggiamenti che cavalcano l’emotività e l’orgoglio in varie maniere (“siamo artisti!”, “difendiamo la nostra identità!”, “resistiamo agli attacchi burocratici”, “abbiamo la nostra storia, che ne sanno loro!”, “restiamo liberi!”).
Voto, in democrazia, e, dove voto, voto in assoluta serenita.
Sono anche ancora affezionato al mio Conservatorio precedente, che spero sappia scegliere, dopo le traumatiche dimissioni estive del Direttore e tutto quel che vi è connesso. La democrazia indica anche il valore del corpo elettorale.