Miti

Sto lavorando sui miti antichi. I miti greci. Ho preso la scusa di due nuove materie da insegnare relative al teatro musicale, e ho deciso di impostare i corsi per ritornare a quegli archetipi. Perchè?

Perchè bisogna pur farci i conti, a un certo punto.

Chi scrive, deve.

Pensare di dire cose nuove, quando l’essenziale è giá tutto in quei miti, è arroganza.

Spinti comunque a dire, a narrare, da un’esigenza che urge dentro, si apre il coperchio del proprio vaso di Pandora, e si lavora perchè ció che ne esce non sia rovina.

Ma io so bene da sempre che tutto è già detto e scritto.

Il punto non sta nel cercare un’impossibile originalità di sostanza, ma nel riconoscere come gli archetipi originari palpitino e si rinnovino nelle proprie parole, che vogliono esser scritte, pubblicate e lette.

Quanto si riesca a andarci dentro davvero dá la misura del valore del nuovo scrivere.

Quindi, mi riavvicino ai miti che tutto hanno già detto, perchè so che non posso negarmi di dire, e quindi non posso fingere che non ci siano.

Un lavoro infinito per tornare sempre agli inizi.

Un inizio infinito. E sto verificando che davvero dentro c’è tutto. Una vertigine. Arianna e Prometeo con Medea Cassandra Tiresia ed Edipo dai grossi piedi sono fari giganteschi per la cecità e la fatica di procedere.

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