Cronache da Moria – il giorno dopo

Ho voluto Peter Ciaccio per questo primo appuntamento di Taten&Traume a dialogare con lo psichiatra Alessandro Barberio. Perchè? potevo essere io stesso l’intervistatore dialogante. Invece ho chiesto a Peter di esserlo, e ne sono felice. Peter Ciaccio è un Pastore, la sua identitá è chiara e definita, ma non basta questo a definire lui, che è persona intera capace di interrogare i fatti e di farsene interrogare senza rifugiarsi in etichette di comodo. Un uomo di fede, una persona libera, che davvero ascolta, sa essere maieuta, sa entrare in relazione.
La testimonianza professionale e umana di Alessandro Barberio, intensa e forte, a sua volta quella di un uomo intero e libero, aveva bisogno di un interlocutore come Peter Ciaccio. Il pubblico presente ha seguito con totale attenzione, perchè, nell’assoluta semplicità dei toni e dei modi, Alessandro e Peter hanno offerto un dialogo dal peso specifico elevatissimo.

Peter Ciaccio ha scritto stamattina:
Ieri sera ho partecipato a questa importante conferenza che, a partire dall’esperienza dello psichiatra Alessandro Barberio, che ha operato per un anno e mezzo nel campo profughi di Moria (Lesbo, Grecia) nella squadra di Médecins Sans Frontières / MSF, ha messo in luce le conseguenze e i rischi delle attuali politiche (anti)migratorie europee, dal punto di vista particolare della salute mentale e (se posso) spirituale, non solo di chi sta “dentro” il campo, ma anche di noi che siamo “fuori”, illudendoci così di esserne immuni.
Le storie di cui ha parlato il dottor Barberio sono forti, a volte troppo forti, eppure si trattava solamente di flash, di assaggi, di quel poco che la mente riesce elaborare con difficoltà.

In “I sommersi e i salvati” Primo Levi scriveva «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». Pur ritenendo che le parole pronunciate da chi è stato costretto all’esperienza di Auschwitz siano di gran lunga superiori ai balbettii di chi, come me, “vive sicuro nella sua tiepida casa e trova tornando a sera il cibo caldo e visi amici”, resto convinto che, sì, conoscere sia necessario, ma che comprendere non sia impossibile, ma doveroso. Lo dobbiamo a chi facciamo direttamente o indirettamente soffrire, lo dobbiamo a noi stessi, per la nostra stessa dignità.

Il dibattito di ieri sera da Knulp Bar, prima iniziativa di Taten & Träume / momenti culturali condivisi, fa parte di questo tentativo difficile ma doveroso di capire. Forse, una volta capito, troveremo anche il modo di agire nel modo giusto, in un mondo dove anche la dignità appare come un privilegio e non come un diritto.

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