la conversazione … nella prospettiva del 17 maggio, giornata contro l’omofobia

Che bella cosa: saper conversare davvero.

Mi é capitato, per mia fortuna, e non poche volte. Resta poi l’esigenza di conversare cosí, e questo puó diventare un problema, perché non si puó fare con tutti. Il discrimine non sta in quanti libri si siano letti nella propria vita, o quali scuole e universitá si siano frequentate, ma nella capacitá di cercare la sostanza, nella disponibilitá a porsi sinceramente, nell’apertura a ció che l’interlocutore porta per noi di nuovo e sconosciuto, nel non mettersi sullo scranno del docente che impartisce la sua lezione.

Chi sa conversare appartiene a una specifica aristocrazia assolutamente paritaria: chi per un motivo o per l’altro si sente superiore non puó appartenervi. Per farne parte, occorrono doti fuori dell’ordinario, e quindi notabili, dunque nobili per merito.

Aggiungo una specificazione: domani, 17 maggio, ricorre la giornata contro l’omofobia.

E cosa c’entra con questo nobile tema della conversazione?

Una modalitá profondamente violenta anche se molto mascherata in cui si nasconde una radicata e radicale omofobia sta in quel modo di conversare che spesso gli uomini etero hanno con gli uomini omosessuali: l’apparente accoglienza fraterna, ma l’irrefrenabile necessitá di spiegare come vanno le cose, di mostrare di saperne di piú, di fare apprezzamenti che farebbe un maestro con l’alunno delle elementari. La totale incapacitá di accogliere l’altro come un pari, che puó anche avere una sua idea di come vanno le cose, che a volte su qualche argomento potrebbe saperne di piú, che dell’apprezzamento paternalistico fuori luogo giustamente si infastidisce.

L’uomo etero che sta bene con se stesso non fa mai cosí. Ne conosco, per mia fortuna, e sono cari amici, con cui  conversare ottimamente.

L’uomo etero che ha dei dubbi, peró, fa cosí per rassicurarsi, e per dimostrare a se stesso di essere migliore e soprattutto di non essere come quello stupido frocio.

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